FAITH HUNTER.
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SKINWALKER.
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Parte 1.
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Titolo originale: Skinwalker. 2009.
Traduzione di: Silvia Demi.
2013. Fanucci Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Cosa sei? domand, con lo stupore nella voce. Quando non risposi, sussurr: Il tuo sangue sa di quercia e di cedro e di vento invernale. Sa di selvaggio, com'era prima il mondo. Vieni a  letto con me. Respir sulla mia mano. Stanotte.
Lo osservavo, sapendo che stava usando la sua voce vampiresca con me, ma non me ne importava molto. Non in quel momento. Mi baci il palmo della mano, con i capelli ancora impigliati tra le mie dita, le labbra fredde, ma morbide. Piant gli occhi nei miei, con uno sguardo vellutato ma potente, come una cella dorata. Vieni a letto con me.
No mormorai. Non succeder. Con lentezza, mi prese il polso nella mano gelata e mi stacc dai suoi capelli, piegandomi il braccio sul corpo, dove premette la mano fredda di morto contro il mio calore di viva. I suoi occhi cercarono i miei. Dimmi che genere di essere soprannaturale sei domand. Non sei un licantropo, mi pare. Sei qualcosa che non avevo mai assaggiato.
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L'Autrice.
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Faith Hunter  un'acclamata scrittrice di romanzi urban fantasy, che fanno capo alle serie Jane Yellowrock e Mage Rogue. Sotto lo pseudonimo di Gwen Hunter, scrive anche storie fantasy e thriller. Ha all'attivo venti romanzi pubblicati in 28 Paesi.
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1.
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Viaggio leggera.
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Con il motore della moto che ronzava, percorsi Dacantur Street addentrandomi con calma nel quartiere francese. Dalla schiena mi pendeva il fucile, un Benelli M4 Super 90, caricato a mano con dardi d'argento antivampiro. Alla cintura, nascoste sotto la giacca di pelle, portavo un assortimento di croci dello stesso materiale e paletti legati alle cosce coperte dai jeans. Le bisacce sulla moto erano piene dei miei miseri bagagli: gli abiti da una parte, gli attrezzi del mestiere dall'altra. Essendo un'ammazzavampiri prezzolata, viaggio leggera.
Per il colloquio, per, avrei dovuto nascondere gli attrezzi con cui davo la caccia ai vampiri. La mia ospite avrebbe potuto offendersi, il che non era una bella cosa visto che aveva in mano il mio prossimo assegno e possedeva lei stessa un bel paio di canini.
Un ragazzo, un bel tipo fermo su una soglia, gir la testa per seguirmi mentre avanzavo in moto. Come me indossava gli stivali di cuoio, una giacca e i jeans, per i suoi capelli scuri erano corti mentre i miei arrivavano fino ai fianchi, quando non li toglievo di mezzo legandoli stretti sulla testa per combattere. L vicino c'era una Kawasaki appoggiata al cavalletto. Non mi piaceva il suo interesse, ma non stuzzicava i miei istinti predatori o territoriali.
Percorsi la St Louis e poi la Dauphine, insinuandomi tra commessi dall'aspetto nervoso che tornavano a casa e alcuni festaioli usciti presto per divertirsi. Individuai l'indirizzo nella luce evanescente. Katie's Ladies era il bordello pi vecchio ancora attivo nel quartiere, in funzione dal 1845, anche se con ubicazioni diverse, a seconda di uragani, maree, costo degli affitt e compiacenza delle autorit locali e dei loro agenti. Parcheggiai, misi il cavalletto e srotolai le gambe dalla moto. In una discarica di Charlotte, nella Carolina del Nord, avevo trovato due moto con la carrozzeria arrugginita e le gomme consumate. Erano messe male, ma Jacob - un meccanico quasi in pensione, che restaura le Harley come un sacerdote zen e che vive lungo il fiume Catawba - si  preso i miei soldi e ne ha sistemata una usando i pezzi dell'altra, ordinando quello che gli mancava su internet. Gli sono occorsi sei mesi.
Nel frattempo ho cacciato per lui, fornendo a sua moglie e ai suoi quattro figli cervi, conigli e tacchini - qualsiasi cosa riuscissi a prendere, menomata com'ero -, ho fatto provviste in citt con i soldi che avevo accumulato e rimesso in forma il mio corpo malandato. Non potevo fare di pi durante i mesi che mi ci sono voluti per curarmi. Perfino a una persona che, come me, guarisce rapidamente e ha un metabolismo variabile occorre molto tempo per riprendersi dopo essere stata quasi decapitata.
Ora mi ero ripresa al cento percento, e avevo bisogno di lavorare. La migliore offerta era stata quella di uccidere un vampiro solitario che terrorizzava la citt di New Orleans. Aveva ucciso tre turisti e dissanguato una squadra di poliziotti, Stando alle voci, il sangue da solo non l'aveva soddisfatto, aveva mangiato anche gli organi interni. Tutto questo suggeriva che l'emarginato fosse vecchio, potente e letale, una sanguisuga completamente fuori di testa. Quelli svitati erano sempre i peggiori.
Solo una settimana prima Katherine 'Katie' Fonteneau, la proprietaria e omonima del Katie's Ladies, mi aveva mandato un'email. Secondo il mio sito web, avevo eliminato con successo un'intera famiglia di succhiasangue sulle montagne vicino Asheville. Ed era vero. Niente bugie, quantomeno non sfacciate, sul sito web n nei servizi per i media. La verit  che ero quasi morta, ma avevo portato a termine l'incarico, mi ero fatta una reputazione e poi mi ero concessa qualche mese libero per investire i miei guadagni legittimamente ottenuti. O per curarmi, ma un'interpretazione diversa a volte  essenziale. Una lunga vacanza suonava meglio della verit.
Levai il casco e il fermaglio che mi reggeva i capelli, tirando fuori le trecce dal colletto della giacca e lasciando che mi ricadessero intorno, con le perline che tintinnavano. Presi alcuni attrezzi del mestiere - un paletto di legno di frassino con la punta d'argento, una piccola pistola e una croce - e li infilai nelle trecce, risistemandole perch cadessero uniformemente senza sporgenze n rigonfiamenti. Inoltre respirai a fondo, cercando di rilassarmi, per assicurarmi di superare illesa l'imminente colloquio. Ero nervosa, ed essere nervosi davanti a una sanguisuga  semplicemente da stupidi.
Il sole stava calando ed emanava un bagliore rosso all'orizzonte, colorando di fucsia gli edifici antichi, le saracinesche chiuse e i balconi in ferro battuto. Era bello in un modo puramente umano. Liberai i sensi e lasciai che la mia Bestia assaporasse il mondo. Gli odori le piacevano e desiderava andare a caccia. Pi tardi, le promisi. Quando sono irritati, i predatori di solito ringhiano. Presto, con artigli mentali fece presa sulla mia anima. Era spiacevole, ma le bucature mi mantenevano allerta, e ne avevo bisogno per il colloquio. Non avevo mai incontrato un vampiro civilizzato, di certo non c'ero entrata in affari. Per quanto ne sapevo, sanguisughe e mutaforma non si erano mai incontrati. Stavo per testare questo presupposto. La situazione avrebbe potuto farsi interessante.
Misi gli occhiali da sole nel colletto, con le lenti rivolte all'esterno. Lanciai un'occhiata alla catena magica che fermava le bisacce e, soddisfatta, mi diressi verso la stretta porta rossa e suonai il campanello. Il calvo che apr era decisamente umano, ma abbastanza grosso da essere qualcos'altro: un lottatore professionista, un culturista pieno di steroidi o un troll. Tutti insieme, forse. Il pensiero mi fece sorridere. Bloccava la porta, pronto con le braccia libere. C' qualcosa che la diverte? domand, con una voce che sembrava lo zoccolo di un cavallo che raspava su una pietra.
No, davvero. Dica a Katie che Jane Yellowrock  qui.  sempre meglio fare la dura al primo incontro. Non era rilevante che mi tremassero le ginocchia.
Biglietto da visita? chiese Troll. Un uomo di poche parole. Mi piaceva gi. Il mio nuovo migliore amico. Con due dita guantate, aprii la cerniera della giacca di pelle, tirai fuori da una tasca interna un biglietto da visita e glielo porsi. C'era scritto: jane yellowrock, con i paletti andremo lontano. UCCIDERE i vampiri  un lavoro cruento. Avevo scoperto che un po' d'umorismo era molto utile per rendere il tutto pi sopportabile.
Troll prese il biglietto e mi chiuse la porta in faccia. Forse avrei dovuto insegnare al mio nuovo amico le buone maniere. Ma questo valeva per quasi tutti gli uomini che conoscevo.
Sentii una moto a due isolati di distanza. Non era una Harley. Forse una Kawasaki, come quella da strada rosso acceso che avevo visto in precedenza. Non fui sorpresa quando apparve e vidi che si trattava del tipo di Dacantur Street. Parcheggi la moto accanto alla mia, la spense e rimase seduto, con gli occhi nascosti dietro le lenti da sole. Aveva uno stecchino da denti in bocca, che fece un movimento brusco quando si tolse il casco e gli occhiali.
Tipo era di bell'aspetto. Un po' pi alto del mio metro e ottanta, aveva la pelle olivastra, i capelli e le sopracciglia neri. La giacca e i jeans neri. Gli stivali neri. Lievemente esagerato con tutto quel nero, ma a lui stava bene, con le gambe muscolose avvolte intorno alla moto rossa.
Niente argento in vista. N fucile, ma un rigonfiamento sospetto sotto il braccio destro. Quindi era mancino. Qualcosa brill dietro il suo colletto. L'impugnatura di un coltello, in un fodero assicurato sulle spalle. Forse non una lama sola. Aveva gli stivali fregiati (da cowboy, come i miei, non anfibi da Harley), per i suoi erano dei Frye e i miei dei Lucchese, di pelle di struzzo. Respirai gli odori, dilatando le narici. I suoi stivali sapevano di letame di cavallo, fresco. Era un ragazzo del posto quindi, oppure era stato in citt abbastanza a lungo da trovare una cavalcatura. Avvertii l'odore di fieno e di sudore del cavallo, una netta combinazione di effluvi. E di sigaro. Fu per il sigaro che mi piacque. L'odore di acciaio, lubrificante per armi e argento mi fece innamorare. Be', quasi. La mia Bestia pensava che fosse piuttosto carino, e forse anche abbastanza duro da meritarci. Eppure aveva addosso una debole scia, nascosta sotto gli odori superficiali, che mi mise in guardia.
Il silenzio era durato pi del previsto. Dato che era stato lui a fermarsi, mi limitai a fissarlo ed era chiaro che il nostro silenzio lo infastidiva, ma non infastidiva me. Lasciai che un mezzo sorriso m'increspasse le labbra. Lui me lo restitu e scese con disinvoltura dalla moto. Sentii dei passi dietro di me, in casa di Katie. Mi spostai in modo da poter vedere sia Tipo che il vano della porta. Non potevo farlo in modo discreto, ma sollevai una spalla per mostrare che non nutrivo risentimenti. Mi stavo solo comportando da persona intelligente. Perfino con un ragazzo carino.
Troll apr la porta e pieg la testa di lato. Lo presi come l'invito che era ed entrai. Ha dei gusti interessanti in fatto di amici afferm Troll, mentre la porta si chiudeva davanti a Tipo.
Non lo conosco. Dove vuole che metta le armi? Era sempre meglio offrirle che farsele togliere. I giochi di potere funzionano sempre.
Troll apr un armadio. Slacciai la fondina del fucile e la misi dentro, poi mi tolsi le croci d'argento dalla cintura, dalle cosce e da sotto la giacca fino a formare un bel mucchietto. Tredici croci; troppe, ma distraevano le persone dalle armi che tenevo di riserva. Poi fu la volta dei paletti di legno e d'argento. Tredici di ciascun materiale. E della fiala d'acqua benedetta sempre d'argento. Una. Se ne avessi portate tredici, mi sarei inzuppata tutta.
Appesi la giacca di pelle alla gruccia e infilai gli occhiali nella tasca interna insieme al cellulare. Chiusi l'armadio e mi misi in posizione perch Troll mi perquisisse. Brontol come se fosse sorpreso, ma compiaciuto, e fece un lavoro accurato. Bisogna dargli credito che non sembr divertirsi troppo: us solo il dorso delle mani, non le dita, e non indugi n accarezz dove non doveva. Il suo respiro non acceler, il suo battito cardiaco rimase regolare; cose che riesco a percepire se c' abbastanza silenzio. Dopo aver tastato scrupolosamente la punta dei miei stivali, afferm: Da questa parte.
Lo seguii lungo uno stretto corridoio che curv bruscamente due volte verso il retro della casa. Passammo sopra a vecchi tappeti persiani, davanti a dipinti a olio e acquerello di alcuni artisti famosi e altri non troppo. Il corridoio era illuminato da candelabri di Lalique con i vetri colorati. Sembravano veri, non riproduzioni, ma forse si pu contraffare la parvenza di antichit; non lo so. Le pareti erano dipinte di un tenue color burro che, insieme ai candelabri, illuminava bene i quadri. Una combinazione di classe per un bordello. Avendo frequentato la scuola di un istituto religioso, ero sia sconvolta che affascinata.
Quando Troll si ferm davanti alla porta rossa in fondo al corridoio, inciampai in un tappeto. Lui mi resse con una mano e io lo respinsi con poco contatto fisico. Riuscii a sembrare imbarazzata; lui scosse la testa. Buss. Mi tenni forte e tastai la croce che gli era sfuggita. E la piccola due colpi a canna corta. Avevo nascosto entrambe sulla nuca, coperte dalle trecce, che gli uomini non perquisiscono mai e poi mai, diversamente dai miei stivali, dove devono sempre infilare le dita. Troll apr la porta e si fece da parte. Entrai.
La stanza era spartana ma costosa, e ogni mobile sembrava spagnolo. Di uno spagnolo antico. Tipo dei tempi della regina Isabella e di Cristoforo Colombo. La dorma in piedi accanto alla scrivania, che indossava un vestito turchese e delle morbide scarpe da sera, sarebbe potuta passare per una ventenne fintanto che non la si guardava negli occhi. A quel punto poteva passare per la sorella maggiore della suddetta regina. Occhi vecchi, vecchissimi. Pacifici mentre mi si avvicinava e finch non colse il mio odore.
In un solo istante si colorarono di rosso, le sue pupille divennero enormi e nere e, con uno scatto, le spuntarono i canini. Balz. La schivai mentre tiravo fuori dai capelli la croce e la pistola e, raggiungendo la parete opposta, puntavo le armi. La croce era per la vampira, la pistola per Troll. Lei mi ringhi, con i canini completamente scoperti. Aveva gli artigli bianchi come ossa e lunghi cinque centimetri. Troll aveva tirato fuori una pistola. Una pistola grossa. Gli uomini e le loro gare a chi ce l'ha pi lungo. Merda. Perch non possono limitarsi a lasciare che sia io l'unica con la pistola?
Predatore sibil lei. Nel mio territorio. Feromoni di rabbia vampiresca riempirono l'aria, amari come l'assenzio.
Non sono umana dichiarai, con voce ferma.  questo l'odore che senti. Non potevo fare niente per il mio cuore che aveva accelerato i battiti, anche se sapevo che questo l'avrebbe irritata ancora di pi; sono un animale. I fattori biologici entrano sempre in funzione. A tanto era valso cercare di non essere nervosa. La croce che avevo in mano brill di una fredda luce bianca e Katie, sempre che questo fosse il suo vero nome, abbass la testa e si copr gli occhi. Non attacc, quindi stava pensando. Bene.
Katie? domand Troll.
Non sono umana ripetei. Mi dispiacerebbe davvero molto sparare al tuo qui presente Troll, che sanguinerebbe tutto sui tappeti, ma lo far.
Troll? domand Katie. Il suo corpo si blocc con quella fissit disumana che possiedono i vampiri quando pensano, si riposano o qualsiasi cosa facciano quando non cacciano, mangiano o uccidono. Abbass le spalle e ritir i canini nel palato con un improvviso scoppio di buonumore. Le sanguisughe non possono contemporaneamente ridere e fare i vampiri. Sono due parti distinte, una ancora umana e una di cacciatore rabbioso. Be', questa probabilmente era un'offesa, ma in fondo Katie era il primo cosiddetto vampiro civilizzato che avessi mai incontrato. Tutti gli altri con cui avevo avuto contatti personali erano assassini malati, deviati e poi morti. Una volta per tutte.
Dietro la .45 che mi puntava addosso, Troll ridusse gli occhi a due fessure. Immaginai che non gradisse essere paragonato al cattivo delle fiabe. Ero pi brava a combattere, ma trattare sembrava pi saggio. Digli d'indietreggiare. Lasciami parlare. Insistetti. Altrimenti ti faccio fuori e lui non avr nemmeno il tempo di scattare. A meno che non si fosse accorto che, quand'ero inciampata, avevo bloccato la sicura della sua pistola, perch allora avrei dovuto sparargli. Non contavo sul fatto che la mia .22 lo fermasse, a meno che non gli sparassi in un occhio. Colpendolo al petto non l'avrei nemmeno rallentato. In effetti, probabilmente mi sarei limitata a farlo infuriare.
Quando nessuno dei due attacc, dissi: Non sono qui per impalarti. Sono Jane Yellowrock, sono venuta per un colloquio di lavoro, per eliminare un vampiro solitario che il tuo Consiglio ha emarginato. Ma siccome non ho l'odore di un essere umano, ho preso delle precauzioni. Una croce, un paletto e una due colpi a canna corta. La parola 'paletto' non le sfugg. E nemmeno a lui. Aveva mancato tre armi. Niente tredicesima per Troll.
Cosa sei? domand Katie.
Dimmi dove dormi di giorno e ti dir cosa sono. Altrimenti, possiamo passare agli affari. Oppure posso andarmene.
La posizione di un covo - dove dorme un vampiro -  un'informazione per gli amanti, gli amici pi cari o la famiglia. Katie sogghign. Era una delle risate suadenti che pu fare la sua specie, bassa ed erotica, come sesso al telefono. La mia Bestia fece le fusa. Quel suono le piaceva.
Ti stai offrendo di essere il mio giocattolo per un po', intrigante femmina non umana? Quando non risposi, scivol pi vicino, nonostante la croce che brillavate disse: Sei interessante. Alta, slanciata, giovane. Si pieg e inspir il mio odore. Anzi, non tanto giovane. Cosa sei? insistette, con la voce carica di charme. I suoi occhi erano tornati del colore naturale, una specie di nocciola grigiastro, ma il rossore del sangue continuava a deturpare le sue guance, perci capii che era ancora pronta per un'aggressivit che sarebbe sfociata nella mia morte.
Riservata mormor, la sua voce assunse il tono che usano per affascinare, una vibrazione profonda che sembra accarezzare ogni ghiandola. Che profumo invitante. Probabilmente gustoso. Forse il tuo sangue varrebbe lo scambio. Verresti a letto con me se te lo proponessi?
No risposi, senza inflessioni nella voce. Nessun interesse, nessuna repulsione, n risentimento, niente. Niente che potesse irritare il vampiro o il suo servitore.
Peccato. Metti gi la pistola, Tom. Porta qualcosa da bere alla nostra ospite.
Non aspettai che Tommy Troll abbassasse l'arma; misi gi la mia. La Bestia non era contenta, ma cap. Ero l'intrusa nel territorio di Katie. Non potevo mostrarmi sottomessa, ma educata s. Tom abbass la pistola e si rilass, la infil nella fondina mentre si avvicinava a un bancone ben fornito.
Tom? dissi. Togli la sicura. Si ferm a met di un passo. L'ho messa quando ti sono caduta addosso nel corridoio.
Non  possibile replic.
Sono veloce.  per questo che la tua datrice di lavoro mi ha invitato a fare un colloquio.
Ispezion la sua .45 e annu al suo capo. Perch qualcuno vada in giro con una .45 nella fondina senza aver messo la sicura esula dalla mia comprensione. Puzza di stupidit o sommessa disperazione, e Katie aveva vissuto troppo a lungo per essere stupida. Immaginavo che l'emarginato l'avesse resa davvero apprensiva. Riposi la croce dentro una piccola tasca rivestita di una lamina di piombo nella cintura di pelle che sorreggeva i miei jeans, e accanto feci scivolare la pistola, legandola. C'era la sicura, ma su una pistola cos piccola era facile farla saltare sfiorandola accidentalmente con il braccio.
 l che nascondi le armi? domand Katie. Quando mi limitai a guardarla, si strinse nelle spalle come se la mia risposta non fosse importante e dichiar: Impressionante. Sei impressionante.
Katie era una di quelle donne con i capelli biondo cenere, lunghi e lisci, talmente spessi che, quando si muoveva, sussurravano, ricadendo sulla seta turchese che aderiva al suo corpo come una seconda pelle. Era alta poco pi di un metro e mezzo, ma l'altezza non era indice di potere nella sua specie. Poteva muoversi veloce quanto me e uccidere in un batter d'occhio. Le sue unghie erano curate e corte quando non era in modalit assassina, aveva la pelle chiara e aveva truccato gli. occhi in un esotico stile egiziano. Eyeliner nero con sopra una specie di brillantini. Un tipo di look che non avrei mai avuto il coraggio di provare. Preferivo affrontare un grizzly che cercare di acquisire uno stile.
Cosa desidera, signorina Yellowrock? mi chiese Tom.
Va bene una coca. Non dietetica.
Apr una coca e ne vers il contenuto sopra del ghiaccio talmente freddo che, colpito dal liquido, scricchiol e si spacc; mise uno spicchio di lime sul bordo e mi pass il bicchiere. Alla sua datrice di lavoro diede un lungo flte con della roba lattiginosa, che odorava fortemente di alcol. Be', almeno non era sangue con ghiaccio. Bleah.
Grazie per essere venuta da tanto lontano dichiar Katie, sedendosi su una sedia e indicandone un'altra per me. Entrambe erano messe in modo da dare le spalle alla porta, cosa che non mi piaceva, ma mi sedetti mentre lei proseguiva. Non ci siamo mai presentate per bene, e internet separ le sillabe come se fosse un termine strano non sostituisce le presentazioni formali. Sono Katherine Fonteneau. Mi porse la punta delle dita e io le tenni un attimo fra le mie prima di lasciarle andare.
Jane Yellowrock dissi, e mi parve un po' ridondante. Lei prese un sorso, io presi un sorso. Immaginai che come cerimoniale potesse bastare. Ho ottenuto il lavoro? domandai.
Con un gesto, Katie respinse la mia impertinenza. Mi piace conoscere le persone con cui entro in affari. Dimmi di te.
Caspita. Il sole era tramontato. Dovevo fare un giro in citt, imparare a conoscerne gli odori ed entrare in confidenza con il posto. Dovevo sbrigare delle commissioni, affittare un appartamento, trovare delle rocce, comprare la carne. Sei stata sul mio sito, senz'altro avrai letto la mia biografia. E scritto tutto nero su bianco. Be', in realt con una grafica eccessivamente colorata.
Katie inarc garbatamente le sopracciglia. La tua biografia non sa di niente e non  esaustiva. Per esempio, non c' menzione del fatto che sei apparsa dalla foresta all'et di dodici anni, una ragazza selvaggia allevata dai lupi, senza nemmeno i rudimenti del comportamento umano. Che sei stata messa in un istituto, dove hai passato i successivi sei anni. E che sei di nuovo scomparsa per riapparire due anni fa, quando hai cominciato a uccidere quelli come me.
Mi si drizzarono i peli, ma li costrinsi a stare gi. Ero stata tormentata da una stanza piena di adolescenti ancora prima di cominciare a parlare. Dopodich, niente era stato troppo doloroso. Feci un largo sorriso e misi una gamba sopra il bracciolo della sedia. Cosa che prese Katie, la vampira dall'offensiva elegante, alla sprovvista. Non sono stata allevata dai lupi. Almeno non penso. Ad ogni modo, non sento l'istinto di ululare alla luna. Non ricordo i miei primi dodici anni di vita, quindi non posso darti risposte in merito, ma credo di essere una cherokee. Come spiegazione, mi toccai i capelli neri, poi il viso con la pelle dorata e il naso appuntito dei nativi d'America. Dopodich sono cresciuta in un istituto religioso tra le montagne della Carolina del Sud. A diciotto anni me ne sono andata, ho viaggiato per un po', poi ho fatto due anni di tirocinio in una ditta di sorveglianza. Quindi mi sono messa in proprio dandomi alla caccia ai vampiri.
Che mi dici di te? Hai intenzione di condividere tutti i tuoi segreti pi oscuri, Katie del Katie's Ladies? Nota al mondo come Katherine Fonteneau, altrimenti detta Katherine Louisa Dupre, Katherine Pearl Duplantis, e Katherine Vuillemont, insieme ad altri nomi che ho scoperto. Hai rinnovato l'autorizzazione per la vendita di alcolici a febbraio, sei iscritta al Partito repubblicano, voti religiosamente - scusa il termine -, fai parte a tutti gli effetti del Consiglio dei vampiri del posto, hai numerosi conti all'estero sotto vari nomi, un mezzo interesse in due hotel di qui, in almeno tre ristoranti e in svariati bar, e denaro a sufficienza per comprare e rivendere l'intera citt se volessi.
Vedo che abbiamo fatto entrambe le nostre ricerche.
Avevo la sensazione che Katie mi trovasse divertente. Doveva essere duro vivere secoli e trovarsi in un mondo moderno dove tutti sanno cosa sei e sono o invaghiti di te o spaventati a morte. Io non ero nessuna delle due cose, il che le piaceva, se interpretavo bene il suo sorrisetto. Dunque, il lavoro  mio? chiesi di nuovo.
Katie mi studi per un attimo, come se valutasse le mie risposte e il mio atteggiamento. S rispose. Ti ho preparato una piccola casa, secondo i requisiti del tuo sito internet.
Mio malgrado, inarcai le sopracciglia. Doveva essere stata abbastanza sicura d'ingaggiarmi, allora.
Si trova dietro questa propriet. Indic vagamente il retro della stanza. Il piccolo giardino a forma di L  recintato con dei mattoni, e due giorni fa ho fatto portare le pietre di cui hai bisogno.
Va bene. Ero impressionata. Sul mio sito c'era scritto che necessitavo di una stretta vicinanza a dei massi o a un giardino roccioso, e che non avrei accettato un lavoro senza un tale posto. E quella donna - una vampira - si era assicurata che niente m'impedisse di accettare il lavoro. Mi chiesi cos'avrebbe fatto se avessi detto di no.
A un'occhiata di Katie, Tr... Tom continu la narrazione. il giardiniere ha avuto un attacco isterico, ma ha trovato il modo di portare i massi in giardino con una gru, poi li ha armonizzati con il paesaggio. Si  lamentato, ma poi l'ha fatto.
Vorresti dirmi perch ti servono dei cumuli di pietra? mi domand Katie.
Per la meditazione. Quando parve sbalordita, aggiunsi: Uso le pietre per meditare. Mi aiuta a prepararmi per la caccia. Sapevo che non aveva idea di cosa stessi parlando. Come scusa sembrava piuttosto zoppicante perfino a me che l'avevo inventata. Dovevo lavorarci su.
Katie si alz e io feci altrettanto, mettendo da parte la mia coca. Katie aveva finito la sua libagione dal pessimo odore. Il suo fiato sapeva vagamente di liquirizia. Tom ti dar il contratto e un pacco con delle informazioni: il resoconto delle prove sull'emarginato raccolte dalla polizia e dai nostri investigatori. Stanotte puoi riposarti o concederti qualsiasi attivit ti attragga.
Domani, una volta che avrai inviato il contratto firmato, sei invitata a unirti alle mie ragazze prima di cominciare il lavoro. Parteciperanno a una festa privata e la cena sar servita alle sette di sera. Io non sar presente, in modo che possano parlare liberamente. Tramite loro puoi ottenere informazioni importanti. Era strano che su due piedi mi chiedesse d'interrogare le sue dipendenti, ma non reagii. Forse una di loro sapeva qualcosa sull'emarginato. E forse Katie ne era al corrente. Dopo cena, potrai iniziare le tue indagini.
L'offerta di un bonus da parte del Consiglio  ancora valida. Un extra del venti percento se ci liberi dell'emarginato entro dieci giorni, senza che i media si accorgano troppo di noi. Disse l'ultima parola con un'inflessione da cui capii che 'noi' non eravamo Katie e io. Intendeva i vampiri. L'attenzione dei media umani  stata... difficile da gestire. E l'alimentazione dell'emarginato ha irrigidito i rapporti all'interno del Consiglio dei vampiri.  importante dichiar.
Annuii. Certo. Tutto quello che vuoi. Voglio essere pagata quindi miro a compiacerti. Ma non lo dissi.
Katie mi porse un raccoglitore che misi sotto il braccio. Le foto della scena del ramine che hai richiesto fatte dalla polizia. Tre campioni di stoffa insanguinata presi dal collo delle vittime pi recenti, strofinati con cura per raccogliere la saliva disse.
Saliva di vampiro, pensai. Piena di odore di vampiro. Buona per seguirne le tracce.
Su un biglietto c' il mio contatto con la polizia di New Orleans. Si aspetta che la chiami. Fai sapere a Tom se hai bisogno di qualcos'altro. In un evidente segno di congedo, Katie pos su di me gli occhi freddi. Aveva gi rivolto la mente ad altre cose. Tipo la cena? S. Le sue guance si erano fatte di nuovo pallide e improvvisamente sembrava svuotata dalla fame. I suoi occhi scivolarono sul mio collo. Era tempo di andare.

2
D'accordo, ero paranoica
Dove hai nascosto le armi? domand Troll, in tono colloquiale.
Mentre m'infilavo la giacca, sorrisi, senza ignorare la canna della .45 che mi premeva contro il collo, ma non reagii. Sei umano. Sei sicuro di voler rischiare standomi cos vicino?
Avvertii che esitava e mi girai di scatto. Poggiai la testa al lato della pistola. Alzando il pugno destro, gli bloccai il braccio contro il corpo. Girando la mano, lo presi per il polso e lo sollevai. E con la mano sinistra gli sbattei con violenza contro la spalla, costringendolo a terra. Ci volle forse mezzo secondo. Nella profondit delle ossa, sentii la Bestia sputare. Era divertente.
Non male disse, con un tono ancora composto. Sapevo di essere stata irretita, che avrebbe voluto sapere se fosse riuscito a battermi. Quale disciplina?
Mi stava chiedendo quale forma di arte marziale avessi studiato. Ci pensai un attimo. Quella sporca risposi. Ridacchi. Premetti giusto un po' sulla scapola. Metti gi la pistola.
Pos sul pavimento la .45, una Smith&Wesson ben tenuta, e la spinse via. Poteva ancora arrivarci, ma non prima che gli facessi molto male. Tolsi il mio peso dalla sua spalla e gli lasciai andare il polso, feci un passo indietro e bilanciai il piede pronta per la sua mossa successiva. Ma non la fece. Si alz e mise i pollici nella cintura, un segno di pace pi sicuro delle palme rivolte all'ins. Con i pollici dentro i passanti non si pu colpire velocemente, mentre l'universale gesto della pace  un modo facile per disarmare mentalmente un oppositore e poi ucciderlo quando abbassa la guardia.
C' una cintura nera di hapkido, secondo dan, che esercita dopo l'orario di chiusura sul retro di una gioielleria sulla St Louis. Se vuoi, chiamo per presentarti.
Sarebbe carino. Aspettai, mi rilassai il minimo perch lo notasse, ma non abbastanza da essere colpita alla sprovvista.
C' qualcos'altro che posso fare per te? mi domand amichevolmente.
Certo. Dove potrei comprare una bella bistecca da cuocere sulla griglia? Intendevo: dove posso trovare una bella bistecca cruda?, ma l'avevo espresso in un modo socialmente pi accettabile.
Il posto migliore  dove ho fatto rifornimento per il tuo frigorifero. Quindici chili di filetto.
Questa volta controllai la mia reazione. L'amore che provavo per le proteine animali non era riportato sul mio sito. Da nessuna parte.
Ti ho lasciato le indicazioni per il macellaio e un mercato di prodotti freschi sul bancone della cucina. Il macellaio consegna a domicilio, afferm frutti di mare, carne di manzo, qualsiasi tipo di uccello, alligatore, a queste parole la Bestia si rianim gamberi d'acqua dolce, verdure, e chi pi ne ha pi ne metta.
Gamberi d'acqua dolce? Lasciai che il mio volto fosse attraversato da un sorrisetto, di sicuro ero stata irretita di nuovo.
Gamberi di fiume. Secondo me il massimo  cuocerli al vapore nella birra. Ti ho lasciato anche l'indirizzo dei ristoranti.
Lo apprezzo molto.
Sospir e appoggi il peso su un fianco. Trattenni un sorriso. Non hai intenzione di dirmi dove hai nascosto le armi, vero? domand.
No, ma prometto di non spezzarti il ginocchio se riporti il peso su entrambi i piedi.
Rise, la risata allegra di un uomo soddisfatto, e ridistribu il peso uniformemente. Continuava a essere pericoloso, ma non in modo subdolo. Non male, Jane Yellowrock.
Nemmeno tu, Tom.
Puoi chiamarmi Troll. In un certo senso, mi piace.
Annuii. Suona pericoloso. Cattivo.
Non io. Sono un micino.
Lanciai un'occhiata all'armadio e poi di nuovo a lui con un'espressione interrogativa.
Scusa disse e fece tre passi indietro.
Senza togliergli gli occhi di dosso, infilai una mano dentro l'armadio e raccolsi le mie armi a piccoli gruppi, inserendole nelle giuste bretelle e fondine, tutte tranne un paletto, che appoggiai nell'angolo pi buio. Tenni in mano il fucile. Dovevo lavorare un po' per rimettermi la fondina sulle spalle e non avevo intenzione di correre rischi con Tommy Troll. All'idea, feci un largo sorriso  Tom pens che fosse per lui. In un certo senso era cos. Grazie per la serata interessante dissi.
Benvenuta a New Orleans. Ci vediamo domani sera. Sul tavolo di fianco a s prese una grossa busta da lettere e me la porse. Sentii che all'interno c'erano diverse cose: intuii che fossero una pila di banconote, carte piegate tre volte (molto probabilmente il contratto), pagine distese e un paio di chiavi. Grazie dissi. Annuii e aprii la porta stretta, uscendo nella notte.
Rimasi con la schiena rivolta al Katie's, ricordandomi di respirare, riducendo la paura che avevo controllato, soggiogato, strangolato fino a quel momento. Sorrisi. Ce l'avevo fatta. Avevo affrontato una sanguisuga civilizzata, ero sopravvissuta per raccontarlo, ed ero riuscita a venire via con dei contanti e con un lavoro. La Bestia trov il mio sollievo divertente. Quando riuscii a camminare senza che mi tremassero le ginocchia, infilai il raccoglitore di Katie nella busta e andai verso la moto.
La notte non era scura, non nella citt del jazz. Il bagliore dei lampioni e delle insegne al neon formava disegni strani e gettava ombre sbieche sul paesaggio urbano; effetto dell'umidit nell'aria proveniente dal Mississippi e dal lago Pontchartrain. New Orleans era racchiusa da masse d'acqua, che le conferivano il cattivo odore per cui era famosa e un'aria talmente umida che a volte pioveva anche quando il cielo era azzurro. Perci sentii l'odore di Tipo prima di vederlo. Per sapevo dov'era. Sopravento, rilassato. L'odore di lubrificante per armi e munizioni non era pi forte di prima.
Era seduto su un muretto di mattoni davanti alla vetrina di un negozio, con un balcone sopra la testa e il vecchio edificio alle spalle. Teneva una gamba tirata su e l'altra penzoloni, aveva la parte sinistra del corpo nell'ombra. Poteva tenervi nascosta un'arma. D'accordo ero paranoica, ma avevo appena avuto la meglio con una vampira nel suo territorio e poi avevo fatto amicizia con la sua guardia del corpo. Le mie ghiandole stavano ancora pompando adrenalina e all'improvviso il cuore prese a battermi forte.
Mantenendo Tipo di lato, girai attorno alla moto e assicurai il fucile sopra la giacca, facendolo scivolare nella speciale custodia creata da un cuoiaio sulle montagne vicino Asheville. Controllai le bisacce e vidi le macchie di dita sulla cromatura tirata a lucido. Guanti. Niente impronte. Ma scommetto che toccare la mia catena aveva fatto un male cane. Fingendo di dare un'occhiata pi da vicino, mi piegai ad annusare. L'odore del sigaro di Tipo era debole, ma presente. Sollevai la testa e gli feci un largo sorriso. Lui tocc l'orlo di un immaginario cappello da cowboy, con un debole sorriso sul volto.
Mi misi a cavalcioni della sella. Lui si tolse gli occhiali e vidi che aveva gli occhi scuri, quasi neri, segno di una stirpe mista europea e amerindia. Fa ancora male? gli chiesi, lasciando che la mia voce venisse trasportata dall'aria umida.
Pizzica un po' ammise con disinvoltura. Dopotutto, se non avesse voluto farmi capire che era stato lui, non sarebbe rimasto nei paraggi. Catena magica?
Annuii.
Costosa. Hai ottenuto il lavoro? Quando inarcai educatamente le sopracciglia, si spieg: Con Katie. In giro si dice che il Consiglio abbia chiamato una persona di talento da fuori citt per catturare l'emarginato.
Ho avuto il lavoro. Per non mi piaceva il fatto che in citt sapessero tutti perch mi trovavo l. I vampiri violenti erano dei bravi cacciatori. I migliori. La Bestia ringhi in disaccordo, ma la ignorai.
Tipo annu e sospir. Speravo ti piantasse in asso. Volevo io il lavoro.
Mi strinsi nelle spalle. Cosa potevo dire? Accesi la moto con la pedalina. I gas di scarico e il ruggito ammansirono di nuovo la Bestia. L'odore non le piaceva, anche se approvava il mio modo di viaggiare. Per lei le moto erano decisamente fiche. Partii, tenendo d'occhio Tipo nello specchietto retrovisore. Non si mosse mai.
Dopo pochi minuti, spensi la Harley e rimasi seduta a cavalcioni sul sellino di pelle troppo caldo a guardare la stretta casa francese a due piani di mattoni vecchi. Rispetto al Katie's Ladies era dalla parte opposta dell'isolato e vi confinava sul retro. La porta d'ingresso aveva al centro una finestra ovale di vetro colorato, ed era protetta da una veranda a due piani larga un metro e con una ringhiera in ferro battuto recentemente verniciata di nero. Una porta simile si apriva sul balcone al piano di sopra, e nessuna delle due sembrava particolarmente sicura. Sul lato destro c'era uno stretto viottolo, chiuso da un cancello decorato in ferro battuto alto due metri. Una gran quantit di ferro battuto; la met delle punte era sormontata da gigli, il resto da quelli che potevano essere dei paletti. Sottile ironia vampiresca. Prima di arrivare l, durante la fase preliminare di ricerca per quel lavoro, avevo imparato che il giglio era il simbolo ufficiale della citt di New Orleans, e che in Francia era diffuso da secoli, fin da quando molti vampiri erano emigrati durante le epurazioni prenapoleoniche della Rivoluzione francese. Brandelli di nozioni apparentemente inutili spesso facevano la differenza tra il successo e il fallimento.
La casa e il cancello dovevano essere in coppia, e avere trecento anni. Provai la pi grande e vecchia di due chiavi, lunga dieci centimetri e con un cuore a un'estremit. La serratura scatt e strinsi il chiavistello, due barre da spingere per aprire il cancello. Si apr senza alcun cigolio. Con gli stivali sull'acciottolato, spinsi dentro la Harley e chiusi il cancello dietro di me. Il chiavistello scatt e lo richiusi a chiave prima di far passare la moto dal viottolo a due carreggiate. La casa sembrava la vetrina di un negozio, o una pensione. Stando agli odori, doveva avere avuto pi funzioni nel corso della storia.
Un guidatore attento avrebbe potuto infilarci un'auto - piccola -, ma il viottolo era chiaramente concepito per persone a piedi, o forse a cavallo. C'erano piante d'ogni tipo: alcune con gli steli lunghi e le foglie di varie combinazioni di colori e grandi come orecchie d'elefante. C'erano rose rampicanti, gelsomini e altre che non riconobbi, ma io avevo una conoscenza limitata della botanica. Parecchie piante erano in fiore e avevano un odore delizioso. Colsi una traccia di erba gattaia. La Bestia ulul profondamente. Non sempre ero sicura di cosa significasse, ma era una reazione che usava sia per scoperte positive che negative. In quel caso, forse era un segno di riconoscimento.
La casa era stretta sulla strada, per era lunga, con una balconata di legno a due piani che copriva un portico che dava sullo stretto viottolo laterale e sul giardino sul retro. Sul portico si vedevano sedie e tavoli. Altre grate e balaustre in ferro battuto evitavano alla gente di cadere. Il pavimento del porticato al pianterreno era d'ardesia, con altro ferro. Le finestre, alte e chiuse da persiane, erano cinque per piano e le porte, una per piano con le scale vicino al retro che permettevano la comunicazione, erano quattro, tutte fragili. Non sembrava una casa molto sicura.
Avrei potuto controllare l'interno della casa pi tardi. Prima il giardino sul retro. Spinsi la Harley fin l. In fondo al viottolo, il giardino occupava uno spazio largo dieci metri per dodici, ed era adorabile. Era circondato da mura di mattoni decorative eppure funzionali alte quasi cinque metri, e fiancheggiate da piante di tutte le variet. In un angolo era in funzione una grossa fontana, con l'acqua che sgorgava da un enorme tulipano di marmo con in cima la miniatura di una donna nuda. La scultura era riccamente decorata, un capolavoro, e notai che la statua assomigliava a Katie. I piccoli canini erano decisamente una prova. Mi chiesi quante case possedesse in quell'isolato. Forse tutte. Si poteva fare una notevole pianificazione immobiliare avendo vissuto per pi di duecento anni. Forse trecento. Forse di pi.
Sopra i rumori della citt e perfino con il ruggito della Harley ancora nelle orecchie, riuscivo a sentire il piccolo motore che azionava la pompa. A parte quello, e il suono di un uccello notturno che non conoscevo, il giardino era silenzioso.
Dalla parte opposta della fontana, cosparsi da una dozzina di piante in fiore, c'erano i tre massi grossi e una mezza dozzina pi piccoli portati dalla gru di cui aveva parlato Troll. Katie aveva ragione. Il giardiniere aveva fatto un buon lavoro; i massi sembravano essere l da sempre.
Misi il cavalletto e m'incamminai per il giardino, in cerca di fili elettrici, graffi sul mattone, segni di un lavoro che non fosse quello del giardiniere. Li individuai alla svelta, un graffio vicino all'angolo posteriore sinistro, troppo alto per essere dovuto a una vanga, e una linea elettrica ben nascosta che correva dalla luce di sicurezza al muro di mattoni.
Slacciai il fucile e lo appoggiai da una parte. Poi fu la volta della giacca e, sedendomi su una panca opportunamente piazzata, mi tolsi gli stivali. Raccolsi tre ciottoli staccati e li feci cadere nella maglietta. Mi finirono contro la pelle all'altezza della vita, la cintura li tenne fermi. Poi spinsi la panca al muro, sputai sulle mani pi per creare un effetto che per necessit, e saltai.
Il muro era irregolare e fatto di mattoni, alcuni incavati e altri abbastanza sporgenti perch un rocciatore sapesse cosa farci. Non avevo scalato l'Everest, ma avevo vissuto sugli Appalachi e avevo preso qualche lezione. Avevo preso almeno qualche lezione di tante cose.
Afferrai un mattone leggermente prominente e oscillai, ne presi un altro con le dita dei piedi e mi spinsi in alto in cerca di un secondo appiglio per le mani, poi per i piedi. Raggiunsi la cima della staccionata e la studiai. Non c'era filo spinato, n vetri rotti conficcati nel cemento, n fili che azionassero trappole. Niente. Un lavoro eseguito a met, per quanto riguardava la sicurezza.
Mi misi in piedi e studiai il cortile vicino. Un piccolo cane, pi peli che carne, ringhi nella mia direzione. Mentre la luna sorgeva e l'oscurit calava, la Bestia cominciava a svegliarsi nella mia mente e gli sput, anche se il piccolo, stupido cane non poteva saperlo. La respinsi e, siccome capiva che la sicurezza della tana era della massima importanza, mi lasci fare. Ero pi brava nelle faccende umane e non le importava che avessi l'egemonia fintanto che non era pericoloso. Poi diveniva un po' pi difficile reprimere il suo istinto.
Camminai lungo il muro inspirando gli odori del posto; mentre con gli occhi e con il naso esaminavo attentamente il giardino e valutavo le mura delle case adiacenti a quella che mi era stata data in prestito, percepivo i mattoni caldi sotto i piedi nudi. Arrivai all'angolo posteriore dove c'era il graffio e con le dita dei piedi toccai una piccola sporgenza, spazzando via la terra che c'era stata attentamente spruzzata. Mi abbassai e staccai la piccola telecamera di sicurezza dal nastro adesivo con cui era stata fissata. Mentre si rompeva, il nastro emise dei colpetti secchi.
Vennero via anche i fili elettrici che l'alimentavano e io girai l'obiettivo della telecamera verso di me, tenendolo dritto. Sorrisi a Katie, o forse a Troll. O forse a una ditta di sorveglianza. Scossi la testa. Alzai l'indice dalla mano libera muovendolo lentamente da una parte e dall'altra. Poi sollevai la telecamera e la feci ricadere sul muro, dalla parte della lente, rompendola in mille pezzi. Feci altrettanto con le altre due telecamere.
Non ero preoccupata d'irritare Katie. Sul mio sito c'erano esigenze precise in fatto di privacy, e insistevo perch fossero inserite nel contratto. Cosa poteva dire? 'Oh, povera me, mi ero dimenticata che ci fossero...'? S, certo.
Quando fui sicura di avere trovato tutte quelle che erano facilmente raggiungibili, mi posizionai per studiare la telecamera montata sul muro del vicino. Non volevo rompere la finestra accanto. Tirai la maglietta fuori dai pantaloni e presi i tre sassi. Li soppesai. Non ero mai stata brava nel lancio come in altri sport. Lanciavo come una ragazza. Mi occorsero tutti e tre i sassi, ma ruppi anche l'ultima telecamera.
Soddisfatta, scesi dal muro, senza preoccuparmi degli appigli di mattoni. Una volta sparite le telecamere, non mi servivano pi. Raccolsi le mie cose e, a piedi nudi, aprii la porta con la chiave pi piccola del grosso anello. Attraversai la casa in fretta, localizzando le telecamere. Ne scoprii due nascoste dietro alcune grate: una nella conduttura dell'aria e l'altra dentro la limetta a ventaglio nel soffitto alto quasi quattro metri; colpii quest'ultima con il manico di una scopa. Ce n'erano parecchie altre, ma trovare dei dispositivi di sicurezza dentro una casa era molto pi difficile che in un giardino. Ci avrei ripensato dopo con maggiore accuratezza, ma al momento avevo tante cose da fare. Prima, la pi importante: una telefonata a Molly.
Molly era una potente strega terrestre e la mia migliore amica. Rispose ridendo come una bambina e spruzzando acqua in sottofondo. Ciao, magica donna. Sono arrivata e ho avuto l'ingaggio dissi. Molly emise uno strillo ululante e io risi con lei.
Vampiri e streghe erano usciti allo scoperto nel 1962, quando Marilyn Monroe aveva cercato di trasformare il presidente degli Stati Uniti nella stanza ovale ed era stata uccisa dai servizi segreti. C'era stata una testimone, Beverly Stumpkin, una cameriera della Casa Bianca, che si era salvata fuggendo. I servizi segreti si erano affrettati a inscenare il suicidio dell'attrice e in camera le avevano conficcato un paletto nel cuore. Non che qualcuno avesse creduto che si fosse tolta la vita con un paletto di legno e strangolandosi con un filo che l'aveva decapitata. Il governo aveva provato a rintracciare la cameriera, che per era riuscita a cavarsela. Un lavoro sciatto in ogni senso.
Un tabloid aveva fiutato la vera storia della Monroe ed era riuscito dove i servizi segreti avevano fallito: avevano trovato la cameriera. In poche settimane sul mito ancestrale era saltato il coperchio. I vampiri, e poi le streghe, erano usciti allo scoperto. Se fossero esistiti, anche per altri esseri soprannaturali quello era un buon momento per uscire allo scoperto; ma elfi, folletti, ninfe dei boschi, sirene e tritoni non erano ancora comparsi. N licantropi o mutaforma di nessun tipo. Rappresentavo una stranezza in un mondo di umani a cui non sarei piaciuta se mi avessero scoperta, quindi dovevo tenere stretto il mio segreto. E questo significava che dovevo vivere senza veri legami. Tranne Molly.
Sono fiera di te dichiar. Senti, ti passo la bambina pi sporca del mondo. Forse lascer che finisca di farle il bagno. Il telefono emise dei suoni smorzati, come se Molly lo tenesse sotto il braccio. Aspettai con pazienza.
Molly Meagan Everhart Trueblood, la strega che aveva fatto un incantesimo alle mie bisacce, sapeva tutto di me. Mol veniva da una lunga stirpe di streghe. Non di quelle con il cappello nero a punta e un calderone nel cortile davanti casa, e nemmeno tipo quelle della serie televisiva Vita da strega. Le streghe non sono umane, anche se possono riprodursi insieme agli umani, dando vita a bambini magici il cinquanta percento delle volte, e a umani normali l'altro cinquanta.
I piccoli di strega hanno una bassa percentuale di sopravvivenza, specialmente i maschi, la maggior parte muore prima di raggiungere i vent'anni per vari tipi di cancro. Tuttavia quelli che superano la pubert tendono a vivere un centinaio d'anni. Mol ne aveva quaranta, sembrava ne avesse trenta ed era impavida.
Mi ero chiesta se le streghe e i mutaforma avessero una genetica simile. Il gene delle streghe si trova sul cromosoma X, da cui passa di generazione in generazione. Circa il novanta percento delle streghe che vive fino alla maturit  femmina; in ogni generazione sopravvivono solo pochi stregoni, come alcuni chiamano i maschi. Nessuno sa perch le streghe abbiano una cos bassa percentuale di sopravvivenza, ma Molly era una di quelle fortunate in fatto di bambini. Per il momento. Aveva sposato uno stregone, Evan, e avevano un figlio, il piccolo Evan, e una figlia, Angelina... Angie. Entrambi con il gene x. La ragazzina era un prodigio. E aveva solo sei anni.
La maggior parte delle streghe scoprono il loro dono lentamente, intorno alla pubert. Angie l'aveva fatto a cinque anni, e con la potenza di una bomba atomica. Mol presupponeva che sua figlia avesse il gene della strega su entrambi i cromosomi x, uno preso dal pap e uno dalla mamma. Se fosse stato vero, la bambina sarebbe stata una delle streghe pi potenti del pianeta, e una persona che tutti avrebbero voluto: dai programmi segreti del governo degli Stati Uniti, al Consiglio delle streghe, ai Cinesi, ai Russi e chi pi ne ha pi ne metta. E chiunque non l'avesse avuta, l'avrebbe voluta morta. Molly teneva il potere di Angie nascosto, nello stesso modo in cui io tenevo nascosto ci che ero. E lei ed Evan tutelavano i loro bambini e la loro casa con protezioni, cure e tante preghiere.
Una voce dolce e delicata disse: Ciao, zia Jane. Il mio cuore cominci a sciogliersi. La Bestia smise di spingere e si sedette, ansimando nella mia testa. Felice, cuccioli, mi disse col pensiero.
Ciao, Angie. Stai rendendo le cose difficili alla mamma con il bagno?
S. Sto facendo la cattiva. Ridacchi di nuovo. Ho giocato col fango. Mi manchi. Quando torni a casa?
Presto. Spero. Ti porter una bambola. Che tipo ti piacerebbe?
Con i capelli lunghi e neri e gli occhi gialli. Come te.
Caspita. Il mio cuore commosso era un cumulo di sentimentalismo mieloso. Guardo se ne trovo una dissi attraverso il groppo in gola. Per ora, fatti lavare dalla mamma, d'accordo? Molly aveva avuto bisogno di rinforzi quando il potere di Angie era esploso. C'ero stata per lei e da allora eravamo rimaste amiche, schiena contro schiena, compreso quando l'anno prima sugli Appalachi avevo sconfitto la famiglia di succhiasangue del vampiro solitario, salvando nel frattempo sua sorella.
D'accordo. Tieni, mamma, zia Jane ti vuole. E poi deve andare a giocare.
Al telefono Molly disse: Giocare, eh?
S. Tu ed Evan avete controllato le protezioni intorno alla casa?
Molly emise un verso per met d'incredulit e per met di disappunto, e udii l'acqua che cadeva nell'acqua mentre tirava Angelina fuori dalla vasca. Due volte stanotte. Divertiti. Chiamami.
Lo far. Sentendomi pi leggera di dieci chili, lasciai le mie cose in mezzo al pavimento del salotto e aprii il frigorifero. Quindici chili di carne fresca occupavano il ripiano centrale. In previsione la Bestia soffi, anche se odiava mangiare roba fredda. Strappai la carta del macellaio da una pila da due chili e la misi un attimo nel microonde e, mentre si scaldava, raccolsi le provviste. Quando fu pronta, portai la carne fuori, con un rotolo di carta sotto il braccio e il mio kit da viaggio, insieme a una borsa con la cerniera, sotto l'altro. Mi sembrava gi strano camminare su due gambe, come se la Bestia dal profondo fosse salita nei miei pensieri.
Poggiai a terra la pila di bistecche crude e sanguinolente e mi pulii le mani. La Bestia voleva leccarle, ma io mi trattenni. Mi era rimasto abbastanza autocontrollo. Mi tolsi i vestiti, lasciandoli ammucchiati. Il mio stomaco brontolava. Ansimavo e avevo l'acquolina in bocca. Fame, mi disse lei col pensiero.
Sono una mutaforma e, per quanto ne so, l'ultima della mia specie. Con la giusta quantit di materiale genetico, posso trasformarmi in quasi ogni animale, anche se  pi facile con le specie che hanno la mia stessa massa. Prendere in prestito la massa per riempire il fabbisogno genetico di un animale pi grande  doloroso e pericoloso, e non ci ho provato spesso.  altrettanto difficile mettersi nel corpo di un animale pi piccolo, poich devo liberare massa, lasciarla da qualche parte e questo implica sempre lasciare un po' di quello che sono, della mia coscienza. La paura che quando torno non ci sia pi  abbastanza da mantenermi il pi delle volte della mia taglia. La Bestia soffi al pensiero; non le piaceva quando mi trasformavo in un altro animale.
La Bestia.  una cosa che esula dalla mia natura di mutaforma; un'entit completamente diversa che condivide il mio corpo e, a volte, la mia mente. Se, quando vuole uscire, cerco di trattenerla, a volte si fa strada comunque; non ho il completo controllo su di lei. E nel profondo so che, se altri mutaforma esistono, non hanno l'anima di una Bestia che vive dentro di loro. Non sono sicura di come siamo finite insieme e pensarci mi fa sempre sentire vagamente a disagio, anche se ho la sensazione che la Bestia lo sappia e me lo tenga nascosto.
Mi tirai il kit da viaggio sulla testa e lasciai libera di dondolare la pepita d'oro che porto di solito intorno al collo legata a una doppia catena d'oro, sotto gli abiti. Insieme sembrano un collare e un peso molto costosi, come quelli di un sanbernardo sulle Alpi svizzere. Mi piegai e sfregai la pepita d'oro sulla roccia pi alta, depositandovi un sottile strato d'oro. Be', era come un faro che indica casa, tra le altre cose.
Si. Caccia, pens la Bestia. Grossa!
La Bestia era pronta a esplorare il nuovo territorio, per aveva un'infelice tendenza aggressiva e, a volte, se l'era presa con una muta di cani, un cinghiale, o qualche altro animale che sarebbe stato pi saggio lasciare in pace. La prima volta che mi ero trasformata in un posto strano, le sue tendenze aggressive erano venute alla ribalta e lei aveva preteso che accumulassi massa, aggiungendola ai miei cinquantacinque chili e qualcosa, ispirandosi per la trasformazione al leone africano. Grossa  pericoloso le mormorai. Stanotte ci limiteremo a dare un'occhiata in giro. La caccia grossa dopo.
Mi derise con un respiro affannoso. Grossa  sempre meglio. Grossa ora!
Ma capii che non avrebbe insistito. Pur essendo sempre presente nelle profondit dei miei pensieri, al momento la Bestia mi stava parlando come un'entit separata, una creatura consapevole con desideri propri. E per lei quella notte cacciare era pi importante che avere l'ultima parola con me.
Tornando alle bistecche e alla carta, misi in terra i tre vestiti di vampiro insanguinati, fermandoli con un vaso di gerani. Mi arrampicai sui massi e mi sedetti, sotto di me la roccia era calda. Le zanzare sciamavano e pungevano. Me n'ero dimenticata. La Bestia soffi.
Aprii la cerniera della borsa e tirai fuori una delle strane collane che c'erano all'interno, quella che usavo di pi, come un totem o un feticcio, ma che non era solo quello. La collana del puma, detto anche leone di montagna. Era fatta con gli artigli, i denti e le ossa piccole della pi grande femmina di puma che avessi mai visto. Il felino era stato ucciso durante una caccia autorizzata d un allevatore nel Montana, che ne aveva sistemato la pelliccia e la testa sulla parete del salotto e venduto le ossa e i denti tramite un tassidermista. Il leone di montagna veniva cacciato in tutta la parte occidentale degli Stati Uniti, ma era estinto in quella orientale, o lo era stato. Alcuni resoconti dicevano che i puma stavano tornando a est del Mississippi. C'era da sperarlo. Non mi serviva la collana per trasformarmi in quella creatura - diversamente da altre specie, il ricordo della forma della Bestia faceva sempre parte di me -, per era pi facile.
Tenni in mano la collana e chiusi gli occhi. Mi rilassai. Ascoltai il vento, il richiamo della luna, ancora a forma di falce e nascosta all'orizzonte. Udii il battito del mio cuore. La Bestia sal dentro di me, silenziosa e rapace.
Rallentai le funzioni del corpo, abbassai il battito cardiaco, lasciai diminuire la pressione, rilassai i muscoli, come se stessi per dormire. Mi sdraiai sul masso, con i seni e il ventre a coprire la pietra fredda nell'aria umida.
Rallentando i pensieri, scivolai a fondo, la mia consapevolezza diminu, tutta tranne lo scopo della caccia. Scopo che sistemai nelle pieghe della pelle, nelle parti pi profonde del cervello, in modo da non perderlo di vista una volta trasformata, una volta cambiata. Scesi pi gi. Pi a fondo. Nell'oscurit interna dove ricordi antichi e nebulosi turbinavano in un mondo grigio di ombre, sangue, incertezza. Udii un tamburo lontano, sentii T odore del fumo di legno aromatizzato, e sulla mia pelle il vento notturno parve farsi pi fresco. Mentre continuavo a sprofondare, i ricordi cominciavano a consolidarsi, ricordi - miei e della Bestia - che in qualsiasi altro momento erano quasi dimenticati.
Come mi era stato insegnato tanti anni fa - di sicuro da un genitore, o forse da uno sciamano? - cercai il serpente interiore che giace dentro le ossa e i denti della collana, il serpente arrotolato nel profondo delle cellule, nei resti del midollo. La scienza gli ha dato un nome. RNA. DNA. Sequenze genetiche, caratteristiche di ogni specie, di ogni creatura. Per la mia gente, per i mutaforma,  sempre stato semplicemente 'il serpente interiore', espressione che  una delle poche cose certe del mio passato.
Raccolsi il serpente che riposa nelle profondit di tutte le bestie. E scivolai al suo interno. Come acqua che scorre in un ruscello. Come neve che cade, rotolando lungo il fianco di una montagna. Il grigiore mi avvolse, scintillante e freddo mentre il mondo scemava. E mi ritrovai nel grigiore del cambiamento.
Il mio respiro si fece pi profondo. Il mio battito cardiaco acceler. E le mie ossa... sdrucciolarono via. La mia pelle s'incresp e mi crebbe una pelliccia bronzea e grigia, marrone con le punte nere. Un dolore, simile a una coltellata, mi scivol tra i muscoli e le ossa. Le mie narici si dilatarono, inspirando a fondo.
Lei si riduce. La notte prende vita, meravigliosa, nuovi odori, come nebbia nell'aria, spessi e danzanti, come correnti di un fiume, eppure distinti. Sale. Umani. Alcol. Pesce. Muffa. Spezie umane. Sangue. Respiro con affanno. Ascolto i rumori - macchine, musica da tutte le parti, voci che parlano le une sopra le altre. Raccolgo gli arti sotto di me, agile e flessuosa, mi dice lei.
Brutta luce artificiale, vista offesa dall'ombra. Eppure chiara, nitida. Lei non vede mai cos. Non sente gli odori cos. Mi stiracchio. Zampe anteriori e torace. Poi gambe posteriori, schiena e ventre. Piccoli schiocchi si allontanano. Qualcosa dai capelli di lei rotola gi dai massi. Delicatamente, con denti micidiali, sollevo la collana che ha fatto cadere. Salto gi dalle rocce. Atterro, a quattro zampe, in equilibrio. Studio il giardino. Nessun predatore. Nessuno che possa rubare la carne. Lascio cadere la collana accanto al cibo. Annuso. Ringhio di disgusto. Carne vecchia. Preda morta. Sangue raffreddatosi da tempo. Sbatto la punta della coda, con la voglia di cacciare. Di assaporare il sangue caldo. Ma lo stomaco brontola.  sempre cos dopo la trasformazione. Fame.  un'offerta che ha lasciato lei.
Mangio. Lunghi canini strappano la carne morta. Mi riempio lo stomaco. Il cibo freddo non placa il bisogno di cacciare. Pi tardi, lecco il sangue dai baffi e dal viso. Il kit e il collare mi ostacolano, ma... sono importanti. Le sue cose.
Il ricordo che lei ha sepolto sotto la pelle comincia ad agitarsi. Ahhh. Caccia. Uno di loro. Inspiro l'aria notturna. Le delicate membrane delle narici si muovono, espandendosi e rilassandosi. Tanti nuovi odori, alcuni di valore, altri no. Non importanti: il vicino odore dei fiori, la terra recentemente smossa, il topo rannicchiato fra i massi, un piccolo serpente su un mattone. Importanti: pesce, pungente, aspro. Sale. Acqua stagnante piena di piccole creature viventi. Case, tante, di legno e mattoni vecchi. La moto che ha guidato. Lei... Jane.
Mi ci avvicino senza fretta, con i muscoli lunghi e flessuosi. Cattivi odori: benzina, gomma, metallo, cera, uno pi debole di vernice nuova. Un formicolio magico sui baffi. Bella moto. Ora  silenziosa ma non  morta, il suo cuore ruggisce ancora. Approvo sia la moto che lei, seduta nel vento, annusando il mondo. Molto veloce, troppo rapida perch i cacciatori la inseguano. Il territorio  suo ovunque desideri andare. Jane caccia in lungo e in largo.
Cammino con attenzione, anche se la nuova tana  circondata da mura e al riparo dagli umani. Un giardino dov' stato cacciato e un portico pi basso della casa. Bevo l'acqua che  passata sopra la pietra intagliata dall'uomo. Un buon posto. In segno di approvazione, ululo sommessamente.
Caccia. Il comando proviene di nuovo da lei. Capelli lunghi sulle spalle, tirati su in preparazione. Aria profumata. Cibo nella brezza. Cibo umano, morto, cucinato. Urina umana. Cane. Gatto addomesticato. Disapprovo l'idea di essere posseduto. Perfino lei non possiede me.
Odori di tane collocati nella memoria olfattiva. Mi dirigo verso il vaso. Annuso il panno l intrappolato. Aspiro il profumo. Sangue. Paura. Umani, tre. Vivi mentre perdono sangue. Una donna, sta ovulando, pronta ad accoppiarsi. Un uomo, vecchio, avvizzito. Probabilmente stopposo, per. Un odore nuovo sulla pelle.
Melanina, mormora Jane. Era nero.
L'ultimo  un uomo, niente melanina, giovane, in salute. Tutti odorano di paura.
Sotto si sente... il sapore dell'emarginato. Inspiro sulla lingua, sul palato. Lo isolo. Lo scompongo. Vecchio. Molto, molto vecchio. Rabbia. Pazzia. Tanti strati di odori, parti diverse dell'emarginato.
Una scia complessa, pensa Jane. Come tanti odori sovrapposti, mescolati. Che strano. E cos' questo odore? Immagine di lei che corruga il debole e inutile naso umano.
Odore di follia, le dico. Forte. Sa di marcio, di putrefazione... Ahhh. Ricordo. Mangiatore di fegati. Non sento l'odore di un mangiatore di fegati da tanti anni. Avverto la perplessit di Jane. La metto da parte. Annuso l'odore, aprendo la bocca e inspirando l'aria nelle sacche sul palato piene di fluidi. Stendo la lingua, increspo le labbra. Assaporo. Fiuto.
Metto in memoria la firma olfattiva del mangiatore di fegati. La chiamo 'il folle'.
Complessa, pensa Jane. Una firma olfattiva mescolata, tante molecole olfattive singole, feromoni ed elementi ne costituiscono l'essenza. Non ho mai sentito l'odore di una cosa cos.
Tanti, si. Tanti odori per il folle. Con un solo balzo, monto in cima ai massi. Una montagna piccola. Non assomiglia affatto al mio territorio: niente colline alte, n crepacci profondi. Qui  facile cacciare in una terra pianeggiante. Nessuna sfida. Muovo la coda dal disprezzo per la pianura, niente alberi alti n ruscelli impetuosi. Mi ricompongo. Salto in cima al muro. Mi fermo. Con le quattro zampe in fila sui mattoni. Accucciata, divento un bersaglio pi piccolo. Laggi. Sento odore di vampiro. Una caccia facile. Pochi centimetri di distanza.
No. La voce di Jane.
Annuso di nuovo l'aria della notte. L'odore  sbagliato. Questa  una femmina. La uccido comunque?
No. Da' la caccia all'emarginato, sussurra la memoria umana di Jane.
Mi butto a terra, muovendo la coda. Impaziente. Mi piace cacciare. Mi piace la sfida. Mi piace il pericolo. Mi muovo tra le ombre del cortile dei vicini fino alla strada. Nessun odore di cane. Un buon posto per andare e venire. Mi siedo sotto le grosse foglie di una pianta bassa, e osservo. Imparo. Annuso.
Lo vedo, nascosto fra le ombre, seduto su una terrazza sopraelevata, che guarda la casa, prendendo di mira una nuova tana. Il maschio che le piace, l'umano con la moto. Non caccia. Pigro, rivela la posizione. Inspira fumo, che sa di escrementi, come se marcasse il territorio.  abbastanza forte per difenderla?  un possibile compagno? Se riuscisse a prenderla. Se riuscisse ad avere la meglio su di lei. Poche probabilit. Lei  forte. La Bestia l'ha resa tale, molto tempo fa.
Avverto il suo sbalordimento. Lo ignoro. Ignoro lei. Rifletto, inspiro dalla gola.  passato molto tempo dall'ultima volta che si  accoppiata. Se lui riuscisse a prenderla, sarebbe divertente.
Mi muovo tra le ombre, nella notte. Umani e cuccioli sono ancora in giro. Stupidi, piccoli cani abbaiano. Cose pelose, che sanno di profumo umano, di cibo morto e di denti marci. Mi sentono, sentono la Bestia. Tutto si zittisce. Mi accuccio, abbasso la coda. Corro via veloce. Caccio, camminando con passo felpato nell'oscurit, agile e feroce.  calata del tutto la notte. Gli umani non mi hanno visto.
Il quartiere francese, il territorio dove lei vuole cacciare,  piccolo. Strade perpendicolari. Edifici costruiti vicini, strizzati insieme. Una preda non potrebbe scappare. Giardini nascosti. Gas di scarico. Alcol, fresco e dolce, vecchio e amaro. Catrame sulla strada, puzzolente mondo umano.
Musica ovunque, alta e rumorosa. Corni, tamburi... tamburi che sembrano un cuore che batte, che scappa spaventato, pronto a essere mangiato. Odore di soldi, droghe. Puzzo di sesso senza accoppiamento. Sesso solitario. Tante femmine umane con i tacchi alti. Una preda facile. Negozi pieni di vernice e tele, di pietra e metallo. Tanto cibo e aroma di dormite. Ristoranti e hotel, mi dice Jane col pensiero. Odori del suo mondo.
Puzzo, ma sotto ce n' un altro. Sotto il fetore delle acque di scolo e il tanfo del fiume sporco. Sotto le spezie con cui gli umani cucinano il cibo. Sotto l'odore degli rimani stessi, profumati o che fumano. L'odore di vampiri. Tanti.
Il tanfo di vampiro fa parte del terreno, della terra. Le loro ceneri si diffondono sulla strada, trasportate dall'aria. Le loro ossa, ridotte in polvere, sistemate nelle crepe.  un territorio di vampiri, da prima che nascessi, perfino contando il periodo di fame in cui io ero alfa e Jane beta. Non conosco i numeri oltre il cinque, ma ci sono molto pi di cinque vampiri. Marco il loro territorio, lasciando l'odore della Bestia. Una sfida.
Secoli. Il pensiero viene da Jane. Sono qui da secoli. Un lungo periodo secondo le stime umane. Troppo perch lo capisca, o me ne importi. Torno a cacciare. Mi aggiro furtivamente, nascondendomi spesso nella notte; annuso, cerco. Trovo rifugi mentre la luna attraversa il cielo. Scaltra, silenziosa, una brava cacciatrice.
Vedo/sento odore di vampiro. Cammina da solo. Non notato dagli umani. Scivola. Un predatore. Mi chino nell'ombra. Jane vorrebbe una croce e un paletto, simboli cristiani per uccidere il male.
Non il male, le dico con il pensiero. Un predatore. Come la Bestia. Lei increspa le labbra come se fosse carne avariata. Insieme, osserviamo il vampiro scomparire tranquillamente.
Quando manca ancora molto all'alba, sento l'odore di sangue vecchio. Trovo la strada dove il folle ha ucciso molti umani, ne ha mangiato le parti migliori. Un vicolo. Stretto, chiuso. I muri, dritti verso l'alto come una cascata, ma senza fiume a picco. Un forte tanfo di sangue, sangue, sangue, tanto sangue. Un tanfo di carne andata a male. Sento l'odore del folle a cui Jane sta dando la caccia. Cerca di bere abbastanza da tornare sano. Sta morendo.
Non possono morire, sussurra Jane.
Muore, le rispondo con il pensiero. Questo  malato. Puzza di marcio.
Sopra il suo puzzo, sento l'odore della rabbia, di umani spaventati il mattino dopo. Un eloquente fetore di pistole. Ruggisco debolmente al ricordo dell'odore. A lei piacciono le pistole. Lei caccia con le pistole. Ricordo dell'altro. Canne lunghe, polvere da sparo, dolore, paura, urla di un grosso felino. Odio. Tanto tempo fa, durante la fame.
Facendo attenzione a dove metto le zampe, cammino nel buio, sotto nastri gialli, accanto a fiori morenti in alti mucchi. In mezzo a gole strette. Trovo il posto dov' caduta la femmina in ovulazione. E il vecchio stopposo, accanto a lei, i ciottoli, saturi del suo bisogno di proteggerla, come se fosse la sua cucciola, la sua cucciola. Il giovane maschio sano, a tre passi di distanza. E altri che sono pi di cinque. Il folle ha ucciso, e mangiato piano.
Si  preso il suo tempo, dice Jane. Capisce il tempo anche senza misurarlo con le lune. Mi confonde.
Torno con calma all'ingresso del vicolo. Mi accuccio, senza toccare con il ventre la strada sporca. Gli umani mi passano accanto, cantano, puzzano di bevute forti e vomito. Poi spariscono. Cerco la scia del folle. Non ne trovo che entrano, n che escono.
Alzo lo sguardo. Ululo in segno di approvazione. Dopo aver giocato con gli umani, dopo aver mangiato a saziet, il folle  salito su, lungo il muro come un ragno o uno scoiattolo. Gustosi, gli scoiattoli. Non bastano a riempirsi la pancia. Il folle ha scalato il muro come uno scoiattolo. Deboli graffi dove sono affondate le unghie. Bella caccia. Il folle  potente, catturo gli odori nel ricordo che puzza di sangue. Gli umani hanno cercato di lavarlo via. Non hanno potuto nasconderlo.
Sento altri umani. Vicini. Due girano nel vicolo. Sporchi, puzzano di vino, sudore e lordura. Avanzano, intrappolandomi. Lentamente mi fondo con le ombre. Ringhio piano per metterli in guardia. C' la Bestia qui. Non sta cacciando, ma si difender.
Loro ignorano l'avvertimento. Stupidi umani. A quattro zampe, entrano in grosse scatole di cartone. Rumore di cartone che scricchiola, gli umani che si spostano. Si riversano odori di sporco. La loro tana. Ci sono passata davanti senza capirlo. Abbasso la testa. Che vergogna. Ingenua come un cucciolo. Troppo concentrata sul folle e sugli odori della caccia, del sangue, delle uccisioni. Ingenua. Stupida. Un errore da gattina.
Due umani che sono andati a letto. Che dormono all'aperto. Facili prede se volessi carne malata e tendinosa. Parlano. Si zittiscono. Uno russa.
Striscio lungo il vicolo verso l'apertura. Sta spuntando l'alba.
Bel micio. Vieni qui, gattino.
Guardo di lato e vedo un umano, con gli occhi aperti e luccicanti. La mano tesa. Vieni qui, gattino. Ho un regalo per te.
Ringhio, insultata. Non sono addomesticata. La Bestia  grande. E libera.
Lui sporge la mano, muovendola. Vieni Mangia. Bel micio.
Jane  divertita. La Bestia annusa, a bocca aperta. Manzo. Hamburger. Morto, cotto. A Jane piace. Mi avvicino con passo felpato all'umano, inarco le spalle, con il ventre basso. L'umano si avvicina lentamente. Non ha paura.  ubriaco. Annuso il regalo che mi ha offerto. Lo fisso con occhi da predatore, vedendo la Bestia, color oro, riflessa nei suoi. La preda dovrebbe avere paura.  cos che dev'essere.
Bel micio, so che hai fame. Prendine un po'.
Prendo l'hamburger. Lo ingoio in un solo colpo. Carne e maionese. Deglutisco. Me ne vado. Jane ride.
Torno indietro lungo la traccia del mio stesso odore prima che sorga il sole.  importante, il sorgere del sole. Jane non pu tornare nella sua pelle dopo che il sole  sorto. Sarebbe bloccata sotto forma di puma - una buona cosa - ma lei non me ne sarebbe grata. La notte appartiene alla Bestia. Solo la notte. Il giorno  suo.
Salto in cima al muro. Mi lascio cadere all'interno del giardino. Cammino senza fretta, con le membra sciolte e soddisfatta. Annuso gli odori. Quello del sangue in putrefazione  forte: bestie vecchie, morte, uccise da altri. La decomposizione  accelerata dal caldo, trattenuta dall'aria bagnata. Puzzo di sangue negli abiti: gli umani uccisi e il folle. Il folle sa di uno strano miscuglio di odori, piccole parti di cose diverse, alcune conosciute, altre no. Annuso il sangue vecchio sulla stoffa. Familiare. La caccia. S, una buona caccia. Flettendo i muscoli, salto in cima alle rocce e mi sdraio con il ventre sulla pietra. E penso a lei.
Il grigiore mi copre. Luci e ombre. Ossa e tendini scorrono e si trasformano. Scricchiolano e si schiantano. Un dolore profondo ci trafigge ed entrambe ci lamentiamo. Per un attimo, siamo state una cosa sola. La Bestia, insieme.

3
In fatto di t, sono una snob
Con un ultimo sfregio di artigli sulla mia psiche, la Bestia se ne and lasciandomi con la pelle e i muscoli doloranti, le narici insensibili, la vista tetra e smorta, sebbene a oriente il sole illuminasse il cielo. Dopo essere tornata di nuovo umana, i capelli mi ricaddero addosso come uno scialle. Le ossa mi facevano male come se fossi vecchia, nella mente e nell'anima.
L'ultimo squarcio di dolore era stato intenzionale. Ogni tanto la Bestia mi aveva chiamato 'la ladra di anima', e sapevo di aver rubato la sua, non so come, per sbaglio, cos tanto tempo prima da non riuscire a ricordarlo; per la Bestia se lo ricordava e a volte mi puniva. Avevo temuto che non mi avrebbe permesso di trasformarmi di nuovo in me stessa. In passato c'erano state volte in cui dopo l'alba aveva mantenuto la sua forma, il che mi aveva costretto a restare tale fino al tramonto o finch la luna non sorgeva di nuovo; faceva parte della punizione.
Non so esattamente quanto ho vissuto sugli Appalachi sotto le sembianze della Bestia, con il mio io umano sottomesso, nascondendomi agli uomini che avevano fucili, cani e fuoco.  stato un lungo periodo di pericoli e fame. Ho temuto che fossero passati decenni, molto pi della durata media della vita di un essere umano o di un grosso felino, e che i miei congiunti fossero tutti morti o scomparsi, di averli perduti per sempre come il mio passato.
Avevo vaghi ricordi di avere assunto la forma umana parecchie volte nei lunghi anni e poi di essere tornata a quella di puma, fino all'ultima in cui mi sono trasformata di nuovo in un essere umano. Era successo pochi giorni prima di quando mi hanno scoperto a camminare, nuda e ferita, nei boschi degli Appalachi. A quanto pareva, avevo circa dodici anni ed ero in preda a un'amnesia totale: non riuscivo a parlare, n a pensare come un essere umano civilizzato. Al tempo, non riuscivo a ricordare nemmeno la Bestia.
Credo che fosse successo qualcosa, qualcosa di terribile. Avevo cicatrici sul corpo, a forma di pallottola. Credo - ho immaginato - che un cacciatore avesse trovato la Bestia, che le avesse sparato, e di essermi ritrasformata in essere umano per sopravvivere, proprio come una volta mi ero trasformata nella Bestia per lo stesso motivo.
Quando mi  tornata in mente la Bestia, mi sono ricordata di altri ricordi frammentati.
I suoi cuccioli. I momenti di fame, quando la Bestia era alfa e io beta. E prima di allora, alcune parole cherokee. Dei visi, principalmente di anziani, che affermavano che sono una mutaforma. Ma era tutto. Non avevo ricordi chiari del periodo, n di come o di quando sono diventata quello che sono, che siamo.
Da quel momento mi sono messa a raccogliere pelli, artigli, ossa, denti, piume e perfino scaglie di altri animali. Ho insegnato a me stessa ad assumere altre forme. E faceva sempre un male cane tornare a quella umana. Come adesso.
Quando riuscii a respirare senza dolore, sciolsi i lacci della borsa da viaggio che avevo intorno al collo e mi alzai con difficolt. Raccolsi le mie cose ed entrai in casa. Nuda, camminai con passo felpato per la cucina, alla scoperta. Come la Bestia, ero affamata dopo una trasformazione, ma diversamente da lei per riprendermi desideravo t forte e cereali - caffeina, zuccheri e carboidrati. Cibo che mi fosse di sollievo. Mi asciugai e riempii d'acqua un bollitore e una teiera, aggiungendo sale in quest'ultima. Aprii una confezione di porridge dalle scorte fornitemi da Troll e individuai la scatola che avevo spedito a Katie la settimana precedente. Ero stata abbastanza fiduciosa di ottenere il lavoro. Dentro c'erano delle provviste da viaggio, comprese buste sigillate di foglie di t. Scelsi una variet proveniente dalla tenuta Millma in Kenya. Mentre cercavo tra i cassetti e gli stipi un colino o un filtro per il t, trovai un angolo della cucina in cui erano conservati porcellane, argenterie, ceramiche e vassoi da portata.
In un armadietto c'erano una dozzina di teiere, alcune cinesi: una di ceramica Yixing rivestita di rame e una della collezione Summer Blossom, entrambe di forma squadrata, e una grande con il beccuccio allungato in modo che il vapore si raffreddasse e ricadesse nel t mentre quest'ultimo era in infusione. C'era un vaso cinese classico, molto antico, con il manico di bamb quasi marcio. Ero estasiata. Con cautela, spostai le teiere cinesi e ne trovai due giapponesi: una Bodum Chambord e una di ferro che sembrava davvero antica, con un intarsio sui lati che era quasi scomparso.
C'erano teiere inglesi di varie dimensioni; di porcellana e di ghisa con manici di ferro che ruotavano sul coperchio. Nell'angolo anteriore vicino alla porta c'erano una dozzina di filtri da t di forme e dimensioni diverse, compreso uno di bamb intrecciato che si sbriciol quando lo toccai. Nella vetrinetta c'era l'odore di Katie, anche se col tempo si era modificato.
Non ero sicura di cosa provavo riguardo al fatto che Katie amasse il t tanto quanto me. Era la prima volta che pensavo che ai vampiri piacesse qualcosa che non fosse il sapore del sangue o dell'alcol. I vampiri venivano chiamati con tanti nomi, singolarmente o collettivamente; tra gli altri: vampiri, sanguisughe, dampyr, novellini, anziani, congiunti, anarchici, ignobili e membri della camarilla. Avevo studiato le poche informazioni attendibili che avevo trovato sui cosiddetti vampiri sani di niente e, per quanto mi riguardava, erano tutti psicotici succhiasangue. Non era facile vederli sotto un'altra luce, e la perdita di controllo da parte di Katie quando aveva sentito il mio odore non era stata d'aiuto.
Scelsi un servizio inglese con otto tazzine, una teiera e il filtro e li sciacquai entrambi sotto il rubinetto. Mentre l'acqua si scaldava e il mio stomaco brontolava, trovai una camera da letto a pianterreno sul davanti della casa, mi feci una doccia e mi asciugai, indossando una morbida veste da camera di ciniglia, che era appesa alla porta del bagno. Spazzolai i capelli e li legai, in modo che non mi dessero fastidio. Avrei potuto intrecciarli pi tardi.
Dopo aver buttato in un mucchio sul letto i miei scarsi effetti personali, riposi i cosmetici in bagno, gli abiti alle grucce e la mia speciale scatola di legno sul ripiano pi alto dell'armadio. Era solo dieci per dieci per cinque centimetri, pi o meno, fatta di legno d'ulivo intarsiato proveniente da un albero fuori Gerusalemme. Conteneva degli incantesimi che mi erano costati parecchio, ed erano il mio asso nella manica per uccidere gli emarginati. Alla scatola stessa era stato fatto un incantesimo che la rendeva difficile da vedere. Non un sortilegio dell'invisibilit, ma un camuffamento, quello che Molly, la mia amica strega, chiamava un incantesimo dell'offuscamento. Le piacciono i paroloni.
Abbassai le lenzuola e misi due ammazzavampiri - coltelli specificamente progettati con un filo d'argento vicino al bordo - sul comodino. I vampiri non andavano in giro di giorno, ma questo non significava che i loro servitori umani non potessero attaccare. Se l'emarginato ne aveva uno, o di pi, forse sarebbe stato abbastanza sano di mente da mandarli a darmi la caccia. Un lieve avvelenamento da argento nel caso in cui bevesse da uno che avevo ferito magari l'avrebbe reso pi facile da uccidere in seguito.
Appagata in fatto di sicurezza, quanto potevo esserlo senza avere sostituito le porte e le finestre, feci un giro della casa. Era bella, sembrava uscita da una rivista. Aveva i pavimenti in legno, con le tavole larghe trenta centimetri, forse cipresso del posto; intagli complicati, fregi tinti di bianco sul soffitto e per terra; rivestimenti in legno nella stanza che doveva essere la sala da pranzo; pareti dipinte di colori tenui, smorzati: bianco latte, bianco sporco e grigio scuro. Affascinanti tavoli antichi e sedie intagliate a mano si mescolavano a un comodo mobilio moderno; divani e una poltrona reclinabile di pelle completavano l'aspetto eclettico. L'aria condizionata si accese mentre ero in esplorazione, sollevando il copriletto e rinfrescandomi la pelle. Sui soffitti alti quasi quattro metri roteavano ventilatori che facevano circolare l'aria. Molto meglio del mio minuscolo monolocale nella mansarda di una vecchia casa vicino Asheville.
Tornata in cucina, spensi il fuoco sotto il bollitore che stava fischiando e versai l'acqua nel filtro della teiera di porcellana con le foglie di t. Mentre era in infusione, preparai il porridge come mi aveva insegnato la direttrice dell'istituto. Portare a ebollizione l'acqua leggermente salata, aggiungere i fiocchi d'avena integrali - mai quelli solubili o gi pronti - in egual misura, e girare finch non si  amalgamato il tutto. Forse un minuto. Forse meno, a seconda della fame che avevo. Versare in una ciotola, aggiungere zucchero e latte. Mangiare. Insieme al t preparato come si deve.
In fatto di t, sono una snob. Il mio sensei mi aveva fatto conoscere i t e le ceramiche per prepararlo e gustarlo quando ero un'adolescente, e mi ero messa a studiare la bevanda nelle ore libere dopo che mi aveva pestata riducendomi uno straccio e insegnandomi nel frattempo a combattere come un uomo.
Ero in piedi da ventisei ore ed esausta, ma ero pi affamata che stanca, cosi mangiai in fretta, facendo fuori tre ciotole di porridge. La mia pancia si gonfi, soddisfatta, anche se provai un briciolo del disgusto della Bestia assonnata e vidi l'immagine di un cervo che mangiava l'erba. Ignorando la cosa, portai la tazza al tavolo con me e strinsi la veste di ciniglia. Era pulito, e immaginai che fosse stato lasciato da chiunque mi avesse preparato la casa. O forse dall'inquilino precedente, che l'aveva dimenticato quando si era trasferito. Un lui. S. L'odore pi recente nella casa era quello di un maschio, superava quelli del passato.
Bevvi e mi rilassai, con i piedi appoggiati sulla sedia dalla parte opposta del tavolo e la veste chiusa dal petto agli stinchi. Il tavolo era vecchio, forse un pezzo d'antiquariato, ma non m'intendevo d'antiquariato. Magari mi sarei messa a studiarlo l'anno dopo. O forse avrei cominciato con le lingue straniere; volevo imparare il francese, lo spagnolo, il cantonese - quest'ultimo per via del t, naturalmente. Quand'ebbi finito la bevanda - otto tazze e quattro tazzone - lavai tutto e misi la teiera, il bollitore e le porcellane su un asciughino. Gettai la veste da camera ai piedi del letto e strisciai tra le morbide lenzuola lievemente profumate.
Prima di addormentarmi chiamai Molly, tenendo il cellulare vicino all'orecchio.
Bella miciona! rispose.
Buongiorno, Mol bofonchiai, sentendo il sonno impellente. Come stanno i cuccioli?
Cuccioli? Stai ancora parlando come la Bestia. Sei andata a caccia la notte scorsa. Quando borbottai un vago s, disse: Hai preso qualcosa?
L'emarginato ha un odore strano. La Bestia pensa che stia morendo.
I vampiri non muoiono. Non mangiarla, Evan ordin a suo figlio, senza perdere un colpo. Le matite sono belle ma hanno un cattivo sapore. Angie, allontana le matite da lui. Grazie. I vampiri non muoiono mi ripete.
Chiusi gli occhi, il sonno era talmente vicino da paralizzarmi le membra, il mondo si faceva sempre pi buio. Lo so. Strano, eh? Tu e le tue sorelle streghe non avete ancora capito perch i simboli cristiani uccidono i vampiri?
Non ne abbiamo idea, ma l'intera famiglia sta controllando. Ricerca interessante.
Notte, Mol.
Notte, miciona.
Mi svegliai alle due del pomeriggio al rumore di qualcuno che bussava. Rotolai fuori dal letto, sentendomi irrigidita, e m'infilai la veste da camera. Avevo ancora il cellulare in mano e lo misi in tasca. A piedi nudi, raggiunsi con passo felpato la porta d'ingresso e guardai fuori attraverso un punto chiaro nella vetrata colorata. Sulla veranda c'era quel ragazzo carino, Tipo. Interessante.
Era in piedi in un angolo in modo da vedere sia la strada che la porta. Il look tutto nero da figo era scomparso. Indossava jeans logori e una maglietta cos bianca che doveva essere nuova di zecca, con sandali di pelle consumati, finiti, macchiati, che una volta dovevano essere stati marroni. Aveva il viso ancora coperto dagli occhiali da sole. Doveva essersi rotto il naso una volta. Una piccola cicatrice gli attraversava la clavicola e scompariva dentro la maglia. Su un bicipite, notai i bordi di un tatuaggio. Non ne vedevo molto, ma doveva essere di buona qualit, qualcosa di scuro con dei globi rossi, tipo gocce di sangue, l'inchiostro era luminoso e intenso. Un lavoro orientale, forse. Non si era rasato, ma l'aspetto rude gli donava. Avevo conosciuto kayakisti - canoisti, topi di fiume - che sfoggiavano un aspetto del genere altrettanto bene.
Come se mi avesse percepita, Tipo gir la testa e si tolse gli occhiali. Occhi neri mi guardarono attraverso il piccolo pannello chiaro. Tipo non sembrava armato. Era venuto alla porta d'ingresso senza nascondersi da chiunque passasse l davanti. Non avevo sentito la moto, n l'odore di gas di scarico recenti. Era venuto a piedi? Era solo, quindi aprii la porta. Entr il caldo, appiccicoso e carico d'umidit. Giorno dissi.
Sorrise. Era un sorriso davvero bello, labbra piene che si allargavano prima di separarsi per mostrare denti bianchi, non perfettamente diritti, quelli inferiori erano irregolari. C'era qualcosa d'inaspettatamente attraente nei denti un po' storti che premevano contro il suo labbro inferiore. Mi squadr dal viso al corpo, e poi di nuovo in su, valutandomi con nonchalance. In effetti,  pomeriggio dichiar.
Annuii e i capelli mi caddero in avanti, legati in una mezza crocchia, con le perline libere. Mi ero dimenticata di togliere le perline di pietra e plastica prima di trasformarmi. Dannazione. Ora avrei dovuto raccoglierle per terra.  vero osservai.
Ieri notte non eri in casa. Quando non risposi, disse: Ho bussato. Fatto un giro intorno all'abitazione. La moto era sul retro, l'ho vista attraverso il cancello. Ma non c'erano luci accese, e nessun rumore che indicasse del movimento. Non c'eri.
Non era una domanda, quindi non risposi. Non era nemmeno una vera e propria accusa, ma ci andava vicino. Questo Tipo mi stava dedicando troppa attenzione e avrei dovuto chiedermi il perch. Ero abbastanza sicura che non si fosse innamorato di me a prima vista, quando il giorno prima gli ero passata davanti in moto. Cominciai a sorridere debolmente e lui prosegu, con una punta di divertimento nello sguardo.
Quando ho controllato con Tom, mi ha detto che hai disabilitato tutte le telecamere di sicurezza di Katie. In otto minuti netti. Conosceva Troll. Sempre pi interessante. Inarcai un sopracciglio, il suo divertimento aument, e disse: Tom mi ha detto che gli hai dato un soprannome, ma non ha voluto dirmi quale.
Hai un motivo per avermi svegliato dal mio sonnellino? domandai.
S. Andiamo a pranzo, anche se  tardi. Puoi chiamare Tom per le referenze. Ma ti avverto: ti dir che porto guai.
Appoggiai un fianco contro la porta e riflettei. Chiunque fosse, conosceva Troll, quindi era un ragazzo del posto; avevo bisogno di qualcuno con contatti e legami locali, e non ero troppo all'inizio delle indagini per cominciare a coltivare fonti. Il suo aspetto e il suo atteggiamento presuntuoso m'indussero a classificarlo come un ragazzaccio con conoscenze in tutti i posti sbagliati, il che lo rendeva perfetto per il lavoro. E anche i ragazzacci devono pur mangiare. Cos'hai in mente?
Gamberi, polpette di mais, birra. Insalata, se vuoi aggiunse, ma come se gli fosse venuta in mente dopo perch alle ragazze piace.
Non ho mai mangiato i gamberi.
Quindi? indugi sulla parola, in attesa.
Hai un nome?
Rick LaFleur.
A piedi o in moto?
A piedi. Ti far vedere il quartiere. O almeno una parte.
Avevo visto il quartiere la notte precedente, ma annuii comunque. Mi vesto. Spinsi la porta e Tipo la trattenne con una mano, tenendola aperta cinque centimetri. Vidi un altro po' del tatuaggio, quattro punte subito sopra i globi insanguinati. E un altro tatuaggio sull'altra spalla. Nero e grigio.
Non hai intenzione di chiedermi di entrare?
No.
Sei piuttosto schietta, vero? Bene. Quanto ci metterai?
Dieci minuti, al massimo. Rick inarc le sopracciglia incredulo. Questa volta quando spinsi la porta, non cerc di trattenerla. Probabilmente teneva alle dita.
Chiamai il Katie's Ladies e, quando rispose un'assonnata voce femminile, chiesi di Tom. Come aveva promesso Rick, Troll lo etichett come un portatore di guai, ma poi mi offr ulteriori informazioni. Rick LaFleur era suo nipote, un bravo ragazzo che aveva preso una brutta strada. Era andato alla Tulane, aveva preso la laurea, poi era andato a lavorare per un poco di buono come muscoli a pagamento. Quando il suo nuovo capo era finito in prigione per frode fiscale, Rick aveva cominciato a fare, dei lavori strani: la guardia giurata ufficiosa, ruoli di protezione, cose per braccia forti, e alcuni servizi di sicurezza di basso livello per la comunit dei vampiri, in particolare per Katie. Conosceva le persone. Aveva capacit di solito coltivate da ladri e delinquenti. Perfetto per i miei bisogni. Troll mi sugger di stare lontana da Rick. Gli dissi che avrei preso in considerazione il consiglio.
Riabbassai, mi lavai i denti, spazzolai i capelli e in quattro minuti indossai gli abiti del giorno prima: jeans, canotta e l'unico paio di sandali che avevo. Niente armi. Non in pieno giorno. Non con quel caldo. Misi un filo di rossetto. Rosso. Pittura da guerra, in un certo senso.
Aprii la porta e me la chiusi alle spalle, a chiave. Ferma sulla veranda vuota, vidi Rick dalla parte opposta della strada. Aveva messo la moto all'ombra di un albero basso e la stava legando al tronco. Si alz sorpreso, lanci le chiavi e le riprese, poi le infil in tasca. Non riuscivo a vedere i suoi occhi dietro le lenti, ma ero abbastanza sicura che mi stesse di nuovo squadrando.
Tirai indietro i capelli e li legai in una coda di cavallo. Le estremit mi arrivavano oltre i fianchi, arricciandosi per l'umidit. Avevo i capelli lisci e neri. Niente ricci. Mai. Nemmeno dopo avere sfatto le trecce. Fino a quel momento. La giornata era umida e calda. Pi calda di quanto avessi mai sentito. E non era ancora piena estate.
Mi brontolava lo stomaco. Misi gli occhiali da sole e m'incamminai sulla strada, incontrandolo a met della carreggiata. Rick, tuo zio ha detto che sei pieno di potenziale irrealizzato e d'informazioni dichiarai.
Fece un mezzo sorrisetto, divertito dai miei modi franchi. Una macchia nel buon nome della famiglia disse. E tu sei Jane Yellowrock. Il talento venuto da fuori citt.
Se vuoi chiacchierare, facciamolo in un posto con l'aria condizionata e la birra.
Rick rise, facendo apparire il dentino sexy, e indic il marciapiede con un inchino esagerato, tipo imbonitore del circo. Aveva un buon odore: calore, sudore mascolino e un lievissimo tocco di profumo, tipo sapone di Marsiglia. Resistetti al desiderio di annusarlo sul collo e dietro le orecchie, ma non riuscii a fare niente per quanto riguardava gli appetiti che crebbero in me, premendo contro la mia pelle come una pelliccia. La fame della Bestia, la sua natura. Sospirai. La Bestia voleva che mi accoppiassi. Stava diventando piuttosto insistente in proposito, come una madre che desidera che la figlia si sistemi, si sposi e abbia dei bambini. L'immagine di una madre con le zanne e gli artigli. Quel mese, con la luna piena, quando  pi vicina alla superficie ed  pi difficile controllarla, la Bestia avrebbe fatto la zoccola.
Era troppo presto per spremerlo alla ricerca d'informazioni, cos durante la passeggiata di cinque isolati chiacchierammo del tempo, di moto e di musica; Tipo accenn, tra le altre cose, al fatto che suonava il sassofono in alcuni gruppi del posto. Parlammo del pi e del meno, per imparare a conoscerci, e finimmo in una taverna vicino al fiume: una lunga stanza stretta con un bancone sulla destra e dei spar rivestiti di pelle rossa sulla sinistra. Avrei dovuto meravigliarmi della scelta di Tipo, sennonch il posto era pieno un po' di tutto: colletti blu in stivali da lavoro, uomini e donne in completi da banchieri. Certi che forse erano musicisti. Sentii l'odore d'erba addosso ad alcuni. E nell'angolo pi lontano erano seduti tre poliziotti. Avevo imparato che se del cibo piaceva ai poliziotti, era buono.
Il pavimento di cemento una volta era stato rosso, la vernice stava venendo via tranne che negli angoli; le pareti erano di un blu notte scolorito e striate di umidit. Il bancone era di formica scheggiata, di un nero brillante, e dietro aveva uno specchio brunito che correva per tutta la lunghezza del muro. Davanti allo specchio, sporche mensole di vetro erano piene di un mucchio di bottiglie di liquore; alcune ricoperte di polvere, con le etichette increspate. Un bel set di coltelli da cucina, con i manici intarsiati di pietra verde e delle lame temibilmente affilate, era appoggiato su un vassoio foderato di velluto: scintillavano sotto le luci del soffitto.
Non c'era la musica, il che, come avevo, scoperto la notte precedente, era strano per quel quartiere. Per li le persone parlavano. Una dozzina di conversazioni s'intrecciavano nell'aria insieme all'odore di cibo. La taverna profumava divinamente grazie alle esalazioni di birra, grasso e frutti di mare talmente freschi che sapevano ancora di sale.
L'uomo nero dietro il bancone sfoggiava una linda casacca bianca, un alto cappello da chef e un sorriso. Diede un colpetto al bancone di fronte ai due soli sgabelli liberi e ci fece scivolare davanti delle piccole ciotole di plastica con salsa piccante, ketchup e salsa tartara. Tipo - Rick - e io ci sedemmo ai posti indicati. Il cuoco non disse una parola, si limit a servire il cibo in cestini di plastica rossa foderati con il giornale per assorbire l'olio. Ci spinse davanti cestini di caldi anelli di cipolla, polpettine di mais e frittelle rotonde della grandezza di una palla da golf; profumavano divinamente.
M'infilai in bocca una polpettina di mais rovente e vi affondai i denti, risucchiando l'aria per rinfrescare il palato in fiamme. Feci un verso di piacere.  buona dissi attraverso mais fritto e speziato e labbra arroventate.
Pi che buone. Meravigliose. L'uomo dietro il bancone ci mise davanti due boccali di schiumosa birra color ambra, ancora una volta senza chiedere niente. Bevvi velocemente per rinfrescare la bocca e provai gli anelli di cipolla. Erano fritti anche questi, con una crosticina dovuta alla birra nell'impasto, ed erano cos croccanti che sembravano fatti da Dio stesso nella sua cucina. Per ultime provai le frittelle sconosciute, affondando i denti nella crosta per arrivare a carne molto speziata e riso.
 boudin, quello l disse il cuoco. Buono, s?
Mi sono innamorata dichiarai mentre masticavo. Se non  sposato, la prego di considerarla una proposta di matrimonio.
Sorrise, fessure scure e profonde gli sgualcirono il volto, rivelando i pi grossi denti bianchi che avessi mai visto in un essere umano. La tua ragazza mi piace, davvero, mio caro Ricky ammise, in quello che ritenni un accento cajun. Mi guard con uno scintillio negli occhi. Ma sar meglio che tu gli dica della mia Marlene. Non mi piace quando un nuovo cliente finisce a sanguinare sul mio bel pavimento pulito.
Rick, con un mezzo sorriso sul volto, stava seduto con entrambi i gomiti sul bancone, una polpettina di mais in una mano e il boccale di birra nell'altra. Mi guard con gli occhi ridotti a due fessure. Marlene  sua moglie. Cento chili di donna gelosa e pericolosa.
E bella afferm l'uomo. Ehi, non dimenticarti bella.
Tremendamente meravigliosa conferm Rick. Come lava su una pista da ballo. Gli uomini gemono al solo guardarla. Per alla coscia porta un coltello di trenta centimetri. Nella giarrettiera.
Gelosa ripet il cuoco, inserendo un cestello d'acciaio nella friggitrice con l'olio caldo, il suo cappello da chef s'inclin da una parte. Letale, s.
L'anno scorso ha ucciso una donna qui afferm Rick, indicando il pavimento a un metro di distanza. Aveva provato a flirtare con lui.  morta all'istante.
Infine, rendendomi conto che mi stavano prendendo in giro, m'infilai un altro anello di cipolla in bocca e sgranocchiando dissi: L'avete seppellita sul retro, immagino? Sotto la luna piena? Con canti e tamburi?
Sotto un albero dichiar l'uomo, ridendo. Marlene le ha trovato una bella lapide all'impresa di pompe funebri. C' scritto: QUI GIACE LA SCIOCCA CHE SI  IMMISCHIATA CON IL MIO UOMO. Si asciug una mano e la allung oltre il bancone. Antoine.
Jane dissi, pulendomi l'unto dalle dita.
Antoine non dimentica mai un volto o un cliente dichiar Rick. E sa tutto quello che c' da sapere su questa citt.
Utile risposi. Gli presi la mano. Era grossa, con le dita lunghe e liscia, quando la strinsi il mondo parve rallentare. Come una grossa moto dopo un lungo viaggio, che pompa caldamente energie pronta a ripartire, ma ozia fin quasi al nulla; quieta quando il motore si ferma lasciando un silenzio quasi fragoroso quanto il suo boato, strimpellante e cupo, Antoine mi fiss. E io fissai lui.
Il suo palmo formicolava di potere, pungente e acuto, come se l'energia statica corresse subito sotto la sua pelle. Un potere magico, come quello di Molly, eppure diverso in un modo che distinsi immediatamente. Dilat le pupille e spalanc la bocca. Qualcosa pass tra noi. Un momento di... qualcosa. Merda. Cos'? Di rado percepisco la Bestia nei miei pensieri a meno che non sia in pericolo, ma all'improvviso fu allerta, accovacciata, con la pancia a terra e gli artigli che mi bucavano l'anima in segno d'avvertimento.
Antoine serr la presa. Ho molto piacere di conoscerla, signorina Jane disse in modo formale.
Il potere pungente mi percorse il braccio, in cerca di qualcosa. La Bestia emise dei versi nel profondo della mia mente per mettermi in guardia. Antoine inclin la testa sorpreso, come se l'avesse sentita. Piacere mio, signor Antoine mentii, a denti stretti, quasi dolorante, mentre resistevo al potere indagatore. Scivol intorno al mio fiacco tentativo di bloccarlo. La Bestia allung una zampa e la pose sull'energia che stava crescendo dentro di me. Schiacci la corrente. E ferm la sensazione.
Piacere mio ripetei. Lui lasci la mia mano, interrompendo... qualsiasi cosa fosse. Il mondo irruppe di nuovo, chiassoso e turbolento. Presi un anello di cipolla e lo mangiai, ma adesso aveva un sapore sgradevole, metallico, leggermente amaro. Sorseggiai la birra. Il gusto strano se ne and grazie a quello torboso di lievito.
Vieni quando vuoi fece Antoine. Alzai di nuovo lo sguardo, incrociando i suoi occhi. Parvero dire pi delle parole. A volte la sera c' la musica e si balla.
Ci si rovescia in strada ammise Rick. Sempre che ti piaccia ballare.
Mi piaceva ballare. Ma forse non l.
Tranne quando mi aveva stretto la mano, Antoine aveva continuato a lavorare mentre parlavamo. Mise un secchio, tipo quelli da giardino, sul bancone fra Rick e me. Ne esal un vapore che sapeva di birra e mare, caldo di pepe e spezie. Rick allung una mano, tir fuori un gambero, con il guscio rosso piegato. Ero abbastanza sicura che il crostaceo fosse stato buttato vivo nella birra bollente.
Guardai Antoine e non vidi niente del potere che aveva cercato di frugare in me. Non avevo mai provato niente del genere prima di allora, e il viso allegro dell'uomo sembrava implicare che non fosse successo nulla. Se riusciva a fare finta di essere innocente, potevo certamente fare finta di essere stupida. Per mi chiedevo cos'avesse imparato sulla Bestia mentre mi teneva la mano. Pensierosa, mangiai un'altra polpettina di mais. Rick mi aveva portato l. Aveva voluto che Antoine mi studiasse. Cercai di decidere se questo mi mandava in bestia.
Rick incontr il mio sguardo nello specchio oscurato, reggendo in mano un gambero lungo dieci centimetri come fosse una prova. Aveva un accenno di risata sul volto e un calore da cui si capiva che gli interessavo, sempre che fosse sincero. Era passato un po' di tempo dall'ultima volta che avevo visto quel particolare sguardo negli occhi di un uomo. Forse da quando conobbi Jack ed entrai nel giro dei servizi di sicurezza. Pochi uomini vogliono uscire con una ragazza che pu gettarli in un angolo e calpestarli nel fango. Non ho bisogno di protezione e gli uomini sembrano percepirlo.  una cosa che disturba molti di loro.
E... pur non essendo stata una suora, non avevo preso d'assalto il mondo degli appuntamenti. Avevo amiche che si destreggiavano fra vari uomini, dentro e fuori dal letto, contemporaneamente, ma io ero il tipo di donna da un solo uomo. Fino a quel momento. E quell'uomo se n'era andato molto tempo prima. Decisi di non arrabbiarmi. Non ancora, almeno.
Per eseguire il giusto protocollo per mangiare i gamberi, osservai Rick mentre rompeva il guscio lungo il corpo, subito sopra la coda, e ne tirava fuori la polpa. Mangi il boccone di crostaceo e poi mi fece il saluto militare con i due pezzi di guscio di gambero. Succhia la testa disse, come qualcun altro avrebbe potuto dire 'ciao', e lo fece. Sentii il rumore di liquido risucchiato. Schiocc le labbra e prese un altro gambero. Scrollai le spalle e ruppi il guscio come aveva fatto lui, mangiai la polpa, si rivel piccante grazie al peperoncino, all'aglio, alla cipolla, e sapeva di birra. Buona. Davvero buona. Poi succhiai la testa come aveva fatto Rick, e le spezie esplosero nella mia bocca.
Lui rise per quello che vide sulla mia faccia, e afferm: Ho dimenticato di dirtelo. A quanto pare, le spezie si concentrano nella cavit della testa.
Stai scherzando? riuscii a dire, mentre soffocavo quasi per la potenza di quella roba. Te ne sei dimenticato?!
Antoine rise insieme a Rick. Il ragazzo viene qui da vent'anni. Se lo dimentica sempre.
RoRandMachian 

4
Mi spaventi a morte
Dopo pranzo, la mia pancia si distese e i miei impulsi nei confronti di Antoine restarono schiacciati sotto una soddisfazione da buongustaia. Rick e io andammo a passeggiare sul lungofiume. In uno squarcio d'ombra, un musicista barcollava e sudava suonando un sassofono baritono. Le note di jazz erano basse e roboanti come il vicino Mississippi, il motivo profondo e malinconico. Gettai cinque dollari nella custodia aperta ai suoi piedi e ci fermammo ad ascoltare. Finita la melodia, proseguimmo mentre il musicista ci ringraziava con un cerino del capo e cominciava un altro motivo; le note profonde ci seguirono lungo il marciapiede.
L'aria era calda e umida, avevo la camicia appiccicata alla pelle come colla e i jeans madidi di sudore; eppure era una sensazione stranamente confortante, come una pelliccia dopo una nuotata e un'ora di ozio al sole. Non ero brava nei rapporti sociali, anzi facevo decisamente schifo, ma la presenza di Rick rese il pomeriggio amichevole e complice; un bel ragazzo, un buon pasto... Ma il lavoro  lavoro e immaginai che fosse il momento opportuno per vedere se Rick LaFleur mi sarebbe stato d'aiuto nell'indagine, o se si trattava solo di una distrazione. Volevo usare le sue conoscenze e i suoi contatti locali, e questo scavalcava ogni interesse non affaristico che avessi potuto nutrire per lui. O cos mi dicevo.
Provando con un tono scanzonato, dissi: Dunque, ragazzaccio, macchia nel buon nome della famiglia, vuoi dirmi perch sei venuto a casa mia e mi hai fatto conoscere le squisitezze di Antoine? Presumo che non sia stato perch mi hai visto per strada e ti sei innamorato follemente di me a prima vista.
Mi lanci un'occhiata attraverso le lenti scure, e riuscii quasi a sentirlo riflettere. Quando infil i pollici nelle tasche dei jeans, immaginai che fosse giunto a una conclusione. Mi guard di traverso da sopra gli occhiali, con la testa inclinata e gli occhi rivolti all'ins, pensieroso. Era un gesto provato pi volte e che accese il mio radar: Tipo era un giocatore; una rivelazione sorprendentemente deludente.
Ti ho chiesto di venire a pranzo con me per vedere se potevamo lavorare insieme. Incresp le labbra, soppesando le parole. Ma qualcosa in te mi disorienta.
Mi concessi un sorriso, lasciando che vedesse una punta di scherno senza poter decidere se stessi deridendo lui o me stessa.
Devo dirtelo, ragazza, mi spaventi a morte e non so perch. E hai intimorito Antoine. L'ho visto nei suoi occhi. Si rimise gli occhiali, nascondendo la propria espressione. Niente spaventa Antoine.
Mantenni un tono frivolo. Sei ancora vivo, cos come Antoine. Sono disarmata. Non ho ucciso n mangiato nessuno. Da queste parti. Distorsi un po' il sorriso e aggiunsi: Per ora. Rick ridacchi. Allora perch ti faccio paura? conclusi.
Vorrei saperlo. Sei una strega?
No risposi.
Non lo credevo. Non... riflett e scart parecchie parole non sembri una strega. Ma, ragazza, non sei umana. Non era una domanda. Aveva pi l'aria di un'accusa. E colp fin troppo vicino alla verit.
Girai i tacchi e tornai indietro lungo il fiume. Grazie dell'invito e per avermi presentato Antoine. Non lo ringraziai per il pranzo perch avevo pagato la mia parte.
Ehi, ehi, ehi. Non scappare arrabbiata.
Mi girai, camminando all'indietro lungo la passeggiata di cemento e mi tolsi gli occhiali in modo che potesse vedere i miei occhi. Non sto scappando. E non sono arrabbiata.  solo che non sono il tipo di ragazza a cui piacciono i giochetti. La notte scorsa hai tenuto d'occhio la mia casa mentre fumavi un sigaro e ti nascondevi sulla veranda dalla parte opposta della strada. Inarc le sopracciglia e anche lui si tolse gli occhiali. Fu solo un gesto educato, che m'indusse a vederlo sotto una luce leggermente pi amichevole. Solo leggermente. Mi lanci quelle che sembrano accuse e giri intorno alle domande senza farle apertamente, ti limiti a pungolarmi per vedere come reagisco. Mi porti da un amico che guarda caso ha dei poteri magici, perch mi studi lasciai trasparire un po' della rabbia che provavo e questo semplicemente mi manda in bestia. Quindi, ecco, non sono arrabbiata.  solo che posso passare il tempo in modi migliori.
E proprio questo che mi spaventa di te alz l'indice come per sottolineare il punto. Quando mi fermai e inarcai un sopracciglio, con le mani sui fianchi, sudando per il caldo, prosegu: Qualsiasi altra donna avrebbe passato i successivi dieci minuti a cercare di convincermi di non essere arrabbiata. Anche se lo era. Tu? Ti limiti a sgridarmi. Mentre ti allontani. Calma e distaccata come se niente fosse. E, ragazza,, le donne di solito non si allontanano da me.
Distorsi il sorriso ancora di pi e ricominciai a indietreggiare, consapevole di una coppia seduta su una panchina al caldo soffocante, abbastanza vicina da sentirci se non fosse stata intenta a sbaciucchiarsi come due adolescenti. Non che m'importasse. Orgoglio da macho? chiesi, a voce pi alta, per coprire la distanza.
Un dato di fatto.
Immaginai che fosse vero. Probabilmente le donne lo assediavano a frotte, librandosi intorno a lui come colibr. Avevo notato gli sguardi che gli lanciavano da Antoine, perfino la poliziotta era interessata, ben disposta. Era carino e disponibile, per io preferivo i tipi diretti ai giocatori consumati. Sempre.
Non sono come la maggior parte delle donne dichiarai, a voce ancora pi alta, per coprire la distanza che ormai ci separava.
Lo so. Per vivere uccidi i vampiri emarginati. Hai fatto fuori un'intera famiglia di succhiasangue, insieme a una strega e a un poliziotto. E il poliziotto  morto. Mi bloccai. La coppia alz lo sguardo alla parola 'morto' e si concentr su di me. Sbatterono le palpebre, poi tornarono a darsi da fare.
Rick mi venne incontro, abbassando la voce. Tu e la strega siete scappate, eri mezza morta e con una cicatrice sul collo. Ma al tempo era larga dieci centimetri, rossa e frastagliata, nuova di zecca. Ho visto il video. Per non ce l'avevi quando sei entrata nella miniera. Ho chiesto alle persone che ti conoscevano.
Maledetto internet. Uno studente universitario che stava campeggiando sulle montagne aveva visto Molly e me mentre dalla miniera uscivamo alla luce dell'alba, entrambe coperte di sangue, io con Brax, Paul Braxton, sulla spalla. O quello che ne rimaneva. L'aveva ucciso un giovane vampiro emarginato.
Rick si mosse verso di me, con passi misurati, attenti, come se stesse avvicinando un animale selvaggio. M'irrigidii e indietreggiai ancora prima di fermarmi. Lui rallent. Intenzionalmente, rilassai i pugni e feci un respiro per calmarmi, sapendo che la Bestia era sveglia. Si destava sempre quand'ero di fronte a un qualsiasi tipo di minaccia e la sentivo che guardava fisso attraverso i miei occhi, concentrata e pronta a scattare. Feci un lento respiro, perch non volevo prepararla a uccidere. Ma si era calmata, in un modo letale. Rick si ferm proprio di fronte a me, con occhi fermi e calmi. Mi studiava. E la Bestia studiava lui.
Quando aveva visto uscire dalla miniera due donne completamente insanguinate, il campeggiatore aveva fatto un breve video con la sua fotocamera digitale. Aveva zumato sul mio viso, con i particolari occhi color ambra che erano parsi brillare, un effetto attribuito all'aurora dorata. Cos'altro avrebbe potuto essere? Ma si era trattato della Bestia. E sapevo che proprio in quel momento stava fissando attraverso i miei occhi.
Quando si era sparsa la voce che l'intera famiglia del vampiro emarginato era stata sconfitta nella miniera, il regista del filmato si era reso conto di poterci fare qualche soldo e l'aveva postato su YouTube. Cos Molly e io eravamo diventate famose. Yuppie.
Rick mormor in modo aspro: Dopo solo sei mesi, la cicatrice di dieci centimetri  quasi scomparsa. Alz un dito verso di me, non per minacciarmi, no davvero. Eppure m'irrigidii. Segu la cicatrice che avevo sopra la clavicola, sottili linee bianche intrecciate ad altre ancora pi fini - il segno di artigli e denti di vampiro - con un dito lento e delicato, come se fossero le piume di un uccello selvatico. Ti arriva fin oltre la met del collo dichiar, avvicinandosi cos tanto che riuscii a sentirne il mascolino odore muschiato.
Profumava meravigliosamente. Di sudore, un po' di birra, spezie e... carne. E molto di maschio. La Bestia era decisamente interessata. Ma all'improvviso non pi in modalit difensiva. Sentii il calore fremere nel ventre, e stringere forte.
Qualcosa ha cercato di squarciarti la gola afferm, le sue dita leggere come piume sulla mia pelle. Ha cercato di prosciugarti. E c' quasi riuscito. Ma tu sei guarita. Alla svelta.
Indietreggiai, concentrandomi per alzare e abbassare i piedi, mantenendo l'equilibrio. La Bestia sal in me, pronta a scattare. Ero al limite - di cosa, non ne ero sicura - ma volevo mordere, ringhiare e sbattere l'uomo a terra. Ferirlo o scappare. Cosicch mi rincorresse. Molly mi ha guarito dentro la caverna dissi, attenendomi alla nostra bugia. Ha eseguito...
Non con la luna piena. La tua amica Molly  una brava strega lunare, ma il suo dono  quello di una strega terrestre, delle erbe e delle piante che crescono. Il motivo per cui  venuta alla ricerca della famiglia di succhiasangue con te e Paul Braxton  che percepisce le cose morte. Ho fatto delle ricerche. Ne sente la presenza. Come dei vampiri che dormono di giorno. Scosse la testa, continuando a muoversi lentamente, con gli occhi fissi nei miei. Immobilizzandomi con lo sguardo. Un atteggiamento da dominatore, da accoppiamento, che piaceva alla Bestia.
No ripet. Rimasi scioccata, come se avesse sentito i miei pensieri. Ma lui prosegu, con parole misurate e prudenti. Lei non ti ha curato. Non sotto terra, circondata da un mucchio di vampiri definitivamente morti. S, questo Tipo aveva fatto i compiti a casa. Era pericoloso.
Percepii la mossa prima di registrare la tensione nelle sue spalle, la sua mano che formava un artiglio per stringermi il collo nel pugno. Lo bloccai alzando il braccio destro a pararmi il corpo, con il pugno che si mosse in senso orario per allontanare il suo braccio. Un passo rapido di lato e il mio piede fu dietro la sua gamba destra. Spinsi. Mentre cadeva, finii la mossa. Un colpo violento al plesso solare. Forse in tutto l'azione di un secondo. Espir con un grugnito. Prima sbianc e poi arross per il dolore.
Me ne andai. Il mio battito cardiaco non era nemmeno accelerato.
Quando guardai indietro, Rick era piegato sulle ginocchia, e si reggeva il dito medio, muovendosi come se gli facesse male, come se ancora non riuscisse a riprendere fiato. No. Non Rick. Non un uomo con un nome. Tipo.
Mi fissava. E rideva. Anche se vedevo il dolore sul suo volto, rideva. Divertente, mi disse la Bestia col pensiero. Increspai le labbra. Non proprio mormorai. Scommetto dieci daini che non torner.
Jane non pu uccidere pi di cinque daini, ma io s. La Bestia condivise il ricordo di un banchetto con un daino di pi di cento chili, quaranta pi di lei. Il sangue era caldo, la pelle cos gustosa che mi venne l'acquolina in bocca.
Spaccona mormorai alla Bestia. A me stessa. Proseguimmo, spartendo l'unico genere di umorismo che potevamo: quello della caccia.
Quando uscii con la moto sul giardino laterale, quella di Rick era sparita. Avevo le trecce che ondeggiavano sulle spalle e le perline che ticchettavano, mentre la testa mi sudava copiosamente dentro il casco e il motore ruggiva potente. La mia moto si chiama Pezzettina, perch  formata da pezzi presi un po' qua e un po' l. Principalmente da due Harley Davidson del 1950, modificate ma non riportate alla perfezione. E turchese scuro con una perlacea e iridescente lucentezza metallizzata; lungo il serbatoio ha delle ombreggiature scure a forma di zampe di puma che dal sellino mi salgono fra le gambe, con gli artigli ricurvi protesi come ad afferrare il manubrio per prendere il controllo.  stata fatta su misura, unica nel suo genere: la verniciatura, il lavoro artistico e la moto in s.
Dopo il mio ultimo, molto proficuo lavoro, cercare ovunque un mezzo di trasporto era stato molto simile a cercare il cibo, e la Bestia, che raramente entrava nei miei pensieri coscienti a parte quando c'era la minaccia di un pericolo, si era svegliata quando sei mesi prima avevo cominciato la ricerca a cui aveva continuato a partecipare. Aveva opinioni molto specifiche per quanto riguardava i veicoli. Si era rifiutata di farmi comprare un'auto o un camion, e si era limitata a sputare quando le avevo mostrato una monovolume adatta ai piantonamenti. Per la prima volta che aveva visto le moto che arrugginivano sfasciate in un deposito di rottami a Charlotte, nella Carolina del Nord, aveva approvato.
Jacob, il mastro meccanico che per dieci anni aveva lavorato come costruttore di telai in un negozio della NASCAR, per le Harley era pi un sacerdote zen che un meccanico. Non si era limitato a ricostruire la mia Pezzettina, l'aveva resuscitata riportandola alla perfezione che solo un mastro meccanico avrebbe potuto concepire. All'esterno era ancora una spartana panshovel, ma ammodernata con un affidabile carburatore Mikuni HSR42 che richiedeva poca manutenzione e consentiva una guida silenziosa e filtri idraulici; era una moto da sogno. Avevamo avuto solo una discussione riguardo Pezzettina. Jacob avrebbe voluto installare l'accensione elettronica, ma solo gli imbranati usano le chiavi. Pezzettina aveva un pedale d'avviamento vecchio stampo, e cos sarebbe rimasta.
Ci buttammo sulla strada, con il ruggito del motore che reclamava il nostro territorio quanto il grido della Bestia annunciava che avrebbe reclamato il suo. Un grido, non un ruggito. I leoni africani ruggiscono, le pantere no. Coguaro, puma, pantera, lince, leone di montagna e pantera nera del Nordamerica sono tutti nomi che si riferiscono a una bestia, il Puma concolor, una volta il mammifero pi diffuso sul continente nordamericano, e uno dei tre predatori pi grossi dei nostri giorni oltre all'uomo. Per quanto siano feroci, i puma non sanno ruggire. Gridano, ululano, ringhiano, fanno le fusa, gnaulano, soffiano, sibilano sommessamente, e i piccoli emettono dei fischi acuti e stridenti per chiamare la madre, ma non sanno ruggire. La Bestia considera il talento di ruggire altamente sopravvalutato e probabilmente capace di attirare il cacciatore bianco e i suoi fucili. Meglio essere silenziosi e letali, con qualche urlo per spaventare la preda. Non aveva bisogno di altro, ma il ruggito della moto le piaceva. Come non detto.
Molto probabilmente sarebbe rimasta tranquilla - dorme quasi sedici ore al giorno - dato che lo shopping, per quanto predatorio, non era abbastanza cruento da risvegliare i suoi istinti di cacciatrice. Mi servivano abiti pi freschi per sopravvivere a quel caldo e a quell'umidit. La temperatura aveva raggiunto i trentacinque gradi, ed era previsto ancora pi caldo per il fine settimana. Dovevo anche andare dal macellaio che mi avrebbe consegnato il fabbisogno proteico. Per ottenere il bonus dei dieci giorni, la Bestia e io dovevamo trasformarci ogni giorno, un biglietto di andata e ritorno che rendeva necessaria tanta carne. Da due a cinque chili di carne fresca e mezza scatola di porridge al giorno, e questo solo per riprendermi da due trasformazioni. Se avessi dovuto combattere o scappare, avrei avuto bisogno di molte pi calorie.
Mentre lasciavamo il quartiere, accelerando lungo Charles Avenue, cominci a piovere. Con il cielo azzurro e pulito. Sospirai. I miei capelli sarebbero stati orribili.
Aprii un conto dal macellaio perch mi consegnasse bistecche ogniqualvolta lo chiamavo, e sulla strada di casa individuai un supermercato dove comprai un costume, dei pantaloni leggeri con le tasche laterali, dei pantaloncini, canotte, e un paio d'infradito fosforescenti. Dopo Un chilometro e mezzo, superai un centro commerciale con un fiorista, una piccola chiesa di Cristo e una vetrinetta con in mostra gonne lunghe fino ai polpacci. Incuriosita, mi fermai, tolsi il casco ed entrai.
Le gonne erano patchwork. Non del tipo che avrebbe indossato una hippie di sessant'anni, ma graziose e delicate confezioni scampanate fatte di piccoli pezzi di cinque centimetri per dieci di mussolina, seta o cotone in colori accesi. Erano tutte coordinate: blu, turchese o rosso, e alcune erano ricamate. Presi una gonna di mussolina a motivi blu e viola e la scossi con delicatezza. L'orlo si agit, civettuolo e lezioso. Non mi stavano bene le cose leziose, ma quella mi piaceva. L'elastico mi avrebbe permesso di portarla bassa sui fianchi se avessi voluto, oppure pi alta in vita.
Ti starebbe benissimo.
Lanciai un'occhiata all'adolescente che era seduta dietro il bancone con in mano un libro tascabile. S?
S, ma dovresti vederla con questa camicia. Scivol dallo sgabello, abbassandosi di una trentina di centimetri e arrivando cos poco sopra il metro e cinquanta. Si diresse verso uno scaffale e tir fuori una camicia. Aveva le maniche a sbuffo lunghe fino ai polsi e un cordoncino allo scollo, dello stesso materiale blu, ma stavolta abbinato a un tessuto di un viola pi chiaro. E questa afferm, reggendo una collana di pietre viola e turchese. Ametista e chatkalite. Assolutamente fantastica con questi sandali. Dalla vetrina, prese un paio di sandali color porpora, con i lacci per ballare.
Guardai la ragazza con le lentiggini e feci un largo sorriso. Io non sono per niente brava a mettere insieme i completi e tu l'hai fatto in meno di un minuto.
 un dono ammise. Provati tutto. Se vuoi, te ne scelgo un altro.
Girai le etichette e trasalii mentre guardavo in giro per il negozietto. Andrei in rovina se ne prendessi due.
Ma ti rovineresti l'umore se non lo facessi replic, saggiamente. Ti trover qualcosa altrettanto carino ma meno caro. Vai pure. Agit una mano nella mia direzione e io eseguii. Provai abiti per quasi un'ora, un vero record per me. Lasciai il negozio con due paia di scarpe, tre maglie da mescolare e abbinare e la collana. Sei completi in tutto. Come potevo dire di no?
Tornata alla casa che mi avevano prestato, misi gli abiti nell'armadio insieme al resto del mio magro equipaggiamento. Viaggio leggera, con solo quello che entra nelle bisacce e spedisco le cose di cui non posso fare a meno al nuovo indirizzo ogni volta che mi trasferisco, come il t. Nel mio armadio le armi prendono pi posto dei vestiti. Un'ammazzavampiri itinerante deve arrangiarsi.
Misi a posto e mi cambiai con runico altro paio di jeans e gli stivali di Lucchese. Avevo un appuntamento per cena al Katie's. Esaminai le carte nella busta che mi aveva dato Troll, comprese le informazioni sui vampiri di New Orleans, e lessi tutto il contratto accuratamente stampato per assicurarmi che la clausola sui danni collaterali su cui avevo insistito durante le nostre negoziazioni su internet ci fosse ancora. Se scoprivo che all'emarginato stavano offrendo un porto sicuro e dovevo uccidere uno o pi vampiri per arrivare a lui, non volevo rappresaglie. La clausola speciale mi garantiva protezione. C'era.
Ce n'era anche una di riservatezza per cui non avrei dovuto condividere con i media n con nessun altro quello che imparavo sui vampiri, i loro servitori o le loro famiglie, pena una morte lenta e spaventosa. Non che avessi intenzione di andare alla tv nazionale a smascherare le sanguisughe con i canini, ma era comunque un deterrente. Pur sapendo che la clausola dal loro punto di vista aveva perfettamente senso, 'una morte lenta e spaventosa' era un'espressione piuttosto raccapricciante.
Vicino alla fine c'era una riga gradita a proposito d'impiegare contatti del posto e un budget per pagare fonti che altrimenti potrebbero non parlare. Da come la interpretavo, sembrava che il Consiglio fosse disposto a coprire tali spese, in attesa dell'approvazione di Katie. Che dolce.
Nel raccoglitore con le informazioni sui vampiri, trovai un pass per le strade a pedaggio da mettere sulla moto e una lista dei sette clan di sanguisughe di New Orleans, le foto digitali dei capi e un resoconto della gerarchia vampiresca. Era simile a un governo parlamentare, con i capi clan che sedevano nel Consiglio esecutivo, e i membri pi anziani in uno ampliato. Il Consiglio prendeva decisioni finanziarie, manteneva la pace con gli umani, lavorava con le loro autorit giudiziarie e faceva rispettare le leggi ai suoi stessi membri, compreso essere responsabili del numero di rampolli, servitori di sangue e schiavi di sangue che ciascun clan poteva avere. Informazioni interessanti, ma non proprio utili dovendo rintracciare un vampiro completamente fuori di testa che il Consiglio non era riuscito a eliminare e nemmeno a identificare.
Firmai il contratto, inserii nel cellulare i numeri dei contatti che Katie aveva incluso, e saltai la recinzione di mattoni. Non volevo che il maledetto Tipo sapesse dov'ero. Era tornato a nascondersi nel suo buco, guardando il mio cortile e fumando un altro sigaro, il che m'indusse a chiedermi per chi stesse lavorando, mentre mi teneva d'occhio... Be', non per il vampiro emarginato. Erano troppo instabili mentalmente per tenere qualcuno in schiavit per lunghi periodi di tempo. E non avevo sentito odore di vampiro addosso a Tipo - non Rick, solo Tipo, senza un nome. Ma Katie aveva sicuramente altri nemici. Non dovevo nemmeno chiedere. I vampiri, avevano sempre dei nemici, e pi erano vecchi, pi nemici avevano. Vivi e morti.
Mi presentai alla porta sul retro di Katie alle sette in punto. Troll mi apr fermandosi a fissarmi, e bloccandomi l'ingresso. Finsi indifferenza, ma desiderai esserci andata armata, e dissi: Sera. Dovrei interrogare le ragazze.
Unirti a loro per cena. Non interrogarle.
Di' come ti pare. Sar gentile. Niente braccia rotte, n sangue.
Avrei scommesso che Troll voleva sorridere. Apr la porta, ma continu a bloccarla con un braccio e con il corpo. Hai messo fuori uso tutti i dispositivi di sicurezza di Katie.
Gi. Come da accordi. Sbattei il contratto sul suo petto.
Non si spia l'aiuto. Sono sicura che si sia solo dimenticata di rimuovere le telecamere.
Le hai trovate tutte. E alla svelta. Prese il contratto, ma non si spost.
Mi toccai il naso e citai la piccola commessa: E un dono. Poi aggiunsi: Sento l'odore dei dispositivi di sicurezza. Era una bugia bella e buona. Ma col fiuto riuscivo a scoprire quando un essere umano aveva passato un sacco di tempo in un posto strano. Tipo sopra la mensola del camino, nell'armadio o in cucina, a installare cimici. Ora tocca a me fare una domanda: perch Rick LaFleur si  presentato a casa mia oggi?
Troll pieg la testa, pensieroso. Riuscivo a vedere che stava succedendo qualcosa dietro i suoi misteriosi occhi marroni, ma il linguaggio del suo corpo non rivelava niente. Forse lavorare con un vampiro t'insegna a tenere tutto dentro. Rick aspirava al lavoro di caccia all'emarginato.
D'accordo, non era una sorpresa. E tu gli hai detto che io avevo ottenuto il lavoro e non lui?
Ho detto a Katie di assumere te. Rick  bravo, ma non abbastanza da prendere un emarginato. La mia famiglia lo sa e mi ha chiesto di tenerlo fuori. Io l'ho fatto. Se glielo dici, ti sventro come un maiale.
Grazie dell'avvertimento. C' qualche possibilit che lavori per gli avversari di Katie?
Assolutamente nessuna.
Dunque sta sorvegliando casa mia perch mi trova irresistibile?
Troll spalanc gli occhi, stupito.
S, anch'io ho avuto la stessa sensazione. Misi le mani in tasca e mi domandai quanto ancora a lungo Troll mi avrebbe fatto restare in piedi a chiacchierare al caldo. Il fresco dell'aria condizionata fluiva intorno a noi, disperdendosi in fretta mentre cominciavo a sudare. Sentivo che la croce d'argento che portavo sotto la camicia, l'unica cosa che potesse essere considerata un'arma, si stava bagnando. Mi sudava perfino il cuoio capelluto. Vuole lavorare con me sulla faccenda dell'emarginato, affermai e m'interessa qualcuno con contatti locali se  affidabile. E se il Consiglio copre le spese.
Ne parler con Katie disse Troll, scuotendo la testa. Come ti piace la bistecca? Per contorno vuoi patate al forno o insalata? Alla fine si spost e mi lasci entrare, chiudendo a chiave la porta alle mie spalle.
Accendi un fiammifero sotto la carne, e se muggisce ancora non mi offender. Sulle patate qualsiasi cosa piena di grasso, e l'insalata  per le mucche. Coca, con caffeina, niente alcol. Entrai in casa, aspettando una sua mossa. Non la fece. Si limit a indicare a destra e disse: Katie ti lascer da sola con loro per un'ora. Per cena le ragazze si ritrovano nella sala comune.
Va bene. E, Troll? Rest in attesa. Quando ho saltato la recinzione, ho notato che recentemente qualcuno ha installato una telecamera dalla parte di Katie, rivolta verso casa sua. Al massimo un mese fa. La scalfittura  ancora fresca. Sono entrati dalla mia parte della recinzione.
Troll imprec e scomparve lungo un corridoio buio.

5
Era affilatissimo
Sono sicura che la televisione avesse rinsaldato le mie idee di come fosse una prostituta professionista. Grossolana, dura, cruda, probabilmente malata. E il fatto di essere cresciuta in un istituto religioso aveva rafforzato quest'immagine. Le ragazze di Katie spazzarono via quest'idea in cinque minuti. Sedevano su sedie eleganti in una formale sala da pranzo, intorno a un tavolo scuro di legno intarsiato, con gli occhi assonnati e vesti di broccato con cinture infiocchettate, i capelli in onde setose e la pelle profumata e ricoperta d'olio. Avevano l'aspetto e l'odore della salute, anche se con incollata una netta aura vampiresca.
C'erano sei ragazze, e incontrai la settima nel corridoio mentre entravo. Tre erano caucasiche: una bionda, una bellezza con i capelli cremisi e gli occhi smeraldo, e una con la pelle bianca e i capelli neri che attir la mia attenzione per le energie magiche che la circondavano. Tre delle ragazze avevano la pelle scura: una talmente nera che alla luce della candela sembrava blu, una color caffellatte, con gli occhi verdi e nocciola e i capelli ricci e biondi, e una proveniente dall'Asia meridionale che doveva avere dodici anni. La settima era diversa. Mentre si sedeva, tintinnava piena di piercing e tatuaggi, con anelli che le pendevano dalle sopracciglia, dalle labbra, dal naso, dalle orecchie, dall'ombelico e dai capezzoli. Indossava bassi pantaloni da odalisca di velluto e un reggiseno trasparente, quindi non stavo tirando a indovinare. E sulla spalla portava una frusta di pelle intrecciata, talmente flessibile che probabilmente non lasciava nessun segno sulla pelle umana.
Sono Christie disse. Cerchi lavoro? Perch Katie  gi al completo.
Prima che potessi rispondere, le pareti vibrarono come se l'elettricit fosse passata al loro interno. E un vampiro url. Il rumore si propag, assordante in modo innaturale e disumano, talmente acuto da assomigliare di pi a una sirena della polizia. Era il rumore che facevano quando morivano.
La Bestia comparve rapidamente dentro di me; mi voltai e corsi lungo il corridoio pi veloce di un qualsiasi essere umano. Superai Troll, aprii la porta e scivolai dentro la stanza dove mi avevano fatto il colloquio. Katie era in pieno atteggiamento vampiresco, con gli artigli estesi, i canini di cinque centimetri e le pupille nere negli enormi occhi rosso sangue. Il puzzo di assenzio riempiva la stanza.
Caspita. La Bestia si ferm di colpo. Troll mi spost da una parte e si fece avanti. Il vano della porta si riemp di belle signore.
Tornate a cena mormor sommessamente Troll, con un pacato tono uniforme. Katie gir di scatto la testa verso di lui. Sollev gli artigli e sibil, come un animale. La Bestia cap. Paura. Smania di uccidere. Ricordo solo un'immagine della Bestia che attacca una femmina di daino. E i suoi piccoli. Infuriata, terrorizzata, affamata. Indietreggiai fuori della porta e la chiusi, rimanendo con le ragazze nel corridoio scuro, circondata dai loro profumi e dai loro abiti fruscianti.
Non l'ho mai vista in quel modo sussurr una.
Io s. Tom sa gestirla. Ma nella sua voce c'era una traccia d'incertezza.
Torniamo in sala da pranzo, dissi qui fuori pu sentire il nostro odore.
Come lo sai? domand Christie, alla mia sinistra.
La osservai, mentre la mia vista si adattava alla poca luce. Aveva gli occhi spalancati e stringeva la frusta in entrambe le mani, talmente forte da avere le nocche bianche. Non potevo certo rispondere 'Perch la Bestia pu sentire il suo'. Decisi di scacciare la domanda con un gesto della mano e m'incamminai, sapendo che la mentalit del gregge le avrebbe indotte a seguirmi. Una volta la Bestia mi aveva informato che gli esseri umani sono cacciatori solo per caso e perch hanno i pollici opponibili. Altrimenti sarebbero prede. E nemmeno tanto buone. Avevo avuto troppa paura dell'illazione per farle ulteriori domande. In realt, non volevo sapere se avessimo mai mangiato esseri umani. No, no davvero.
Di ritorno nella sala da pranzo, una donna nera, lontana parente di Matusalemme, entr con un rumore di passi strascicati indossando un vestito nero lungo fino ai piedi, un grembiule bianco inamidato e scarpe da casa senza stringhe; aveva i radi capelli grigi raccolti in uno chignon. Spingeva un carrello pieno di ciotole d'insalata. Senza pi parlare, le ragazze di Katie sfilarono intorno al tavolo e si sedettero. Mi sedetti a uno di tre posti liberi, in mezzo, n in cima n in fondo. La ringrazio mentii, quando una ciotola d'insalata mi fu posta davanti sull'immacolata tovaglia bianca. Non avevo niente contro l'insalata - specialmente quando veniva servita affogata nella salsa bacon -  solo che non ne andavo pazza.
Prego,  un piacere rispose la donna, con una voce sommessa caratterizzata da un accento che non riuscii a identificare. Mise un bicchiere da vino alla destra del piatto, e uno da acqua sopra un sottobicchiere per proteggere il legno scuro oltre la tovaglia. Lanciai un'occhiata a tutta l'argenteria e mi prese lievemente il panico. All'istituto usavo coltello, forchetta e cucchiaio. Bevevo il latte. Pregavo prima di cominciare. Lavavo i piatti. In seguito, mi ero messa a mangiare con le mani sopra il lavello della cucina o con gli artigli tra l'erba senza pensarci troppo.
Osservai le ragazze mentre ciascuna prendeva in mano una forchetta d'argento - caspita, di vero argento - e cominciava a mangiare l'insalata con l'olio e l'aceto. Niente salsa bacon. Essendo un'ospite, avrei dovuto mangiarla anch'io. Erano passate settimane dall'ultima volta in cui mi ero ricordata di benedire un pasto, il che mi provoc una fitta di senso di colpa, e sebbene probabilmente questo mi rendesse una pessima invitata in una casa di vampiri, chiusi gli occhi per rendere grazie prima di scegliere un'analoga forchetta dai denti corti e mangiare. Mentre masticavo, esaminai la stanza. Cerano quadri appesi in cornici dorate, tutti ritratti di Katie in vari stadi di deshabill. Pesanti tende a strisce marroni e nere coprivano le finestre della parete pi lontana, legate con grosse nappe e corde fantasia. Sotto il tavolo c'era un tappeto spesso, aveva un aspetto moderno e le stesse sfumature, con frange di seta nera alle due estremit.
Una volta finita l'insalata, esordii: Katie vuole che vi parli del...
La vampira comparve sulla porta, con la sua tipica velocit. La Bestia mi tir indietro la testa e spinse la mia sedia lontano dal tavolo con uno stridore. Katie si reggeva con le braccia tremanti a entrambi gli stipiti della porta, come per tenersi in piedi. I suoi capelli ricadevano in un modo che le donava un'espressione truce. Uno strato di sangue le ricopriva le labbra e il mento. Jane. Vieni disse, senza fiato.
I suoi occhi apparivano umani e aveva ritratto i canini nel palato, per odorava di paura e sangue fresco. La Bestia arruff il pelo. Non sapendo cos'altro fare, seguii Katie nell'ufficio trattenendo la Bestia con uno sforzo di volont; odiava seguire un altro predatore nella sua tana. Mentre le andavo dietro, la vampira accese il candelabro da parete, illuminando il corridoio con un tocco di colore umano. Ma l'odore del sangue diventava pi forte. La Bestia lott per liberarsi e io increspai le labbra per esporre denti letali che ancora non avevo. Katie non guard nella mia direzione.
Nell'ufficio, l'odore di sangue e carne era talmente forte che ebbi una stretta allo stomaco. Diversamente da quello che si vede nei libri e nei film, gli umani non possono sentire l'odore del sangue fresco, solo di quello vecchio e in via di decomposizione, per la Bestia ci riesce. Si raccolse e ringhi, gi nella mia gola. Troll era sdraiato scompostamente sull'amorino, con il sangue rappreso sulla gola e sulla maglietta, e la camicia strappata. Aveva la pelle di un blu grigiastro e gli occhi girati all'indietro nella festa calva. Il suo petto si alzava con un respiro superficiale. Nella mia mente, la Bestia si mise seduta in attesa di vedere cos'avrei fatto.
L'ho ferito ammise Katie, con voce attonita. Ne... ne ho preso troppo. Mi guard con occhi vuoti; gli occhi di un bambino che ha fatto un grave errore e non sa come rimediare. Rilassai le dita, che avevo chiuso a pugno pronta alla lotta, e attraversai la stanza tenendo d'occhio Katie. M'inginocchiai per controllare il polso di Troll. Esile e debole, fin troppo rapido. La sua pelle era fredda e cinerea, sotto shock. Esaminai il suo collo: i buchi erano stati accuratamente chiusi. Almeno non perdeva pi sangue. Gli spostai leggermente la testa per aprire le vie respiratorie, nella speranza che Katie non gli avesse spezzato il collo mentre si nutriva e che non l'avessi appena paralizzato.
Tra i corsi che avevo seguito dopo le superiori ce n'era stato uno di tecniche di pronto soccorso, ma non avevo le attrezzature per aiutarlo. Viaggio troppo leggera. Ha bisogno di una trasfusione dissi e di liquidi. Chiama il 911.
No. Continuando a muoversi con una velocit vampiresca, Katie s'inginocchi con un movimento aggraziato e spossato e appoggi il dorso della mano sulla guancia di Troll. Il gesto sembrava dolce e premuroso, in netto contrasto con il suo rifiuto di assistenza medica al proprio impiegato.
Perch no? domandai, mantenendo un tono calmo.
Mi arresteranno. Mi guard al di l del corpo di Troll, angosciata e impotente. Gi. Giusto. Ho l'attrezzatura afferm. So che sai fare un'endovena. Hai studiato medicina. Rachael ha il suo stesso gruppo sanguigno. Pu fare da donatrice.
Evidentemente Katie aveva studiato bene il mio sito, scoprendo che avevo l'attestato di tecnico di pronto soccorso. Mi appoggiai all'indietro sui talloni, anche se per la Bestia quella di un gatto con la pancia esposta era un'immagine di vulnerabilit. Quando riuscii a parlare senza toni intimidatori, che avrebbero eccitato una vampira gi nervosa, dissi: Sei uscita completamente fuori di testa? D'accordo, l'intimidazione non mancava, ma era meglio di quello che avrei voluto dire. Non inizier un'endovena per una trasfusione. Se il gruppo sanguigno  sbagliato, potrei ucciderlo. Non lo far mai. Mi alzai e guardai Katie dall'alto, aveva la disperazione negli occhi.
Sai cosa succede ai vampiri in prigione? chiese. C'incatenano in una stanza buia, senza sangue, e ci lasciano marcire.
 solo una leggenda del web. Almeno speravo che fosse cos. Il Congresso non era particolarmente ansioso di far passare le leggi per l'uguaglianza dei diritti e la protezione giuridica degli esseri soprannaturali. Quando alcuni decenni prima vampiri e streghe avevano svelato la propria esistenza, la maggior parte dei membri del Congresso non aveva esattamente steso per loro un tappeto rosso. Troll gemette, pallido, con il respiro superficiale. Il suo battito cardiaco assomigliava alle ali di un uccello morente. Chiama il tuo medic contrattai, cominciavo a sentirmi disperata.
E troppo lontano. Se non vuoi aiutarlo con una trasfusione, allora almeno dagli i liquidi per endovena disse Katie, alzandosi e dirigendosi verso il bancone.
Mi girai in modo da non darle mai la schiena e la osservai mentre apriva uno sportello che svel un armadietto ben fornito di attrezzature mediche. Be', guarda un po', comodo, pensai, sentendomi invadere dal sarcasmo. Non era la prima volta che Katie aveva bisogno di medicare una ferita. Chi l'avrebbe mai detto? Mi domandai quanto fosse vicina a diventare un'assassina. Secondo la tradizione, i vampiri che cominciano a fare errori col sangue mentre sono gi avanti negli anni a volte diventano feroci, come l'emarginato a cui stavo dando la caccia. Interessante. Forse letalmente. Alla Bestia tutto questo non piaceva. E nemmeno a me.
Continuando a tenere Katie lontana dalla mia schiena, controllai la data di scadenza della soluzione salina e degli aghi sterilizzati, e mi misi al lavoro. Legai il laccio emostatico e trovai una vena, inserendovi un ago di un millimetro di diametro. Era grosso, adatto alle trasfusioni e doveva far male, ma Troll nemmeno sussult. Attaccai i tubi alla valvola e aprii la soluzione salina al massimo. Katie mi osserv mentre premevo la sacca per forzare il liquido a entrare pi velocemente nel corpo di Troll. Ha bisogno di un dottore affermai, sentendo quasi un ringhio nella mia voce.
Faresti la telefonata? mi domand, piangente.
Perch non tu?
Non so come si fa rispose. Alzai lo sguardo, sorpresa. Katie mi pass un cellulare. So che il numero esatto  nella rubrica li dentro, ma non so come trovarlo. Non voglio lasciare Tom, per andare... a cercarlo.
A cercarlo nel suo covo, pensai, deducendo che fosse troppo lontano per essere facilmente raggiungibile. Eppure Katie era li, sul posto, prima del tramonto. Questo m'indusse a esitare, anche se non lasciai trasparire la mia reazione. Premetti alcuni pulsanti sul cellulare e trovai la rubrica.
Ishmael Goldstein disse.
Scorsi i nomi, lo trovai e premetti INVIO. Il telefono squill all'altro capo e io riferii il messaggio all'uomo che rispose. Quando mi chiese chi fossi, passai il cellulare a Katie e poi dovetti mostrarle come si tiene all'orecchio. Lei conferm quello che avevo detto e io riattaccai. Non sai usare un cellulare? le chiesi.
Katie si strinse elegantemente nelle spalle, senza staccare gli occhi da Troll. Le cose cambiano talmente alla svelta. C' stato un tempo in cui solo la moda cambiava, non il modo in cui si viveva. Ora la vita richiede un adattamento continuo. Non mi piace. Mi guard, con un'aria meno impotente di prima. Rafforz la voce e drizz le spalle. Ho un telefono. Ma non come quello di Tom. Si occupa lui per me di tutte le faccende di natura tecnica.  il suo lavoro. Una questione di mansioni.
Capisco. Mantenni un tono neutro. Se aveva sentito una traccia di altezzosit nella mia voce, scelse di non reagire. Vuoi dirmi perch ti sei imbestialita con me?
Katie si appoggi una mano dalle lunghe dita sulla gola. Quando mi sono svegliata, ho capito che qualcosa non andava, ma non riuscivo a identificare cosa fosse. Poi Leo mi ha contattato. Dalle mie ricerche sapevo che Leo era Leonard Pellissier, il capo del Consiglio dei vampiri di New Orleans. Mi ha detto che Ming non si  pi svegliata. Il suo servitore umano  entrato nel suo covo... Katie fece una pausa per respirare, ma i vampiri non hanno bisogno di molta aria tranne che per parlare. Bastava questo a indicare che era sconvolta, anche senza vedere Troll in fin di vita. Era scomparsa. Nella sua cripta c'era molto sangue. Di Ming, stando all'odore. Mi guard. Leo sta venendo qui.
Subito dopo quest'affermazione, suon il campanello. Immaginai che con Troll leggermente indisposto, toccasse a me andare ad aprire e provvedere alla sicurezza. Passai a Katie la soluzione salina e le mostrai come premere la sacca. Tenendola occupata, setacciai le tasche di Troll in cerca di armi. Trovai un coltello progettato apposta per uccidere i vampiri, d'acciaio, con una lama d'argento di trenta centimetri affilata solo su un lato. Con un emarginato in libert aveva senso che la guardia del corpo di Katie ne portasse uno. Ne avevo alcuni anch'io.
Troll l'aveva legato alla coscia con un'apertura nella tasca che gli permetteva di far scivolare una mano per prelevarlo. Senza allargarmi troppo, slegai il fodero e lo posizionai alla mia gamba. Portai dall'ufficio nell'atrio la sua .45, senza sicura, con un dito sul grilletto. Per strada aprii l'anta dell'armadio dove in precedenza avevo depositato le mie armi e recuperai il paletto che avevo lasciato nell'angolo.  sempre meglio avere un paletto a portata di mano quando s'incontra un vampiro in un territorio che non  familiare. Infilai il paletto nella cintura e sperai di non farmici male. Era affilatissimo.
La porta non aveva lo spioncino - nessun punto debole attraverso cui qualcuno potesse sparare - per individuai un cassettone alto modificato; la parte superiore munita di cardini si apriva per svelare una serie di monitor che facevano parte del sistema di sicurezza della casa. C'era una mezza dozzina di schermi - la maggior parte mostrava camere vuote - e uno pi piccolo da cui si vedeva il portico sul davanti della casa. Era calata da poco la notte e si erano accese le luci sulla porta, che rivelarono due uomini: uno ben curato con indosso un completo scuro, e un colosso alto con le spalle larghe. Leo Pellissier e il suo braccio destro, servitore di sangue e di forza bruta. Nascosi la pistola, tolsi la piccola croce d'argento dal collo, inspirai a fondo, mi posizionai ben salda sui piedi e aprii la porta. Maciste, vedendo un viso sconosciuto e la croce che brill all'improvviso, tir fuori un coltello e attacc.
Feci un rapido passo di lato e allungai un piede. Inciamp. Il trucco pi vecchio del mondo.
Fui su di lui prima che arrivasse in terra. Mi misi a cavalcioni e gli puntai la .45 di Troll alla base del cranio. Ci picchiammo. Sobbalzammo. Il mio cuore batteva forte. La Bestia ringhiava.
Pi veloce del pensiero, il vampiro mi cadde addosso. Mi circond la gola con le mani. Rest impigliato nelle mie trecce. Sibil e con un tenue colpo secco distese i canini, che mi sfiorarono il collo con il morso mortale di un predatore.
Gettai indietro la testa e con il cranio sbattei contro qualcosa di pi morbido. Sentii il sibilo dell'aria che veniva espulsa. La pressione sulla mia gola diminu. Colpii il dorso della mano del vampiro con la croce.
Ulul e si stacc da me. Rotolai, portandomi dietro la guardia fino a sdraiarci sul pavimento, con la pistola puntata contro il suo collo, il suo corpo sopra al mio, a proteggermi. L'aria era pregna del puzzo di sudore umano e di feromoni vampireschi. Quest'ultimo sapeva di anice e carta vecchia, forse papiro, e d'inchiostro fatto di foglie e bacche.
Sparer al tuo servitore di sangue se ti muovi di nuovo dissi, con un tono di voce basso e freddo. Leo si blocc, passando da una posizione di combattimento a un'assoluta immobilit in quel modo inumano, tipico dei vampiri, che  tanto impressionante. Se mi ascolti, lo lascer vivere contrattai. L'immobilit si fece pi profonda. Sentii il servitore prepararsi e afferrai la sua gola con la mano, conficcandogli le unghie nella trachea. Spinsi con forza la canna della pistola sotto il suo orecchio. Se resisti, ti squarcer la gola, poi decapiter il tuo signore. Scegli. Un silenzio carico di sconcerto riemp l'atrio. Con lentezza, Maciste si rilass. Mossa saggia.
Leonard Pellissier. Mi concentrai sulla forma scura, delineata dalla luce dei lampioni che inondava il vano della porta rimasta aperta. Sono il talento venuto da fuori citt di Katie dichiarai, usando l'espressione di Tipo. Il fucile ingaggiato dal Consiglio per rintracciare ed eliminare l'emarginato. Non voglio ammazzare nessuno di voi due, ma lo far se devo. Non ho versato il sangue di cui sentite l'odore. Non sono una vostra nemica. Be', almeno non per il momento, ma nessuno stava prendendo appunti. Indietro. Su.
Leo indietreggi, io rafforzai la stretta su Maciste. Farai il bravo? Sentii che deglutiva sotto la pressione della mia mano.
Quando parl, fu un sibilo. S. Avvertii la verit nel suo tono, ne sentii l'odore sul suo corpo, insieme alla scia del dominio di Leo, il sapore di vampiro. Allentai la presa. Si mise in piedi e io feci altrettanto, mantenendolo fra Leo e me. Gir il braccio e chiuse la porta. Quando si mosse per guardarmi in faccia, mettendosi di fronte ma leggermente spostato di lato rispetto a Leo, misi la sicura alla pistola. Ero stata fortunata che non fosse partito un colpo mentre rotolavamo sul pavimento.  stupido lottare con in mano una pistola, perfino mentre si affronta un vampiro. Ma non avevo certo potuto cercare un modo migliore. Mi ero ritrovata fra una roccia umana e uno con i canini.
Non hai l'odore di un essere umano. Cosa sei? disse Leo, provando a usare la sua voce da vampiro, melliflua e lusinghiera, con la promessa di una bella sveltina.
Smettila dissi. Con me non funziona.
Ha ringhiato, capo afferm Maciste. Mentre mi buttava a terra.
L'ho sentita. Cosa sei?
Niente che ti riguardi risposi.
Di chi  il sangue di cui sento l'odore? domand Leo.
Katie... m'interruppi, non sapendo come proseguire. Ammettere che Katie aveva fatto un errore prendendo troppo sangue era come ammettere che un umano adulto si  fatto la cacca nei pantaloni o ha mangiato le proprie caccole. Davvero volgare o stupido. Uccidere accidentalmente una preda  un errore da vampiri giovani, non qualcosa che succede a quelli anziani. Mai. E non il genere di cose che un bravo impiegato dice del suo datore di lavoro. Il silenzio si prolung, e Leo inarc un sopracciglio. Uno solo. In attesa.
Sono stata costretta a rimproverare un membro del mio staff. Katie era nel corridoio, con indosso una veste da camera che luccicava come seta. Era evidente che sotto fosse nuda, il tessuto fine senza sangue modellava le sue cosce. Non era ci che indossava in precedenza. Posso chiedere che il tuo servitore di sangue collabori con la trasfusione? domand. Non ho intenzione di perderlo.
Capii immediatamente. Andava bene uccidere qualcuno per punizione, ma non per sbaglio. Un atteggiamento feudale, che i vampiri avevano mantenuto da, be', dal feudalesimo. Lo capivo, ma non  che dovesse piacermi.
Leo lanci un'occhiata al suo servitore, che spost con riluttanza lo sguardo da me a lui prima di annuire. Era chiaro che l'idea di lasciarmi da sola con il suo capo non gli piacesse, ma era disposto a farlo se Leo gli dava il permesso. Leo lo fece inclinando la testa con fare regale. Maciste rote la testa sulle spalle, e io sentii due schiocchi mentre riallineava la spina dorsale. Mi lanci un'occhiataccia, promettendo di uccidermi lentamente se mi fossi di nuovo messa troppo in mostra, e spar lungo il corridoio, con gli stivali silenziosi che calpestavano il legno e i tappeti. Silenzioso come un predatore.
La tua nuova guardiana ha usato una croce contro di me disse Leo, allungando la mano sinistra segnata da una bruciatura bluastra, con vesciche gocciolanti, a forma di croce. D'argento. Volevo sorridere, ma mi parve inopportuno. Katie si mosse verso di lui e s'inginocchi ai suoi piedi.
Le mie umili scuse, mio signore mormor, mentre i capelli biondi ricadevano in avanti a nasconderle il viso. Posso permettermi di offrirmi per guarirla, o desidera castigarla lei stesso?
Accidenti. M'irrigidii. Di fronte al mio debole movimento, Leo sollev un angolo della bocca e mi trafisse con lo sguardo. Lo fissai di rimando, anche se non incrociai i suoi occhi. Erano neri e aveva la pelle color caffellatte, i capelli scuri che gli ricadevano in onde morbide sulle spalle. Stirpe francese, forse. Aristocratico ed elegante. Le foto, in cui sembrava ordinario, mentivano. Di persona, il vampiro era meravigliosamente splendido. Meravigliosamente in un modo che sarebbe stato divertente se non mi fossi sentita come un insetto sul punto di essere calpestato.
Il suo sorriso si allarg, come se leggesse ogni pensiero nella mia testa, da splendido a schiacciato. Se mi scredita di nuovo, afferm la uccider, vampiro emarginato da domare o meno. Porse la mano ferita a Katie, che fece qualcosa dietro la tenda dei suoi capelli, e io sentii l'odore di sangue di vampiro. Un attimo dopo, lei si alz e porse il polso sanguinante a Leo, che lo prese attirandola verso di s con un movimento che ne svel il fianco mentre si apriva la vestaglia. Il bianco degli occhi di Leo si color di rosso, le sue pupille si dilatarono di nero mentre lui si lasciava andare ai suoi istinti vampireschi. Si port il polso di Katie alla bocca, morse, e chiuse le labbra intorno alla ferita. Succhi, ma con gli occhi su di me.
Sentii le sorsate della sua bocca come se bevesse dal mio polso. Il calore sbocci nel mio ventre. La Bestia emise un ringhio che controllai a malapena. Leo sogghign profondamente di gola, mentre beveva. Non potevo farci niente. Le mie dita scivolarono intorno al manico del coltello ammazzavampiri. Quegli occhi rossi come il sangue e neri come la morte seguirono il movimento. E poi guardarono i miei. Resistetti a tutto quello che vi vidi. Tutto quello che lui m'indusse a volere. Figlio di un maledetto leone marino. Quel tizio era bravo. Potente come il diavolo. Spostai lo sguardo sul pavimento, sapendo che l'avrebbe considerato un gesto di debolezza.
Sentii che la croce diventava pi calda e misi il simbolo d'argento in tasca, sperando che il bagliore non attirasse l'attenzione di Leo. Nessuno sa perch i vampiri reagiscono ai simboli cristiani ed essi a loro, e non mi sembrava il momento adatto per chiederlo.
Dopo pochi minuti, Leo spinse via Katie. Sollev la mano sinistra, ispezion la pelle essenzialmente guarita e si pul la macchia di sangue dall'angolo della bocca. E lo lecc. Stava ridendo di me. Lo vedevo nei suoi occhi. Mi stava anche testando per capire se la vista di un vampiro che beveva mi avrebbe scioccato, disgustato o eccitato. La Bestia era interessata, esclusivamente dal punto di vista di un predatore, ma non era questa la reazione emotiva che Leo stava cercando.
Katie annod la cintura della vestaglia, con gli occhi che brillavano dietro il velo dei capelli. Puoi andare mi disse sommessamente. Torna a fare rapporto prima dell'alba. Allora potrai parlare con le ragazze.
Ero stata congedata. E Katie era stata sgridata. Annuii una volta e indietreggiai nel corridoio. Nell'ufficio, Maciste stava attaccando un tubo a forma di Y dall'aspetto antiquato, che andava da una ragazza fino a Troll. La ragazza con lo stesso gruppo sanguigno era quella con i capelli rossi e gli occhi smeraldo, Rachael. Da dove si trovava, sdraiata sul divano, mi fiss priva d'espressione. Maciste segu il suo sguardo.
Appoggiai le armi di Troll sull'enorme scrivania, notando che la parte centrale era di cuoio scuro, molto consumato. Troll ne avr bisogno dichiarai. Ringraziatelo da parte mia.
Troll?
Cercai di sorridere e scoprii che la mia bocca non voleva farlo. Tom. Indicai il suo paziente. Con un'espressione alterata dal divertimento, indic s stesso. Tu sei Maciste ammisi.
Ho un nome dichiar. Sono George Dumas.
Lo passai in rassegna. Un metro e novanta, sollevatore di pesi ma non all'eccesso; anzi era magro e tonico, con gli occhi e i capelli castani. Aveva un aspetto curato e il naso scolpito, lungo e in un certo senso spigoloso. Avevo un debole per i nasi e il suo era eccelso. Certo, non gliel'avrei mai detto. Che c'? domandai, senza essere sicura del perch fossi sgarbata, a parte il fatto che non volevo mostrarmi interessata a qualcuno che sarebbe potuto diventare un nemico. Di fronte all'oltraggio, spalanc gli occhi.
Lasciai la stanza e presi il corridoio stretto che conduceva alla porta sul retro, quella che portava in giardino. Mentre mi tiravo la porta alle spalle, sentii suonare il campanello. Probabilmente il primo dei clienti del Katie's Ladies per la festa. Non era qualcosa che desideravo vedere.
Tornai al di l del muro e mi preparai per la trasformazione. Era tempo di andare a caccia.

6
La paranoia a volte  utile
Mi ripulisco il muso e le zampe dal sangue di mucca, ed esamino la notte. In montagna la luna  luminosa, ha una luce diversa ma la stessa forma dalle estremit affilate. Una luna affamata. Non una luna per cacciare, piena e rotonda. L le stelle sono cos tante che nemmeno Jane riesce a contarle. Qui, con l'uomo tutto intorno, la luna  smorta, le stelle poche. Vicino all'uomo, e alla sua luce finta, le stelle si nascondono.
Una volta pulita, inalo il fetore di sangue umano e saliva di vampiro sulla stoffa che Jane ha lasciato sotto il vaso. Esseri umani morti e quello. Quella cosa malata. Il folle. Annusando rapidamente e brevemente, l'odore penetra a fondo. E... vi trovo qualcosa di nuovo, che prima non avevo notato. Apro la bocca, tiro fuori la lingua, ritraggo le labbra, attirando la fragranza sul palato. S.
Il vaso oscilla. I miei peli da predatore si drizzano. Mettendoci una zampa sopra, lo colpisco. Il vaso rotola. La pianta va a giro, insieme alle radici e alla terra.  viva? Si muove come un porcospino. Non  buona da mangiare. Ahi. Facendo attenzione alle spine, la colpisco ancora. Rotola. Mi ferisco!
Mi accuccio, con gli artigli sguainati. Mi schiaccio. Forte. L'animalevaso rotola fino a una panca, lo colpisco, si rompe.
Ucciso! Faccio un salto e atterro di peso sul vaso. Afferro il corpo morto con gli artigli. Dalla spaccatura, la terra si  rovesciata come sangue. La preda ferita  tornata un vaso, ormai rotto. Annuso e sulla base sento l'odore di sangue umano. E quello del folle. E un debole aroma di... altro. Una fragranza che non ricordo, non esattamente. Per mi  familiare. Emetto un brontolio profondo. Sputo.
Caccia, mi ordina Jane dall'interno.  impaziente. La spingo gi. Silenzio.
Fletto le spalle e salto in cima alla recinzione. Mi fermo. Atterro dall'altra parte. Striscio lungo la fiancata della tana del vicino, sotto i cespugli, nella notte. Giro intorno al caseggiato fino davanti al Katie's. Il folle, il vampiro emarginato  stato qui. Da poco. Una fresca scia di marcio copre quella di Leo e di Maciste. Ha seguito le loro tracce, ha aspettato sulla porta, dalla parte opposta della strada. Conto... a due portoni di distanza. Li ha tenuti d'occhio, nascondendosi tra le ombre. Un puzzo rancido di eccitazione e feromoni mescolati. Odori complessi.
La forma vampiresca dell'adrenalina, pensa Jane, che la conosce bene. Carne dura se uccisa lentamente, o dopo una lunga caccia. Un cibo migliore stando in agguato e poi avventandosi sulla preda, uccidendola con un colpo veloce. Per a volte  divertente darle la caccia, giocare col cibo.  difficile scegliere: carne morbida o divertimento?
Il richiamo della pista. Un odore strano. La cosa malata si  mossa, mantenendosi nell'ombra, la sua eccitazione  potente. Caccia. Passano le macchine. Quando tornano le ombre, prosegue col naso basso. Sento l'odore di una preda sotto le impronte del folle. Una donna, che cammina. Sa di sesso, ha avuto molti partner. Non si  accoppiata di recente,  in cerca. La solitudine  forte, sepolta nella scia.
Ricordo il vero accoppiamento, prima che arrivasse lei. Prima che diventassimo la Bestia. Sento muoversi la sua sorpresa, nel profondo. Ricordi ben sepolti di un tempo precedente.  rimasta scioccata. Lotta. Scaccio via i pensieri come ho fatto con il vaso. Inutili. Dopo. Cacciamo.
A oltre cinque isolati di distanza, sento odore di sangue fresco. Mi accuccio nell'ombra di un vicolo. Scivolo in avanti, zampetto nell'oscurit, strusciando i peli della pancia sulle pietre sporche della strada costruita dall'uomo. Il folle si  rannicchiato nella luce artificiale.  rugoso. Inaridito. Marcio. Puzza di sangue nuovo e denso. Umano. Rumori del folle che mangia senza riguardo per il furto di cibo. Su di lui si formano luci grigie e oscurit. Sembra trasformarsi. Cambiare. Le rughe scompaiono. L'odore di marcio svanisce.
Mi chino aderente alla strada. Mi avvicino con passo felpato. Fino a raggiungerlo. Raccolgo tutta la forza. Bilancio il peso. Silenziosa, salto nell'aria, ruotando la lunga coda per trovare stabilit. Allungo le zampe anteriori, con gli artigli sguainati. Le labbra retratte, la bocca aperta, mostrando i denti assassini.
Alza lo sguardo. Vedo di sfuggita un volto, pallido nella luce debole. Poi scompare. Via. Veloce.
M'invade lo sconcerto. Ho mancato il punto dov'era il folle, e ora non c' pi. Ho attraversato l'aria vuota. Ritraggo gli artigli. Sollevo le zampe per ridurre l'impatto della caduta. Mi schianto duramente contro il muro di mattoni, a cui mi appoggio con tutto il peso su una zampa sola. Una bella botta, che mi ammacca una spalla. Sbatto il fianco. Cado a terra, con occhi indagatori.
Un suono strano. Guardo su. L. Sul davanzale, uno, due piani. Troppo in alto per saltare. Si aggrappa al davanzale. Guarda gi. Ride. Ringhio, sputo. Salta in alto, sul tetto, correndo. Non ci sono posti dove nascondersi. Alzo la testa. Ululo, frustrata. Se ne sente l'eco. Selvaggio.
Scappa, pensa Jane. Scappa e ritrasformati. Ci sono uomini bianchi con i fucili. Un'immagine, che  un ricordo che condividiamo. Uomini bianchi che danno la caccia ai gatti grossi.
I suoi pensieri vengono alla ribalta. Lei  un'esperta del mondo degli uomini. Per il momento condividiamo il controllo. Corro verso l'apertura del vicolo. Attraverso l'isolato nell'ombra, strisciando intorno a un autocarro grosso e robusto. Le sirene. La polizia. Rischiamo di essere uccise.
Accelero nell'oscurit, evito gruppi di prede umane. Una famiglia di streghe che festeggia, il potere che si diffonde in scintille. Siamo quasi tornate al Katie's. Improvvisamente, la scia di malato aumenta.  fresca.
Mi accovaccio, con il naso in basso. Il folle  tornato per questa strada. Lei si fa silenziosa. Mi piego, prendo il sopravvento. Tiro boccate brevi e regolari, con la lingua stesa per sentire il sapore, l'odore. Guardo il cielo. In lontananza sta nascendo il sole. Mi accuccio e lo incalzo, silenziosa nella notte. Sono una brava cacciatrice.
Il folle ha attraversato il ponte sopra il grosso fiume. Un ponte pieno di auto e luce. Senza ombre attraverso cui muoversi furtivamente. Mi arrampico in alto sull'acciaio. Sotto, l'autocarro si avvicina sputando nuvole di veleno. Avvicino le zampe al corpo. Calcolo il momento in cui passa come se fosse una preda che corre. Salto.
Atterro con gli artigli e le zampe, mi arrampico incidendo il metallo. Rannicchiata, cerco l'equilibrio. Come se cavalcassi un bufalo, ondeggio e raspo con gli artigli, cercando istintivamente la carne.
Nella parte pi lontana del grosso fiume, la citt si assottiglia, gli odori cambiano. Acqua di fiume acida, pesci morti, alcol, gas di scarico. Prede: gatti domestici e randagi, molti cani. Ratti grossi: nutrie di dieci chili. Buone da mangiare? Uccelli: prede e predatori. Gufi che cacciano. Pipistrelli. Scoiattoli, bocconcini. Zanzare, troppo piccole per poterle acchiappare. Un pantano. Acque di scarico che si riversano nei laghi intorno a New Orleans. Una luna affilata e appuntita si riflette sulla superficie dell'acqua immobile.
L'autocarro rallenta. Salto, atterro. Bevo l'acqua piena di roba vegetale e cose striscianti. Case occupate abusivamente nel buio, lungo la breve strada. Poco pi avanti, alle finestre luci artificiali simili a occhi di predatori. Nessun'altra casa nelle vicinanze. Nessun potere magico. Ricordando, Jane si mette in guardia. Il Popolo, pensa.
Il suo. I cherokee. La spingo gi.  la mia caccia. Seguo la scia del folle intorno alla propriet. Un gatto addomesticato, odore di cane. Dentro ci sono animali domestici, insieme agli umani. Sul retro, tra gli alberi, c' una bassa capanna di legno. Una sauna cerimoniale, pensa Jane, molto eccitata. Qui vive un anziano. Ricordo!
Le metto una zampa sulla mente, esigendo silenzio. Mi avvicino con passo felpato alla capanna. Il terreno puzza del folle. La scia prosegue lungo il sentiero tra i boschi.  un sentiero molto usato. Che ci sia un covo nelle vicinanze? Oppure ha dato la caccia all'anziano.
No!, pensa Jane. Vedo dei piccoli, inermi. Devono essere protetti, pretende.  questa la funzione di un anziano. La costringo gi, nel profondo, in silenzio. Lotta. La colpisco con artigli mentali, graffiandole i pensieri. Questo  cacciare. Si zittisce, arrabbiata, preoccupata.
Seguo le tracce del folle nel bosco, tra pini, abeti, querce e aceri. Il suolo  carico di un fetore di marcio. I cani dell'anziano l'hanno nutrito, i loro corpi si stanno decomponendo nella boscaglia.  un terreno di caccia.
Mi muovo lentamente, con la coda dritta. Ricordo la velocit del folle. Non si muove come una preda malata. Si muove come il vento, invisibile. Veloce. Mi fermo spesso, annusando l'aria. Mi giro, torno indietro fiutando tra gli alberi. La foresta non  mai stata ripulita dal fuoco; il sottobosco  fitto. Il sentiero  l'unica strada. Una trappola? Il folle lo capirebbe.
Una radura si apre tra gli alberi, un tappeto di aghi di pino. Mi accuccio, in attesa. Non si muove niente. Adagio, giro intorno allo spazio aperto. Non trovo nulla, nessun sentiero che porti fuori, nessuna traccia di odore in allontanamento. Con cautela, mi sposto nella radura. Il terreno ha il suo odore, il fetore di sangue stantio. Il mangiatore di fegati in decomposizione. Non se n' andato, eppure non  qui.  sconcertante. Vuole giocare a darsi la caccia con Jane.
Guardo il cielo. Resta poco della notte. Siamo lontane dalla nuova tana, dalla roccia che Jane ha segnato per ritrovare il posto. Lontane da cibo che non debba essere cacciato. C' tanta mucca morta al fresco nella tana.
Nel frigorifero, mi fa sapere col pensiero. Nella casa che ci hanno dato in prestito.
Mi giro e torno indietro lungo il sentiero.
Sta per sorgere l'alba quando mi fermo al limitare della citt, in un posto sicuro, pieno di ombre.  il giardino di una casa dove dorme una famiglia. Una persona russa. Jane si sveglia, protesta per diventare alfa. Se non mi trasformo, rester la Bestia per tutto il giorno. Ma per questa caccia non va bene. Scivoliamo sotto la pianta. Mi accuccio. La lascio venire. Ci trasformiamo. Un luogo grigio come una grotta mezza al buio m'inghiotte. Luce e oscurit, lampi in un cielo lacerato dalla tempesta. Le ossa scivolano, schioccano. Il dolore mi fende come mille coltelli.
Soffio.  sparito.
Ero sdraiata, nuda e sporca sul terreno, ansimante e tremante come se fossi stata colpita da un fulmine. Un ragno mi strisciava sul piede e io l'ho scacciato. Questa volta il luogo grigio della trasformazione  sembrato durare pi a lungo del solito. Non avevo idea di cosa succedesse davvero quando mi trasformavo, anche se ne avevo visto un video girato da Molly non molto tempo prima, e in realt non  che scomparissi in qualche altro regno. Mi limitavo a brillare come luce e ombra, come un lampo in una nuvola temporalesca. Immaginavo che potesse essere simile alla meccanica o alla fisica quantistica, con le mie cellule che di fatto giravano ma non andavano da nessuna parte. Una cosa del genere. Non  che potessi chiederlo a qualcuno. Una volta ripreso fiato, mi misi carponi e poi in piedi.
Avevo bisogno di calorie, alla svelta, ma prima di vestiti. Presi il kit e srotolai gli abiti. Trasportandoli arrotolati cos stretti, erano sempre orribilmente spiegazzati, ma era meglio che andare in giro nuda. Scivolai nei jeans e nella maglietta e mi legai in vita il kit, che ormai conteneva solo i soldi, il cellulare, le chiavi e alcune armi (un paletto, una croce e la pistola), poi infilai le scarpe con la suola sottile. Niente reggiseno, n slip. Per ero coperta. Intrecciai i lunghi capelli perch non mi dessero fastidio. Perlomeno dopo la trasformazione erano sempre districati. Raddrizzai le spalle e mi spostai nella luce dell'alba attraverso il cornicione di una casa. Non avevo idea di dove mi trovassi, ma stando ai miei sensi di felino dovevo andare a nordest. E avevo bisogno di cibo. Il mio stomaco brontolava forte.
Nella luce del mattino individuai un minimarket e comprai una barretta dolce per le calorie, e una coca per lo slancio energetico della caffeina, insieme a un rossetto nuovo. Portai tutto in bagno, dove mi ripulii, lavandomi viso e braccia e sfregando sotto le unghie. Avrei dovuto chiamare un taxi, e nessun tassista che si rispetti si sarebbe fermato per una persona che sembrava aver dormito vestita sotto un ponte. Non appena fui pi presentabile, tornai alla cassa, pagai una seconda barretta e assunsi il mio migliore sguardo della serie 'ho fatto festa tutta la notte e non ne posso pi'.
Sai dirmi dove mi trovo?
Rise. Aveva circa diciotto anni, i brufoli, i capelli unti e sapeva d'erba e della birra della sera precedente. Vicino a Lapalco Boulevard.
Sono appena arrivata dal bosco, dove c'erano un pantano e un lago in quella direzione. Indicai. Cosa c' laggi?
Rise di nuovo, ritenendomi troppo una festaiola perch mi ricordassi dove e con chi avessi passato la notte. Ed era proprio ci che volevo. Il suo sguardo malizioso era una pena, ma potevo sopportarlo. Il parco storico nazionale Jean Lafitte? Forse il lago Catouatchie? Ci sono un sacco di laghi in quella direzione.
Tirai fuori una banconota da cinque dollari. Questa  tua se mi chiami un taxi. Qualcuno di cui possa fidarmi perch mi porti nel quartiere francese.
Si pieg sul bancone, appoggiandosi con tutto il peso sul gomito. Stacco fra un paio d'ore. Posso accompagnarti io.
Sorrisi, squadrandolo come se fossi interessata, poi scossi la testa. Allettante, ma fra un'ora devo essere al lavoro. Ho bisogno di un passaggio tanto veloce quanto affidabile.
Sospir e prese un cellulare. Dovresti ripensarci. I lavori, te li tirano dietro.  molto pi difficile procurarsi un po' di sano divertimento, e noi potremmo procurarcene un bel po'. Scossi di nuovo la testa, questa volta aggiungendo un sorriso mesto e pieno di rammarico, e lui digit un numero. La persona che rispose disse Servizio taxi Bluebird perci mi rilassai. Forse sono un po' paranoica, ma la paranoia a volte  utile.
Premette il telefono all'orecchio, bloccando il suono. Sono Nelson. Sono al lavoro, ma c' questa ragazza che ha bisogno di un taxi per andare nel quartiere. Mi guard. Hai dei contanti? Ti coster.
Tirai fuori una banconota da venti dollari. Dopo questa, sono a secco fino al giorno di paga mentii. Troppi contanti mi avrebbero resa un bersaglio. Non volevo cominciare la giornata dovendo rompere il braccio a qualcuno.
Ha i soldi. Certo. Riattacc. Cinque minuti. Mio cugino Rinaldo.  uno a posto. Sposato con cinque figli. Fa il turno di notte guidando un taxi per dare da mangiare a tutti. Ho cercato di spiegargli la contraccezione, ma non  che sia una cima, capisci cosa intendo? Era una battuta e rise come se fosse stata molto divertente.
Sorrisi e annuii. Grazie. Lo apprezzo.
Prese un biglietto da visita dalla tasca e me lo pass. Chiamami la prossima volta che vuoi fare festa. Posso procurarmi della roba. Sai?
Grazie risposi, indicando il biglietto. Scrivici il numero di Rinaldo sul retro. Non posso sapere quando avr bisogno di un taxi di mattina. Quando fu pronto, infilai il biglietto nel kit e uscii dalla porta. Cinque minuti dopo, Rinaldo accost in un taxi giallo con un grosso uccellino azzurro dipinto sulle portiere anteriori. Mi squadr, mi fece segno di avvicinarmi e apr le portiere con uno scatto automatico. Salii sul sedile posteriore e gli fornii il mio indirizzo. E ho bisogno di fare colazione. Portami in un fast food e pagher per entrambi.
Rinaldo mi studi nello specchietto retrovisore e disse: Gi.
Lo presi per un s e appoggiai indietro la testa. Ero esausta.
Quando uscii dal taxi, sul mio portico c'era Tipo. Mi ero messa d'accordo con Rinaldo perch venisse a prendermi la mattina ovunque mi capitasse di trovarmi. Era sempre una cosa intelligente essere gentile con i tassisti. Avevo imparato a mie spese che tornare a casa da sola non era sempre facile, n tantomeno fattibile. E i luoghi in cui assumevo nuovamente la mia forma umana non erano posti dove un tassista sarebbe venuto se non per una cliente abituale. Credendomi una festaiola a causa del mio viso stanco e del rossetto rosso, mi disse di stare attenta, di chiamarlo in qualsiasi momento, e sfrecci via.
Guardai Tipo e sospirai. Avevo bisogno di una doccia, di una tazza di t e del mio letto. Non di questo.
Vuoi dirmi dove sei stata la notte scorsa? mi domand.
No. Allontanati dalla mia porta. Quando aggrott le sopracciglia, incrociai le braccia e feci dondolare le chiavi. Non sei mio padre, n il mio amante, n il mio capo. Dove sono stata non sono affari tuoi. Non sono dell'umore giusto per questa conversazione. Sono stanca, ho bisogno di una doccia e, se devo, ti far vedere chi sono. Spostati.
Ho delle domande. Si spost un po' di lato e io aprii il portone. Entr dopo di me, cos velocemente che non avrei potuto chiudergli la porta in faccia senza prima spingerlo indietro.
Sospirai di nuovo quando mi segu in cucina dove accesi il bollitore. Bene. Per prima mi far una doccia. Tu puoi aspettare.
Chiusi la porta del bagno e mi spogliai, entrando sotto la doccia calda per una sessione di pulizia personale. Non avevo molti peli, grazie al mio sangue cherokee, ma quelli che avevo, dopo una trasformazione, tornavano sempre come se non mi fossi mai depilata. Trasformandomi tutte le sere, erano una noia.
Quando fui abbastanza sicura che il bollitore avesse fischiato per un bel po', chiusi l'acqua, indossai una maglietta logora e dei pantaloncini e tornai in cucina, con i capelli umidi che bagnavano il tessuto fine lungo la mia schiena. Lui era al tavolo della cucina, stravaccato come se il posto gli appartenesse, con gli occhiali da sole vicino alla mano sinistra e gli occhi sulle mie gambe mentre andavo verso il bollitore.
L'ho tolto dal fuoco e ho versato l'acqua sulle foglie dichiar.
Sorpresa, sollevai il coperchio del filtro del t e annusai. Avevo lasciato nella teiera, in attesa, un forte miscuglio di Madagascar Vanilla Sunday. Ed era pronto. Grazie dissi, e ne versai il contenuto in una tazza da mezzo litro, vi aggiunsi una cucchiaiata di zucchero e mescolai. Ne vuoi un po'?
Sono a posto. Sembrava un po' meno esigente rispetto a quand'era sulla veranda, e dopo una bella lavata mi sentivo un po' pi magnanima. Per avevo la sensazione che quella conversazione stesse per diventare o molto fisica o molto carica di bugie. Non ero dell'umore per nessuna delle due cose.
Avevo mangiato sei Egg McMuffin e mi ero scolata tre coche, quindi quella mattina non avevo fame. E questo probabilmente era un bene. Quando gli umani mi vedevano mangiare, tendevano sempre a strabuzzare gli occhi di fronte alla quantit. Rinaldo aveva immaginato che fosse fame chimica dovuta all'uso di droghe. Gliel'avevo lasciato pensare.
Mi sedetti di fronte a Tipo e sorseggiai, riflettendo. Volevo dirgli che non gli dovevo nessuna spiegazione, ma era uno del posto, con contatti che io non avevo. Potevo assecondarlo. Un po'. D'accordo. Tu sei qui. Io mi sono fatta la doccia. Sto bevendo il mio t. Ti ascolto.
Dove sei stata? Quando scossi la testa, disse: Come hai fatto ad andartene da qui senza che ti vedessi? Scossi di nuovo la testa, lasciando comparire un sorriso, e lui mi guard riducendo gli occhi a due fessure. Come hai individuato la telecamera che dava sul cortile posteriore di Katie?
Ah gi, la telecamera. Se aveva sperato di entrare nel servizio di sicurezza di Katie e si era lasciato sfuggire una telecamera che io avevo trovato, questo non poteva che metterlo in cattiva luce. Te lo dir. Allargai il sorriso e abbassai gli occhi sul t. Sono brava. Bevvi un sorso.
Sbuff, una risata ostile, e lasci cadere il silenzio, con gli occhi su di me come un peso. Ma nel gioco di chi  pi bravo ad aspettare e chi sar il predatore che sbatter gli occhi per primo, perse. La sua ostilit si sciolse in un soffio esplosivo e in un debole tanfo di frustrazione. Bene. Hai dei modi di operare diversi dai miei. Hai ottenuto l'ingaggio e io no. Ma una ragazza  stata uccisa la notte scorsa. Dall'emarginato.
Lo so. L'ho visto.
Tipo - Rick, aveva un nome - drizz la schiena, raccogliendosi. Poggiai la tazza, liberando le mani, e aspettai di vedere cos'avrebbe fatto. Quella mattina indossava di nuovo una maglietta e, mentre i bicipiti si muovevano, la parte finale dei tatuaggi fu pi visibile del giorno prima. Quelli sul braccio sinistro erano decisamente artigli. Sul braccio destro e sulla spalla c'era qualcosa di scuro e confuso. Desideravo vederli, ma immaginavo che se gli avessi chiesto di togliersi la maglia, avrebbe potuto farsi un'idea sbagliata. Ero talmente stanca, feci un largo sorriso senza pensarci.
Non  divertente replic, con una voce bassa e pericolosa. La conoscevo.
Alzai una mano, con il palmo verso l'esterno e le dita allargate, per dimostrare che non volevo essere offensiva, e scossi la testa. Lui si calm un po' e io ripresi la tazza. Mi dispiace per la tua perdita. Se ti fa sentire meglio, non stavo sorridendo per la ragazza.
Hai visto che la uccideva?
No. Stavo seguendo le sue tracce. E questo era vero, a parte che Rick naturalmente avrebbe pensato che l'avevo fatto con la vista e non con l'olfatto. Ed era qui che la nostra conversazione sarebbe passata alle bugie, parziali e totali, e che sarei stata colta in fallo se avessi fatto un errore. Ha girato dietro un angolo e io mi sono fermata troppo a lungo, pensando che poteva avermi visto. L'ha presa prima che potessi reagire.  veloce. Quando si  accorto di me, si  arrampicato su un muro. Osservai il volto di Rick. Stava studiando il mio. Sul serio? Avevo sempre pensato che quella storia dei vampiri che sanno volare o arrampicarsi sui muri fosse una leggenda.
Rick scosse la testa. Solo quelli vecchi sanno arrampicarsi in quel modo. Quelli molto vecchi.
E tu come lo sai?
Conosco Katie. Gliel'ho chiesto.
E lei si  limitata a risponderti? Mi venne in mente la prima scorreria della Bestia nel quartiere. L'odore di vampiri ovunque. Ce n'erano tanti molto vecchi. L'ho seguito dalla strada mentre correva sui tetti. Anche questo era vero, be', pi o meno. Finii il t e mi alzai per versarmene un'altra tazza, per mantenni il corpo angolato per continuare a vedere Rick con la coda dell'occhio.
Non ti ha visto nessuno disse. I poliziotti sono arrivati sulla scena quasi istantaneamente.
Suon di nuovo come un'accusa. Mi strinsi nelle spalle. Era insistente e curioso. Le persone insistenti e curiose spesso infilavano il naso dove non avrebbero dovuto, e quel ragazzo sembrava un candidato eccellente proprio per quel genere di problemi. Dovevo dirigerlo dove mi sarebbe stato utile, mantenerlo dove potevo vederlo, sfruttarlo e distrarlo da ci che non volevo condividere. Ho bisogno di rinforzi e ho un budget. Vuoi il lavoro?
S. E voglio sapere come sei andata via da qui senza che ti vedessi.
Tornai a lanciargli un'occhiata. Era il momento per un'altra bugia. Hai presente le bisacce sulla mia moto? Mi girai di nuovo verso il t. Cos.
Si appoggi allo schienale della sedia, con il viso attraversato dallo stupore. Conosci una strega che sa fare un incantesimo dell'invisibilit?
Per quanto ne sapevo, gli incantesimi dell'invisibilit erano una leggenda, non reali, ma un numero sufficiente di persone dichiaravano che esistevano per far s che la bugia fosse presa per vera. Non proprio. Una specie. Lo chiama un incantesimo dell'offuscamento. Aggiunsi altro zucchero e girai, rimanendo voltata. Non mentivo bene e lo sapevo. Non mi si vede andare o venire a meno che non voglia.
Si alz e mi si avvicin, piegandosi sul bancone, di fronte a me, invadendo un po' il mio spazio personale. Cosa far se lavorer per te?
Prima di rispondere, inspirai a fondo e il respiro mi si blocc in gola, sentii le costole fermarsi durante il movimento. Allora inalai lentamente l'aria. L'odore. Il suo odore. Mi piegai in avanti e risucchiai l'aria vicino a Rick, sentendolo irrigidirsi quando il mio viso gli pass vicino al collo. Mi girai per andargli alle spalle, e mi piegai in avanti. Scioccato, strinse le mani a pugno ma io non potevo fermarmi. Aprii la bocca e ritrassi le labbra, aspirando il suo odore.
Mi era familiare. Uno degli odori sulla stoffa usata dalla Bestia per rintracciare l'emarginato. Quell'odore. Un profumo di donna, un corpo di donna, talmente debole sul vampiro che l'avevo notato a malapena. Su Tipo - Rick - c'era lo stesso odore che sull'emarginato.
Erano stati con la stessa donna. E intendo con. Come poteva un essere umano sopportare di stare con un emarginato malato e marcescente? Eppure non sentivo l'odore dell'emarginato su Rick, solo quello della donna. Quindi perch lei non aveva portato il puzzo dell'emarginato avanti e indietro fra i due uomini?
Posi un freno alla mia reazione e mi avvicinai al tavolo. Quando vi appoggiai la tazza, mi tremavano le dita. Tentai di nasconderlo. Avevo bisogno di restare da sola per analizzare tutto quanto. Oggi niente risposi, riprendendo la conversazione come se non fosse successo nulla. Stasera ti dar alcuni indirizzi da rintracciare - proprietario, affittuario, proprietari di beni immobili nelle vicinanze -, questo genere di cose.
Cosa diavolo era quello? domand.
Scossi la testa, lasciando cadere in avanti i capelli che avevo pi corti intorno al viso. Per nascondermi di nuovo. Niente. Ora esci di qui. Ho bisogno di fare un sonnellino. Sopprimendo il tremore, mi diressi verso la porta e l'aprii. La tenni spalancata.
Per un attimo, Rick rimase accanto al tavolo. Avevo paura che esigesse una risposta, forse molte. Sapevo come dovevo essere apparsa mentre lo annusavo come un animale. Avevo paura di avere detto qualcosa che avesse richiamato la sua attenzione su quello che ero o su quello che avevo scoperto. Non potevo guardarlo negli occhi.
Si mise gli occhiali da sole e and alla porta. E poi fuori. Chiusi l'uscio alle sue spalle e mi ci appoggiai con tutto il peso. Con chiunque avesse dormito Tipo la notte passata o quel mattino, insomma di recente, era una donna che dormiva anche con il vampiro emarginato. Come faceva a sopportare il puzzo di marcio? E perch non le era rimasto addosso?
R.o.R..a.n.d.M.a.c.h.i.a.n. 

7
Fallo volare
Avevo bisogno dell'aiuto di Mol. La chiamai sul cellulare e ascoltai gli squilli, lasciando un breve messaggio quando fui dirottata sulla segreteria telefonica. Sono io. Chiamami. E controlla di nuovo le protezioni. Chiusi la comunicazione e mi rannicchiai sul letto con il cellulare sull'altro cuscino, sapendo che Mol mi avrebbe chiamato non appena avesse controllato i messaggi.
Come quasi tutte le streghe, Molly era smemorata. Ogni tanto si dimenticava perfino di controllare le protezioni della sua abitazione, quelle che impedivano alla Divisione di psicometria, recentemente costituita, di osservare per sbaglio casa sua. Era una branca della sicurezza nazionale i cui agenti continuavano a raccogliere informazioni sulle creature soprannaturali del Paese. Per il momento i figli di Molly non erano entrati nella rete. La chiave per mantenerli al sicuro era evitare che dalla casa e dai suoi possedimenti fuoriuscisse energia magica.
Avendo un sonno tremendo, sentii le membra pesanti come il piombo e chiusi gli occhi.
Alle tre della notte, mi svegli il rumore di qualcuno che bussava alla porta. La mia camera era a forma di L, con il lato pi corto che dava sul davanti della casa. Sbirciai dalla finestra e vidi un'auto della polizia sospetta parcheggiata sulla strada, e sulla veranda un uomo in uniforme e una donna con una giacca e dei pantaloni di tela. Mi guardai allo specchio e aggrottai le sopracciglia davanti alla mia immagine. Avevo un aspetto arruffato, non quello che avrebbe dovuto avere il talento venuto da fuori citt, il fucile ingaggiato dal Consiglio per eliminare l'emarginato. Se quelli erano i contatti di Katie con la polizia di New Orleans, avrei fatto davvero una pessima impressione. Se Rick era andato a raccontare alla polizia che avevo visto l'emarginato, sarebbe stato ancora peggio. E non avevo pulito il sangue lasciato sull'erba dai miei pasti a base di bistecca. Stupida. Cavolo.
Uno dei due buss di nuovo, meno gentilmente questa volta. Andai nell'atrio, aprii la serratura con uno scatto e poi mi appoggiai allo stipite della porta aperta con le braccia tese verso l'alto. Feci un ampio sbadiglio e li studiai attraverso gli occhi ridotti a due fessure e una ciocca di capelli aggrovigliati. L'uomo mi guard le gambe e il pezzetto di ventre messo in mostra dalla maglietta e dai pantaloncini mentre sbadigliavo. Avr avuto sui quarantacinque armi e odorava di spezie cajun e di dopobarba. Di molto dopobarba. Arricciai, il naso. La donna era pi giovane, un po' corpulenta, con il caschetto. Secondo il badge sul bavero, si trattava di Jodi Richoux. Gi, il contatto di Katie. Finii lo sbadiglio e, con aria stizzita, esordii: S?
Mi rivolse una smorfia. Jane Yellowrock?
Sono io. E tu sei l'amica di Katie nella polizia di New Orleans. Entrate. Spalancai la porta e mi diressi in cucina, grattandomi deliberatamente un'ascella. I poliziotti non mi piacevano, per avere a che fare con loro mi divertiva. Proprio come alla Bestia piaceva giocare con il cibo prima di ucciderlo. In un certo senso era una sfida, come giocare al gatto e al topo. Sto preparando il t affermai da sopra la spalla. Spiacente, ma niente caff n ciambelle.
Mi sembra di capire che mangi molte bistecche dichiar Jodi.
Che i giochi avessero inizio. Feci un largo sorriso e scostai i capelli dal viso. Sono carnivora. Le verdure varino bene per le donnicciole. Riempii il bollitore mentre i due esaminavano la cucina. Immagino che abbiate parlato con il mio macellaio.
S, e con qualche altra persona.
Accomodatevi dissi.
Le dispiace se do un'occhiata in giro chiese l'uomo per sgranchirmi le gambe?
Guardai causticamente il suo badge. S, agente Herbert, mi dispiace. Si sieda, oppure se ne vada. Indicai la sedia e poi la porta.
E perch ti dispiace? mi domand Jodi. Hai qualcosa da nascondere?
Non in particolare.  solo che non vedo alcun motivo per lasciarlo zampettare tra la mia biancheria intima senza un mandato. Portatemelo e potrete ficcanasare quanto volete. Sappiate solo che la mia padrona di casa ha installato telecamere ovunque. Non c' molta privacy quando stanno accese ventiquattr'ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Non era nient'altro che la verit. In effetti, Katie aveva fatto installare le telecamere, solo che non erano pi in funzione. E questa parte non la condivisi con loro. La vita  molto pi facile senza vere e proprie bugie da ricordare. Gli agenti si guardarono l'un l'altro, sbigottiti. Riuscivo quasi a vederli modificare le loro tattiche. Indicai nuovamente le sedie della cucina. Sedetevi.
Abear disse l'uomo, prendendo posto accanto alla sedia che gli avevo indicato.
Cos'ha detto? Misi il bollitore sul fornello e accesi il fuoco.
Il mio nome. Si pronuncia Abear. Alla francese.
Pensai di dire 'E allora?', ma non lo feci. Era inutile agitare subito le acque. Quando non reagii, tranne che per aprire una scatola di biscotti e farla scivolare sul tavolo di fronte a loro, Jodi mi chiese: Dove sei stata la notte scorsa? Non si era seduta. Era in piedi all'angolo del tavolo, un po' indietro, in modo da vederci entrambi ma senza intralciarci. Una posizione interessante.
Dappertutto. Mi appoggiai all'angolo della cucina, con il bancone all'altezza dei fianchi, e incrociai le braccia, mettendo un piede sul mobiletto dietro di me, come se dovessi tirarmi su. Il fatto che in questa posizione potessi fare leva per saltare non era casuale. Sono andata su e gi per la via davanti al Katie's Ladies, ho percorso la St Louis Street fino al Royal. Dopodich ho girato parecchio.
La notte scorsa una ragazza  stata uccisa in Barracks Street. Ci hanno suggerito che potessi sapere qualcosa afferm Jodi.
Bene, bene, Rick aveva parlato. Era una fonte? Qualcosa convenni, facendo credere che non fosse molto.
Vuoi parlarcene? Era implicita la minaccia che, se non avessi voluto parlare l e subito, saremmo andati in centrale, dove sarei potuta stare al fresco per qualche giorno.
Quando risposi, mantenni un tono impassibile. Sono stata assunta per eliminare il vampiro emarginato. L'ho seguito laggi, ma non ho fatto in tempo a fermarlo. Quando sono arrivata, aveva dissanguato la ragazza e la stava mangiando. Cos, quando  scappato, l'ho inseguito.
Dov' andato? mi chiese la poliziotta, con la voce tesa e gli occhi fissi sul mio volto.
Principalmente sopra i tetti, poi ha attraversato il fiume e l'ho perso.
Avresti dovuto chiamarci ringhi.
Il mio cellulare era morto. Ora questa era una bugia bella e buona, ma non volevo certo ammettere di avere avuto le zampe e quindi di non avere potuto comporre il numero. N volevo dire che non avrei chiamato comunque.
Come l'hai rintracciato? mi domand. Stavano ascoltando entrambi con l'intensit che i poliziotti riservano ai pedofili e ai serial killer. E agli assassini di poliziotti.
Con l'orizzonte visivo e un piccolo amuleto magico che individua i vampiri. Unico e costoso come tutti gli espedienti. Bugia numero due. Non potevo continuare cos e passarla liscia.
Dunque l'hai visto. Puoi descrivercelo? disse Herbert-Abear.
Statura media, magro, capelli lunghi e scuri, naso aquilino. Era buio e lui era veloce. Non so dire altro. Non  molto per lavorare con un ritrattista aggiunsi per tenermi lontana dal quartier generale della polizia di New Orleans.
Voglio vedere questo amuleto.
Il mio cellulare squill dalla camera. Scusatemi. Presi il telefono e tornai sulla porta della cucina dove potevo tenerli d'occhio. Il numero sul display era quello di Molly.
Magica donna!
Ciao, miciona. Cosa c'?
Che tempismo! Nella mia cucina ci sono due poliziotti che vogliono sapere dell'amuleto che mi hai dato per individuare i vampiri fuori di testa, non quello per gli esseri umani.
Non esiste una cosa del genere.
Fallo volare.
Molly rise. Quando un incantesimo non funzionava, costruiva aeroplanini di carta con le pagine degli appunti e li faceva volare per la stanza per far divertire i figli. Hai una traccia di sangue con cui lavorare?
Come no! risposi.
Passameli.
Oscurai lo, schermo e porsi il telefono a Jodi. Salvata dalla campanella.
Mangiai un biscotto e ascoltai l'agente che chiacchierava con Mol. A quest'ultima i poliziotti piacevano ancora meno che a me, perch si era dovuta registrare come strega con quelli municipali e aveva avuto principalmente esperienza con tipi rozzi e ignoranti. Io avevo incontrato anche dei poliziotti bravi in vita mia, mentre altri erano dei montati che avevano problemi con l'autorit oppure erano dei maiali sciovinisti. Herbert era un coglione. Su Jodi aspettavo a dare giudizi.
La poliziotta mi restitu il cellulare e dissi al telefono: Grazie, Mol. Ti richiamo dopo.
Hai qualche problema nell'umido Sud? mi domand.
Si  fatto interessante.
Allora forse verr a trovarti prima di quando abbiamo pianificato. Ammazza quell'emarginato, cos non ci sar pericolo. Rise e chiuse la comunicazione. Feci altrettanto e appoggiai il telefono sul bancone.
Dunque, posso vedere l'amuleto che ha rintracciato il vampiro? E una dimostrazione?
No e no. Tornando alla storia del mandato, portatemi un pezzo di carta e condivider con voi le informazioni. Fino ad allora, niente da fare.
Perch i poliziotti non le piacciono, signorina Yellowrock? domand Herbert.
Alcuni mi piacciono. Per non mi piacciono tutti i poliziotti, proprio come non mi piacciono tutte le lavandaie o tutti gli spazzini o tutte le infermiere. Non ho problemi con il tipo di lavoro, ma non attira necessariamente le persone migliori. Se vuole andare a bere una birra, magari prendere un film, potrei scoprire che  molto affascinante e interessante. Per il momento, per, non sono estremamente colpita.
 spigliata disse a Jodi, con un tono meschino e maligno. Mentre parlavo, il suo viso si era contorto e ora aveva assunto anche un aspetto un po' crudele.
Zitto gli ordin Jodi.
Risi. Quello che volete davvero sapere  come ho trovato l'emarginato mentre voi non ci siete riusciti e perch il Consiglio dei vampiri ha assunto me quando aveva abbastanza soldi per ingaggiare la Legione straniera francese. Poi volete che vi prometta che vi porter tutto ci che trovo, compresi qualsiasi fatto o informazione interessante sul mio capo e sui suoi amici, il Consiglio dei vampiri.
Jodi apr la bocca, poi la chiuse su qualsiasi cosa fosse stata sul punto di dire. Comunque, il suo sguardo si era fatto pi intenso. Le feci un largo sorriso, mangiai un altro biscotto e lasciai che in cucina calasse il silenzio. Dopo pochi minuti, Jodi chiese: Cosa sei?
Non me l'aspettavo. Una cosa era che la comunit soprannaturale sapesse che non ero umana, un'altra che lo sapessero le forze dell'ordine; i poliziotti avrebbero potuto dirlo alla Divisione di psicometria. Stetti immobile quando avrei voluto saltare dall'altra parte del tavolo con gli artigli pronti a squarciare. La Bestia era sveglia e in ascolto. Era dell'idea che prima andassero sventrati e poi interrogati mentre morivano. La trattenni. Dopo una pausa un tantino troppo lunga, usai un tono premuroso e compiacente per dire: Sono la migliore sulla costa orientale nel rintracciare i vampiri emarginati.
Allora? Ride bene chi ride per ultimo. Gli unici che sapevano che non ero umana erano Katie, Troll, Maciste e Leo. Diedi un morso a un altro biscotto e parlai con la bocca piena. Ero tornata rozza, sgarbata e deliberatamente scontrosa per dare agli agenti qualcos'altro a cui pensare che non fossero le mie pi sottili reazioni. Non nutro avversione per la luce del sole n per l'argento, mi piacciono l'aglio e i vecchi film di Bela Lugosi, e vado in chiesa. Non so fare gli incantesimi e le mie amiche streghe mi hanno detto che non sono una di loro, quindi presumo di essere umana, anche se questo di solito mi fa finire in brutte compagnie.
Posso esercitare in quasi tutti gli stati sudorientali, e posso ottenere una deroga per gli altri. Ingoiai e proseguii. Ho un record del cento percento di emarginati rintracciati. Da pochissimo ho eliminato sette su sette vampiri di una famiglia di pazzi furiosi. Sono esperta, anche se non ho un attestato, di combattimento e scherma, e ho una buona mira. Potete trovare tutto questo sul mio sito web, ma immagino che vogliate sapere qualcosa che l non c'.
Inarcai le sopracciglia e diedi inizio al mio ghigno pi insolente. Sono eterosessuale, ho il trentasette di scarpe e mi piacciono le bistecche. Oh, aspettate, questo lo sapete gi. Mi piace ballare, e dopo questa danza verbale con voi due credo che stasera andr in discoteca. Mi strinsi nelle spalle.
Ti sei dimenticata una cosa. Jodi mi mostr rapidamente una piccola valigetta nera, grande circa come un mazzo di carte, con sopra un quadrante tipo contatore Geiger il cui ago stava indicando poco oltre la met del quadrante, a sessantadue. Quella vista mi gel il sangue nelle vene. Merda. Merda, merda, merda. La Bestia ritrasse le labbra, mostrando i denti in segno di minaccia. Sorrisi e mangiai un altro biscotto. Come mai fai azionare il mio psicometro? concluse Jodi.
Sessantadue era a met strada fra un vampiro a mezzanotte e una strega della luna quando l'astro  pieno. Piuttosto potente, dannazione. Mi ero sempre chiesta quanto avrei segnato. Gli psicometri erano stati recensiti anni prima su policemag.com. Erano costosi e, stando alla rivista online, venivano usati solo da agenzie finanziate al livello federale come l'FBI, la CIA e la Divisione di psicometria. Non avrei mai pensato di vederne uno, ma eccolo nella parte pi piccola e vecchia di New Orleans. Buon per me.
Frequento le streghe dissi con un tono disinvolto. Possiedo alcuni potenti amuleti magici. Prima che lasciassi Asheville, Molly ha lavato i miei vestiti. Scrollai le spalle, alzandone una, e mangiai un altro biscotto anche se le briciole mi si bloccarono in gola. Prendetene uno. Non m'importa, davvero.
Non ci piacciono molto le streghe a New Orleans fu il commento di Herbert.
Perch no? Hanno fatto del loro meglio per indirizzare Katrina, Rita e Ivan di nuovo nel golfo replicai. Pregiudizio e odio distorsero il viso del poliziotto. Ahhh. Avevo scoperto il suo punto debole e il motivo per cui era stato portato a farmi visita. La Bestia avvert, l'odore dell'adrenalina che imperlava il sudore di Herbert. Questo tizio odiava le streghe davvero tanto, il che mi mandava in bestia.
Non  colpa loro se una sola congrega non ha il potere di scacciare gli uragani affermai, scuotendo le briciole dalla maglia sul pavimento. Madre natura  pi forte di qualsiasi famiglia di streghe. Per sono riuscite a ridurre la potenza di Katrina dalla categoria cinque alla tre quando ha raggiunto terra. Questo deve riconoscerglielo.
Herbert si alz e mise una mano sul calcio della pistola e una sul manganello. Non devo fare proprio niente.
Lei dev'essere proprio una testa di cazzo dissi, con la massima tranquillit. Non c' niente da fare.
Cominci a girare intorno al tavolo. Gli rivolsi un largo sorriso. La Bestia stava quasi facendo le fusa. Divertente... Vidi un'immagine di lei che giocava con un coniglio ferito e allargai il sorriso, per feci attenzione a non spostarmi dall'angolo. Jodi non disse nulla, ci guardava contemplandoci. S, aveva preso posizione.
Non ci piacciono le streghe a New Orleans, proprio come non ci piacciono i vampiri dichiar Herbert, muovendosi lentamente verso di me. Con un piede agganci una sedia e se la port dietro facendola stridere sul legno. La Bestia l'osservava attraverso i miei occhi. Divertente... Si prepar. La trattenni. I vampiri, che hanno ammazzato una dozzina di poliziotti e li hanno mangiati come se fossero carne. E tu lavori per gli assassini dei poliziotti.
Quando fu a una cinquantina di centimetri di distanza, Jodi lo prese per un braccio e bruscamente disse: Jim, per favore, vai ad aspettarmi fuori.
Gi m'intromisi, rincarando la dose senza riuscire a trattenermi. Chiss se le telecamere nei muri hanno anche l'audio. Potrebbe giusto finire su YouTube a fare la figura dell'idiota, declamando teorie che la polizia di New Orleans forse non riterrebbe politicamente corrette. I vampiri attraggono un sacco di turisti. Scommetto che nessuno vuole irritare chi portai soldi.
Il Consiglio dei vampiri pu baciarmi...
Jim! Fuori. Subito.
Rabbioso, lui si diresse con passo pesante verso la porta e la sbatt mentre usciva. Risi e contemporaneamente mi sentii in colpa. Anche se la Bestia si stava divertendo, a me non piaceva particolarmente il fatto di essermela spassata tormentando la legge. Non era una cosa intelligente n cauta.
Non hai intenzione di aiutarci, vero? domand Jodi, con una voce talmente sommessa che forse non sarebbe arrivata agli immaginari microfoni delle telecamere.
Ho intenzione di fare fuori l'emarginato che sta uccidendo i vostri poliziotti, le vostre prostitute e i vostri turisti. Mi sembra che sia un aiuto.
Sei davvero umana? chiese di nuovo, con la voce smorzata da una genuina curiosit.
Ho gi risposto a questa domanda.
I tuoi documenti attestano che hai ventinove anni, ma la met del tempo ti comporti come una quindicenne e l'altra met come una nonna di cinquant' anni. Ti atteggi a dura, hai azionato il mio psicometro, quindi emani energia, trasporti un qualche tipo di potere o lo generi, e ti sei deliberatamente presa gioco di un poliziotto quando potresti avere bisogno di noi.
L'hai portato per vedere cos'avrei fatto quando si fosse messo a fare lo stupido. Era una mia congettura, ma lo dissi come un'affermazione. Jodi ebbe la decenza di arrossire. Sbuffai in una risata. Il poliziotto buono e il poliziotto cattivo funzionano solo nei film. Ho il tuo numero di cellulare, Jodi, ti chiamer se avr bisogno di rinforzi o di informazioni. E se accadr qualcosa che la polizia di New Orleans  meglio che sappia.
Perch non ti sei limitata a dirmelo subito?
Perch non ti sei limitata a chiedermelo subito?
Jodi mi fiss, con l'incertezza nello sguardo. Io non dissi niente. Lei non disse niente. Dopo un minuto buono, tir un sospiro e si gir verso la porta. Grazie per il tempo che ci hai concesso.
In silenzio, la seguii verso la porta e gliela chiusi a chiave alle spalle. Una volta che furono partiti, tornai in camera e mi buttai sul letto. Non avrei potuto essere stata pi stupida!
La Bestia fece le fusa, contenta. Divertente...
Desiderai che Molly chiamasse. Non feci in tempo a pensarlo che squill il telefono. Rotolai su me stessa, sbadigliai verso il soffitto e risposi. Sul display c'era il numero di Molly. Come hai fatto? Sei una strega, non una sensitiva.
Non sono stata io rispose. Me l'ha detto Angie. Di fronte a quest'affermazione, restammo entrambe un attimo in silenzio. La bambina era spaventosamente forte. Quando il suo potere si era manifestato, Angie ne era rimasta terrorizzata, mentre la magia scorreva in un vortice fuori da lei distruggendo la roulotte dove al tempo vivevano. Quand'ero arrivata in moto, avevo visto il tettuccio di metallo sbucciato come con un apriscatole. Non sapendo cosa stava succedendo, ero corsa dentro, proprio in mezzo alla magia. E mi ero trasformata, spaventando a morte Evan senior, che non sapeva cos'ero. Molly sa mantenere un segreto.
Evan e Molly avevano cercato d'incatenare l'energia della bambina, per tenerla sotto controllo finch Angie non fosse stata pi grande da riuscire a gestirla. Il potere, stranamente simile al posto grigio che vedevo quando mi trasformavo, soffiava attraverso la roulotte, squarciando tutto. Angie urlava. Era una cosa pazzesca. La Bestia, impavida, si era avvicinata con passo felpato alla bambina e le si era rannicchiata accanto, facendo le fusa. Angie le aveva afferrato le orecchie e la pelliccia e si era aggrappata a lei, strillando. Cos Molly ed Evan erano stati liberi di lavorare. Senza fare domande, seppi che anche Molly stava ricordando. Nel silenzio le chiesi: Posso parlarci?
La vocina di Angie disse: Zia Jane? Hai gi trovato la mia bambola?
Mi si form un groppo in gola. Mi succedeva spesso quando parlavo con Angie. La Bestia l'aveva adottata come un cucciolo, cos l'amavano entrambe le parti di me. Non ancora, tesoro, ma lo far presto.
D'accordo. Ti voglio bene.
Il groppo che avevo in gola aument dolorosamente. Anch'io ti voglio bene. Cucciolo, mormor la bestia, assonnata e nostalgica. Quando Molly torn al telefono, dissi: Quindi vuoi venire a trovarmi qui nel caldo e umido profondo Sud.
Ammazza quell'emarginato e verremo. Dopo sei mesi di esitazioni, Evan parla di fare finalmente qualche aggiunta alla casa. Non ho intenzione di stare in un'abitazione aperta agli elementi, con i carpentieri e i muratori che si trascinano in giro. Sotto silenzio pass il fatto che, durante i lavori, la casa sarebbe rimasta senza protezioni. A pi tardi, miciona disse. E smettila d'immischiarti con i poliziotti. Angie ha detto che stavi giocando con loro. La comunicazione s'interruppe.
Troppo arrabbiata per tornare a dormire, feci un salto al Katie's Ladies. Sapevo che era troppo presto perch le ragazze fossero sveglie, ma ero preoccupata per Troll. Venne ad aprire la donna che la sera precedente aveva servito la cena. Mi scrut da dietro le lenti bifocali.
M'indic di entrare e la seguii mentre tornava traballando in sala da pranzo, con la lunga gonna nera frusciante. Da questa parte disse da sopra la spalla. Mi stavo facendo un po' di buon Assam. Vuole unirsi a me?
Intendeva il t. Ne gradirei molto una tazza risposi, ed era vero. Avevo bisogno di caffeina.
Zucchero? Latte?
Zucchero dissi, ricordando il mobiletto del t nella casa che mi avevano prestato. Forse questa donna era una delle cause dell'amore di Katie per il t. Forse gliel'aveva servito quando viveva in quella casa.
Come posso chiamarla? le domandai.
Mentre si sedeva vicino a una teiera avvolta in un copriteiera, allarg il sorriso. Sono Amorette, ma le ragazze mi chiamano Miss A. Con un gesto indic il posto dove avrei dovuto sedermi.
Grazie, Miss A.
Lo feci e accettai la delicata tazza con il piattino di porcellana e un cucchiaino d'argento. Insieme a un tovagliolo di stoffa. Avevo la sensazione che Miss A facesse tutto con una formalit d'altri tempi, ma mi chiesi come affrontava il problema dell'argento che uccide i vampiri. Con un servizio da tavola d'oro? Grazie ripetei, sorseggiando. Era dolce, scuro, ricco e meraviglioso. Glielo dissi mentre si sedeva accanto a me, una donnina simile a un folletto con le dita scheletriche.
Sono molto contenta che le piaccia. I suoi occhi scintillarono da sopra l'orlo della tazza. Al momento questa particolare coltivazione  la mia preferita. Quasi tutti i giovani prediligono il caff. Fece una smorfia. Il t  sottovalutato al giorno d'oggi.
Io lo bevo. A casa ho un buon Assam, e un tipo proveniente da un'unica piantagione del Kenya, un Millma. Se vuole, gliene porto qualche foglia.
Sarebbe meraviglioso. S, per favore rispose. Mi pass un vassoio con delle delicate tartine al cetriolo e alcuni cracker con crema di formaggio, salmone affumicato e in cima qualcosa sottaceto e forte. Forse capperi. Ne mangiai due e accettai una seconda tazza di t prima di chiedere di Troll, ricordandomi di usarne il nome corretto.
Miss A sospir. Tom  vivo, debole, ma in via di guarigione. Sta dormendo al piano di sopra, il caro uomo. C' mancato poco, temo, E la povera Katherine sarebbe rimasta devastata se l'avesse perso. Sai, sono insieme da settant'anni.
Per poco non sputai il t di fronte ai commenti su 'la povera Katherine' e i 'settant'anni', ma mi salv una delle ragazze che entr, indossando una vestaglia di seta vrde muschio e delle pelose pantofole rosa. Era Tia, quella con la pelle color caffellatte, gli occhi verde nocciola e i crespi capelli biondi della sua discendenza mista. Buongiorno, Miss A. C' un po' di caff? domand, con gli occhi mezzi chiusi.
Miss A mi guard, sul viso le si leggeva 'Visto? Caff, non t. Che peccato.' Il caff  in cucina.
Dopo pochi minuti, Tia ci raggiunse al tavolo e si scol mezza tazza di caff bollente in un attimo. Ahhh. Ges, sono sfatta. Ho bisogno di una vacanza. Spalanc gli occhi come se stiracchiasse le palpebre e sbadigli. Magari a Rio. Magari Carlos mi ci porter.
Dal modo in cui lo disse mi resi conto che Tia era un'ingenua, sebbene fosse una delle ragazze del Katie's. Era un'ingenua perch non era una cima. Mi guard e parve svegliarsi per la prima volta quel giorno. Tu sei l'ammazzavampiri che  stata assunta. Non uccidere Carlos, d'accordo?
Mmm dissi, perch non sapevo cosa rispondere.
Carlos non  un emarginato replic Miss A. Non dev'essere punito. Ti sei divertita ieri sera, cara?
Tia si allung per prendere una tartina al cetriolo. Carlos  un sogno. Il signor Leo e la signorina Katie dicono che presto potr diventare una servitrice di sangue, se ricevono l'offerta giusta.
Offerta? dissi, sentendo l'incisivit nel mio tono.
Miss A mi diede un colpetto sulla mano. Le spiegher. Tia, disse alla ragazza porteresti il caff e lo spuntino su? La signorina Jane e io dobbiamo parlare in privato.
Oh. Tia annu con saggezza, mentre i suoi riccioli ondeggiavano. Affari. Ho capito. Raccolse una manciata di tartine e usc dalla stanza. La ragazza si muoveva fluida come una ballerina, con le grandi pantofole pelose che scivolavano sul pavimento di legno. Sulla porta si gir e disse: Grazie per non uccidere Carlos. Prima che potessi formulare una risposta, era sparita.
Offerta? ripetei. La schiavit  stata abolita molto tempo fa.
Miss A annu e mi riemp la tazza di t. Mentre versava, dichiar: A quanto pare i genitori di Tia non ne erano consapevoli. A dodici anni si misero a venderla sul portabagagli dell'auto. Di fronte al mio sibilo, Miss A annu con un'espressione cupa sul viso rugoso mentre metteva un altro cracker al salmone nel mio piatto. La mia Katie venne a sapere della situazione della ragazzina. Vi pose fine, ma era troppo tardi perch avesse uno sviluppo normale. Era stata malamente ferita, dal punto di vista emotivo. Katie ha speso un sacco di tempo e di denaro per riabilitare Tia e per cercarle il giusto protettore. Miss A alz lo sguardo su di me, chiudendo di scatto gli occhi neri. Non pu vivere da sola ed  troppo conscia e vulnerabile dal punto di vista sessuale per essere lasciata libera per le strade della citt. Finirebbe sfruttata, senza tetto e indigente. Un marito potrebbe sempre lasciarla. Un vampiro che fosse il suo signore provvederebbe a lei proteggendola fino alla fine dei suoi giorni. Ha bisogno solo dell'accordo giusto.
Non avevo idea di come rispondere, quindi mangiai la mia bella tartina senza dire una parola. Quando potei andarmene, ringraziai Miss A per il t e lo spuntino, saltai la staccionata e accesi Pezzettina, perch avevo bisogno di togliermi il pensiero dei vampiri dalla testa. Cosa si pu dire di fronte alla logica costruita sul pragmatismo e sulla compassione? Per mi faceva venire il nervoso.
Guidai Pezzettina per il quartiere, annusando e cercando i posti frequentati dai vampiri, ma non trovai altre tracce fresche di emarginato - o forse l'espressione giusta sarebbe 'tracce marce di emarginato' - anche se percorsi la stessa strada della notte precedente. Ritrovarmi nella zona del lago Catouatchie, che  quasi tutta una palude infestata dalle zanzare, non fu divertente. Per alla fine colsi la scia lontana dell'emarginato e la seguii. Finii in una strada senza uscita che andava restringendosi in mezzo al nulla.
Rallentai fino in fondo e mi fermai, mettendo un piede a terra, con il motore che rombava sommessamente sotto di me come un gatto che fa le fusa. La casa era piccola, forse costruita negli anni Cinquanta: grigia e ricoperta d'amianto, forse di un centinaio di metri quadrati, con una veranda chiusa che ricordavo vagamente di avere visto sul retro. Era ben tenuta, con le finiture grigio antracite dipinte da poco, il tetto nuovo e un giardino che profumava di erbe aromatiche nel calore di mezzogiorno.
In forma umana ero attratta dalla casa. Ricordi lontani, cose avvolte nel fumo, nella paura e nel sangue. E il suono dei tamburi cerimoniali. Il potere del Popolo. Tsalagiyi Cherokee, per l'uomo bianco. La mia pelle fu percorsa da brividi. Tsalagiyi era una parola cherokee. La ricordavo.
Fuori sul retro, c'era una sauna cerimoniale. L viveva un anziano del Popolo. E l'emarginato d aveva cacciato vicino, troppo vicino. Lo o la perseguitava? Rabbrividii nel calore, speranza e paura strisciarono attraverso il sudore che si raccoglieva in gocce sulla mia pelle.
Senza essere sicura di cos'avessi in mente, spensi la moto e misi il cavalletto. Appoggiai il casco sulla sella. Camminai lungo il vialetto che andava restringendosi, con le conchiglie che scricchiolavano sotto i miei piedi. Nelle due Carolina, quando non erano lastricate, strade e vie di accesso erano coperte di ghiaia e, quando lo erano, la pietra veniva mescolata con l'asfalto. Non c'era molta pietra nel delta, quindi usavano quello che trovavano. Le conchiglie. Pensieri stupidi, per distogliere la mente dal fatto che stavo percorrendo il vialetto che conduceva alla casa di un anziano. Salii i gradini che portavano alla veranda, notando solo allora che la casa posava su piloni di mattone, che la sollevavano sopra la linea d'inondazione degli uragani. Premetti il campanello, che risuon all'interno.
Rimasi in piedi al caldo, aspettando e sudando, mentre le mosche e le api mi ronzavano intorno e nell'aria aleggiava l'odore di salvia e rosmarino che ricordavo vagamente. Nessuno venne ad aprire. Tutto questo  stupido.
Premetti il campanello ancora una volta mentre mi giravo e trasalii quando la porta si apr. Non so cosa mi fossi aspettata, ma non certo l'esile donna dai capelli neri con i jeans e una canotta di seta. Non parl. Si limit a guardarmi. I miei brividi peggiorarono. Il tempo oscill in quel modo strano di quando la terra sembra muoversi.
Gi yv ha disse, e tenne la porta aperta.
'Entra...' E io capii le sue parole.

8
Una guerriera
Mi sedetti al suo tavolo e lei dall'alto mi sorrise, porgendomi una coca mezza congelata in una bottiglietta vecchio stile, incrostata di ghiaccio e con i cristalli accumulati in cima. Era una donna snella e muscolosa, ma pi vecchia di quanto mi fosse sembrato a un primo sguardo. Avr avuto una cinquantina d'anni, forse di pi, ma tra i capelli neri non aveva nemmeno un filo grigio. I suoi occhi erano pieni di vita, di gioia e, stranamente, di compassione. Presi la coca e bevvi, e quando lei mi offr un piatto di biscotti ancora caldi di forno tutti i miei timori scomparvero insieme alla trepidazione. Come potevo preoccuparmi di qualcuno che mi offriva biscotti al cioccolato appena sfornati? Lo stato di iperallerta della Bestia era ancora con me, annidato nel profondo, silenzioso, cauto.
Mi chiamo Aggie Una Piuma. Fece una pausa. Egini Agayvlhe i, nella lingua del Popolo.
Io sono Jane Yellowrock. Jane inspirai Dalonige'i.
Aggie si sedette di fronte a me, con in mano la sua coca. Parli un po' della lingua. Aveva una voce morbida, melodiosa, la voce gentile dei sogni e degli incubi.
Non ricordo molte parole antiche dissi, con una voce e un inglese che sembravano gracchianti al confronto. Abbassai il volume e cercai la melodia e il ritmo della lingua antica. Forse, sentendole, mi ritorneranno in mente.
Come posso aiutarti? domand, una domanda simile alle parole tradizionali dello sciamano.
Nella trib gli sciamani sono coloro che aiutano, che sono disposti a fornire sostegno gratuito a chiunque chieda loro qualcosa, sia per cerimonie di guarigione, che per un consiglio o per un aiuto di carattere pi pratico. Me ne ricordai. Me lo ricordavo. Guardai le mie mani intirizzite sulla coca ghiacciata. Non avevo idea di cos'avrei detto finch le parole non mi uscirono dalla bocca. Esistono antiche leggende che parlano di una creatura chiamata il mangiatore di fegati?
S. Molte. Perch me lo chiedi?
Lo shock mi strisci lungo la schiena come una vipera. Perch sono stata assunta da una rappresentante del Consiglio dei vampiri per dare la caccia alla creatura che sta uccidendo e divorando turisti e poliziotti. L'ho seguita. E stando a una fonte molto attendibile, quello che ho visto ieri sera era un mangiatore di fegati. Nei recessi della mia mente la Bestia tossicchi, divertita all'idea di essere una 'fonte molto attendibile'.
Aggie s'irrigid. La pelle attorno ai suoi occhi si fece tesa e le lievi rughe ai loro angoli pi profonde. E che cosa te lo fa pensare?
Perch l'ho annusato? Perch l'ho seguito fin qui sotto forma di felino? Anzich rispondere, dissi: La cosa che ho visto assomiglia a un vampiro, odora di marcio e caccia nei boschi e nella palude dietro casa tua. L'ho seguita fino qui. Accidenti Gi. Questo mi  sfuggito.
Aggie si appoggi allo schienale. Ahhh sospir, sollevata. Ho letto sui giornali del vampiro emarginato. Inclin la testa, mi guard. Tentai d'interpretare il linguaggio del suo corpo, le sue espressioni, ma erano sfuggenti, troppo effimere. Perch mai dovrebbe venire qui?
Era interessato alla tua sauna cerimoniale. Ci ha girato attorno varie volte.
Hai visto quella creatura?
Feci una pausa, ricordando la scena nel vicolo, la figura china sul corpo della ragazza. S.
Aggie mi guard mentre una miriade di pensieri, speculazioni e conclusioni saettava dietro i suoi occhi. Avevo la brutta sensazione che non sarei dovuta andare l. Di quale clan fai parte? chiese.
Era una domanda inaspettata, ma avevo la risposta pronta, per la prima volta da pi anni di quanti riuscissi a ricordare con precisione. Sorpresa, dissi: Mio padre era ani gilogi, clan della Pantera. Mi guizz in mente un'immagine sfuggente: una pelle di leone di montagna e il viso di un uomo. Mio padre... Subito dopo, un'altra immagine: ombre su tronchi messi in verticale. Non riuscivo a capire cosa significassero quelle ombre, ma sapevo che appartenevano a qualcosa di temibile. Mia madre era ani sahini, clan dell'Agrifoglio azzurro.
I brividi si fecero pi intensi e staccai la presa dalla bottiglia ghiacciata, stringendo le dita gelate. Altre immagini, insensati frammenti di memoria, mi pugnalarono. La parete di una caverna in penombra, la vista della neve, il ricordo di un freddo pungente. Un fuoco al centro di una lunga capanna di legno. Tamburi che battevano piano, un ritmo di quattro battute, la prima pi forte. E l'odore di erbe che bruciavano: salvia, avena odorosa e qualcosa di pi forte come il tabacco. La Bestia si raccolse, ma non per saltare. Per guardare. Per appostarsi. Aveva detto che il mio passato era nascosto nelle profondit della mia mente. Adesso sembrava che spingesse per uscire, come una molla, dai recessi pi remoti. Avrei finalmente ricordato gli anni che avevo dimenticato? Avrei ricordato chi e che cosa ero? Con un filo di voce domandai: E tu?
Mia madre  ani waya, clan del Lupo, cherokee orientali, e mio padre era del clan della Patata selvatica, ani godigewi, cherokee occidentali.
Il che poteva essere un problema, secondo la mia inaffidabile memoria. Anni fa, prima che i bianchi ci radunassero e ci spedissero in mezzo alla neve sul sentiero diretto a ovest, c'erano stati degli screzi tra alcune famiglie del clan del Lupo e del clan della Pantera. Tra i cherokee, il ricordo di insulti e faide di sangue poteva durare per intere generazioni. Quel conflitto era stato risolto? La linea di successione dei clan si trasmetteva per via matriarcale, quindi forse quella lite era stata appianata. I miei ricordi gridavano che c'era un problema, ma era tutto frammentario e distorto.
Il mio bisnonno era del clan della Pantera aggiunse, come a precisare qualcosa d'importante. E forse era un dettaglio significativo. I rapporti tribali erano tenuti in gran conto dagli anziani. Ricordai anche questo, nel miscuglio confuso del mio passato.
Nei recessi della mia mente il suono dei tamburi continuava a riecheggiare, insistente, e il suo rimbombo metteva paura. Avrei sognato tutto questo. E non sarebbe stato bello.
Come si chiamano i tuoi genitori? chiese.
Non me lo ricordo. Sono stata trovata nel bosco vicino alla Vecchia nazione. Speravo che... Una speranza impossibile mescolata ai ricordi, il bisogno di tutti gli orfani: scoprire i propri consanguinei.
Speravi che te lo dicessi io? ipotizz. Che ti indicassi il tuo clan, la tua gente? Annuii. Ti aiuter come posso. Se fai parte del Popolo disse con gentilezza. Ma dai tuoi occhi vedo che non sei una cherokee purosangue. Che cosa sei? mi domand Aggie.
Mi alzai in piedi cos in fretta che i suoi occhi non riuscirono a seguirmi. S'irrigid. Fece per alzarsi. Mi costrinsi a fermarmi, con le mani sollevate sugli stipiti della porta della cucina, come se fossi sospesa sopra un fuoco, agganciata a un paio di corna di cervo infilate nella carne viva della schiena. E questa immagine da dov' venuta fuori?
Aggie stese le mani sul tavolo, premendo i palmi sulla superficie. Si rilass, un'articolazione alla volta, lentamente. Mi voltai verso la cucina, con le mani in fuori come per tenermi in equilibrio, e ricordai di respirare. La Bestia si trattenne, si rannicchi stretta, vicino alla superficie. Con gli artigli incurvati. Pronta.
Perdonami disse Aggie, controllata, soggiogata, immobile come l'aria prima di una nevicata invernale. Non volevo, non intendevo causarti dolore.
Perch mi hai chiesto che cosa sono? Le mie parole uscirono quasi come un ruggito, e la vidi ritrarsi in modo impercettibile. Ultimamente mi facevano tutti la stessa domanda.
Aggie si strinse leggermente nelle spalle. I tuoi occhi dimostrano che sei in parte bianca. E vedo qualcosa in te, l'ombra di qualcosa di... antico. Indic il mio stomaco, tra le mie costole. L. Tipo due anime nella stessa carne. Non combattono tra loro, convivono in una sorta d'inquieta armonia. Non dissi niente e quel silenzio si allung fino a diventare imbarazzante anche per uno sciamano, perci Aggie espir, prese un biscotto e lo mangi. Stava raccogliendo s stessa e suoi pensieri, era evidente. Per rispondere alla tua prima domanda, il mangiatore di fegati  un mutaforma.
Il respiro mi si blocc in gola, caldo e bollente. Non so cosa vide sul mio volto, ma si ferm di nuovo e aspett, come se pensasse che avrei detto qualcosa. Avevo un aspetto cherokee. Avevo detto una parola cherokee. Negli anni all'orfanotrofio, avevo letto la storia della trib cherokee, per lo pi nei vecchi scritti di James Mooney, sperando di trovare qualcosa che si ricollegasse ai frammenti del mio passato, ma niente di quello che lessi era riuscito a spiegarmi ci che ero. Recuperai il respiro, scossi la testa e le feci cenno di continuare.
Si chiama anche mutapelle. Ci sono diverse leggende tribali sul mangiatore di fegati. Secondo alcuni  una creatura femminile. Nella sua forma umana di solito  una signora anziana, e pertanto viene rispettata e amata per molti anni. Ma quando invecchia, e viene sopraffatta dalla bramosia di giovent e potere, cerca di rimpiazzare ci che ha perduto e la tentazione la spinge a praticare il male. Allora cambia la sua pelle con quella di un altro umano.  la pi nera delle magie.
Secondo le nostre storie, quando cede al maligno, il mutaforma sviluppa un'unghia molto lunga che infila nella carne dei bambini per rimuoverne il fegato. Siccome continuavo a tacere, Aggie prosegui. Un altro mutaforma  Callanu Ayliski, il Raven Moker. Ama rubare i cuori. I suoi occhi mi scrutavano, attenti.
Il mangiatore di fegati  tradizionalmente un mutaforma impazzito. I mutaforma possono essere dei veri tipacci afferm. Comunque, in tempi remoti, prima dell'arrivo dell'uomo bianco e della sua insaziabile bramosia, prima che gli spagnoli coi loro elmi di metallo ci schiavizzassero, i mutaforma erano i protettori del Popolo, mantenevano i nostri avi al sicuro dal male e dalla magia maligna. Solo dopo che furono invecchiati, e che arriv l'uomo bianco, molti di loro passarono a compiere azioni pi malvagie e riti di magia nera. Tacque.
Aggie mi guard, con il corpo rilassato, tranquilla, e gli occhi capaci di vedere pi di quanto volessi. Il mangiatore di fegati viene chiamato anche Dito di lancia. U'tlun'ta. Lo pronunci hut luna: in modo diverso da come ricordavo vagamente, per ero sicura di aver letto quella parola sui libri di Mooney. Aggie sorrise. Vedo che Dito di lancia non ti  nuovo.
Annuii.  possibile che il mangiatore di fegati sia un vampiro anzich un mutaforma?
No. I vampiri sono stranieri. Sono arrivati insieme agli spagnoli, i primi uomini bianchi.
Annuii lentamente, anche se la cosa non aveva molto senso. Da qualche parte in quella casa sentivo il quieto roteare delle pale di un ventilatore, il costante mormorio del motore che le muoveva. Il frigorifero ticchett, crepit, e la macchina del ghiaccio deposit rumorosamente alcuni cubetti. Tornai al tavolo, mi sedetti. Le conversazioni tra un anziano o uno sciamano e un poveretto in cerca d'aiuto... sono confidenziali, vero? domandai. Come i colloqui tra psicologo e paziente?
Aggie inclin la testa. Pi o meno. Se mi dici che hai intenzione di uccidere qualcuno, devo anteporre il bene del Popolo, e persino dell'uomo bianco, al tuo. Ma se cerchi consiglio, ti aiuter come posso, e non ne far parola con nessuno. Pieg la testa, come un uccello che esamina il terreno dall'alto di un albero, con un sorriso abbozzato sulle labbra. Non vuoi uccidere nessuno, vero?
S, invece. Aggie ebbe un fremito, un lieve movimento delle scapole, e il sorrisetto si dilegu. Devo uccidere la creatura che ho seguito fin qui.  un vecchio vampiro emarginato. Ne sono certa. Ma la mia fonte.... la mia fonte sostiene che sia un mangiatore di fegati, non un vampiro.
Dopo un momento, Aggie continu: I mutaforma, prima che si votassero al male, facevano parte del Popolo. Hanno vissuto tra noi sin dalla notte dei tempi, come protettori, come guerrieri. Hanno condiviso la nostra storia. Aggie si strinse nelle spalle. Quand' arrivato l'uomo bianco, molto  andato perduto, molto  cambiato. Una volta ho sentito dire che i mutaforma avevano lo stesso sangue del Popolo e i mangiatori di fegati l'hanno rubato.
La Bestia aument la sua concentrazione. Sangue. E gli strani odori colti nel pezzo di tessuto impregnato della saliva dell'emarginato e del sangue delle sue vittime, insieme al puzzo di marcio. La Bestia si blocc, come se avesse capito, ma se anche fu cos, a me non spieg niente. Dovevo tornare a casa e dare un'altra annusata a quello straccio insanguinato.
Ma di colpo Aggie si era fatta loquace, con gli occhi placidi e attenti, gli angoli della bocca sollevati in un sorriso. La mia leggenda preferita sulle vecchie mangiatrici di fegati  quella del Chickelili disse. Il suo nome significa 'colui che racconta la verit'. Il Chickelili  un piccolo uccello invernale, l'unico che dice la verit sulla vecchia. Ma siccome  piccolo, insignificante e ha una voce molto flebile, le sue parole si perdono tra il cinguettio delle ghiandaie e il gracchiare dei corvi, finch un bambino lo sente e avverte i genitori che l'ammazzapiccoli  nei paraggi. La morale  che a volte le voci deboli sono pi importanti di quelle forti.
La fissai, non capendo che cosa significassero le sue parole, ma sapendo che le storie raccontate dagli anziani rivelavano sempre grandi verit, verit pertinenti con la situazione attuale. Voci deboli? Ripensai alle ragazze di Katie sedute attorno al tavolo.
Questa creatura che hai visto accanto alla sauna cerimoniale... ha un'unghia molto lunga?
Tornai con la mente alla visione nel vicolo, il corpo della prostituta cullato tra le sue braccia. Poi quell'immagine fugace di quando era balzato su per il muro. No. Non l'ho vista.
Sei riuscita a vedere le sue energie? chiese.
Una luce grigia, con chiazze nere. Ne ho sentito l'odore nel vento risposi, e di colpo mi sentii una stupida.
Aggie annu. S. Capisco. Tu dai la caccia al male. Sei una guerriera, come le grandi del passato. Quella lode mi fece arrossire, e mi mossi a disagio sulla dura sedia di legno. Reciter formule di protezione e brucer fasci d'erba al tramonto, seguit per purificare le macchie di qualsiasi creatura maligna si trovi nei paraggi. E insieme a mia madre far la guardia di notte.
Tua madre? domandai, sorpresa.
Mia madre ha solo settantaquattro anni, ed  ancora molto arzilla. Mia nonna  morta l'anno scorso.
Ebbi un'illuminazione. Le sue ossa sono sepolte sul retro? Vicino alla sauna cerimoniale?
Anche Aggie cap, e tutta la vitalit scomparve dal suo volto, che mi mostr pi chiaramente l'et che aveva. Credi che questa creatura, questo vampiro emarginato a cui dai la caccia, sia alla ricerca delle ossa dei miei avi dichiar, con una voce bassa come erba nel vento. O alla ricerca di qualcuno di noi, per acquistare potere sulle ossa della mia famiglia e sulla magia che contengono.
Aveva senso, e cose che non sapevo di sapere divennero chiare nella mia mente; aveva molto pi senso di tutto ci che stava pensando la Bestia. Seppellire vicino a s le ossa di un consanguineo aumenta i poteri di uno sciamano, non  cos? chiesi. Aggie annu, un unico, lento movimento, colmo di paura. Con pi gentilezza, proseguii: Se quello a cui do la caccia  un vampiro e se avesse trasformato uno di voi, potrebbe riuscire a evocare gli antenati, i mach e i a ellow, affinch gli diano forza?
Aggie sussurr: Forse. Dipende da quello che sa. Da quali poteri ha.
 vecchio replicai. Molto, molto vecchio. Direi che ha svariate centinaia d'anni. Quante generazioni di antenati sono sepolte sul retro?
Aggie abbass lo sguardo e intrecci le mani sul piano del tavolo. Mia nonna, suo padre e sua madre, e la mia trisavola, che riusc a sfuggire alla migrazione - il Sentiero delle lacrime - e si sistem qui. Se anche reagii alla menzione del Sentiero delle lacrime, Aggie non se ne accorse; aveva lo sguardo rivolto verso il basso. Le ossa di mia sorella, morta quand'era una bambina. Mio zio e sua moglie, una bianca che si un a noi con il matrimonio. Il fratello di mia nonna, molto pi vecchio di lei. Otto membri del Popolo, sette di sangue e uno acquisito.
Sono molte ossa potenti in un posto solo osservai.
Sguinzaglier i cani stanotte, per sorvegliare il cortile annunci Aggie.
Aggie dissi con gentilezza. Ha gi ucciso due dei tuoi cani.
Chiuse gli occhi, come per impedire alla verit di entrare. Ma quando li riapr, ardevano di rabbia. Con voce bassa e fiera, dichiar: Lo uccider. Strinse i pugni sul tavolo, piccoli, scuri e fragili, ma animati da una terribile determinazione. Se viene qui, lo uccider. Fece un respiro profondo che parve quasi farle male. Hai un numero di cellulare?
Estrassi un biglietto da visita dalla tasca della maglia e lo posai sul tavolo davanti a noi. Aggie lo prese e lo strofin leggermente, come per sentire la grana della carta; ma sapevo che voleva percepire le mie energie che vi erano accumulate. Hai deciso di nascondermi la tua vera natura? chiese.
Mi dispiace. Chinai la testa come avevo visto fare a mio padre tanti anni prima. Mio padre! La memoria del suo volto si fece strada nella mia mente, il naso aquilino, affilato. Sbattei gli occhi per frenare le lacrime di fronte a quel nuovo/vecchio ricordo. Con la maggior cortesia possibile, dissi: Grazie infinite per il tuo aiuto. Per quanto possibile, cercher di proteggerti. Per il momento, posso sapere chi  il proprietario dei terreni dietro la casa, compresi i boschi e la palude?
Il terreno confina con il parco storico nazionale Jean Lafitte, per cui la maggior parte  di propriet del governo. Non so chi possieda il resto, anche se qua in giro ci sono molti appezzamenti privati, come quello della mia famiglia.
Un parco. Diamine. Questo significava che l'emarginato aveva ettari ed ettari di terreno in cui vagare senza che nessuno lo fermasse. Nessuno tranne me. E questa donna sciamano severa e delicata. Grazie per il tuo tempo dissi.
Ti offro i miei consigli e l'uso della sauna cerimoniale. Se non ti prepari adeguatamente per andare in battaglia, sei destinata a perdere. Sento che  da un po' che non entri nell'acqua. L'aspersione e la purificazione coi fumi ti aiuteranno, ti daranno equilibrio, ti faranno trovare ci che cerchi.
Da un po'. Eh gi, puoi dirlo forte. Il peso dei decenni gravava su di me, pesante e gravido di dolore. Penso che far come dici risposi.
Aggie contrasse le labbra. Stai mentendo. Non hai alcuna intenzione di fare come dico. Perch no? Inclin la testa col suo solito fare da uccellino.  per lo stesso motivo per cui non vuoi parlarmi di te?
Indietreggiai fino alla porta, con gli occhi fissi su di lei e il mio pi disarmante sorriso stampato sul volto. Non potevo rimanere ulteriormente l, quella donna era troppo intelligente. Grazie, venerabile anziana, per il tuo aiuto e per i tuoi consigli.
Emise un suono che non sentivo da anni, ma che mi risult immediatamente familiare. Una sorta di grugnito, uno tse, e un'unica sillaba di diniego. Era un suono molto legato al Popolo, come alors  legato ai francesi e cool a generazioni di americani. Dalonige'i disse, e io mi fermai sentendo il mio nome. Non  un nome tradizionale. Non significa solo 'pietra gialla', sai? Quando inarcai le sopracciglia con aria interrogativa, prosegu: Significa anche oro, uno dei motivi per cui la Nazione fu rubata ai cherokee, per cui il Popolo fu portato sul Sentiero delle lacrime, cosicch i bianchi potessero estrarre il dalonige'i dalla terra degli Appalachi.
Stavolta non reagii alle sue parole, ma capii che aveva comunque visto in me pi di quanto volessi. Grazie infinite ripetei. E uscii dalla porta sulla veranda, nel calore dei raggi del sole.
Avviai la moto e mi diressi verso casa. Mentre andavo, rimuginai su ci che avevo appreso, non tanto su di me - ci avrei riflettuto pi tardi - quanto sulla creatura a cui davo la caccia. La Bestia aveva torto. Non era un mangiatore di fegati: l'avevo visto, non aveva un'unghia lunga. Era un vampiro.
Una sanguisuga proprio fuori di testa, questo era certo: mangiava la carne, puzzava di marcio... ma era una sanguisuga. Un vampiro che aveva preso una pessima strada. Un emarginato vecchio, pazzo e putrescente.
Anche se il mio olfatto non era fine come quello della Bestia, era comunque migliore di quello umano. In piedi nel mio cortile, afferrai il pezzo di stoffa, me lo portai al naso e inspirai, smontando i feromoni e le proteine che componevano i quattro odori distinti: tre erano umani e gonfi di terrore, ancora vivi quando il loro sangue aveva iniziato a sgorgare. Forse la memoria della Bestia mi era d'aiuto, ma in effetti riuscii a suddividere gli odori umani in uno femminile e due maschili. E sotto a tutto c'era l'odore della creatura che stavo cacciando. Assorbii la sua firma chimica. Vampiro. Vampiro al cento percento. Un vampiro strano, marcescente, ma pur sempre un vampiro. Ebbi un fremito di sollievo, e mi concessi un breve momento per rilassarmi di fronte a quella certezza. Qualunque cosa fosse, non era un mutaforma deviato.
Tornai a concentrarmi sul brandello di stoffa, ne isolai le diverse componenti chimiche, riuscendo infine a identificare il debolissimo aroma della donna che era stata con l'emarginato. Avvertii l'odore del sesso. E qualcosa di ancora pi flebile, che prima non avevo sentito. O forse non l'avevo ricordato. Inspirai ancora. Rabbrividii. Inspirai un'altra volta, stavolta a bocca spalancata, con la lingua di fuori. Mi venne la pelle d'oca. Mi si blocc il respiro. L'odore del Popolo. Caddi a sedere, atterrando malamente sui gradini del portico sul retro. L'emarginato a cui sto dando la caccia ... cherokee?
Con una mano aggrappata in cima a sostenere il mio peso, subito dopo le cinque scavalcai il muro di casa di Katie nel punto in cui un tempo era nascosta la telecamera di sicurezza. Mentre saltavo, facendo perno su un braccio, diedi una rapida occhiata. Niente telecamera. Sul muro c'era un piccolo graffio. Ora che era stata tolta, chiunque ce l'avesse messa non poteva pi vedermi, quindi afferrai la cima del muro e mi lasciai oscillare contro la superficie di mattoni come un alpinista in calata. Annusai tutt'intorno e mi sorpresi della mescolanza di odori che riuscii ad avvertire.
In cima, fresco e pungente, c'era l'odore di Tipo. Rick LaFleur. Era lui che aveva tolto la telecamera, probabilmente su ordine di Troll. Sotto il suo odore, per, ce n'era un altro, pi debole, e la cosa strana fu che lo riconobbi. La telecamera era stata collocata da Maciste, il tipo tutto muscoli che lavorava con Leo Pellissier, il capo del Consiglio dei vampiri di New Orleans.
Perch Leo sentiva il bisogno di tenere d'occhio Katie? La faccenda puzzava di intrighi politici nel Consiglio. Sai che sorpresa. Spiccai un salto e atterrai senza far rumore. Mi voltai verso la casa e mi sorpresi nel vedere Troll in piedi nel vano della porta sul retro. Emise una sorta di grugnito, scrutando il muro con sguardo attento. Si reggeva con entrambe le mani alla porta e aveva la pelle pallida come una pergamena antica, ingiallita e friabile, specialmente la cupola smorta della sua testa calva.
Mi ficcai le mani nelle tasche dei jeans e mi misi a camminare con nonchalance, come se lasciarsi cadere da un muro di cinque metri senza farsi male fosse una cosa normalissima per un umano. Non hai una bella cera fu il mio commento.
Non ti hanno mai detto che  un'espressione offensiva per i membri della casata di un vampiro? La sua voce roca era ancora pi gracchiante del solito, secca come polvere di pietra.
Risi, sentendomi un po' meschina e pentendomene subito. No, ma cercher di ricordarmelo. Ti  bastato il sangue della donazione della notte scorsa? Ecco perch ero arrabbiata. Un vampiro aveva quasi ucciso una persona che in un certo modo stava cominciando a piacermi e lui non era neanche arrabbiato, quindi dovevo esserlo io, giusto?
Quello di Rachael non molto. Per Katie mi ha permesso di bere un po' dal suo polso.
Non reagii, pur sentendo un moto di rabbia e disgusto. Bleah. Troll si scost e io entrai. Hai ancora un aspetto orribile dissi.
Sopravviver rispose. Ma tu sei nei guai.
Ah s? Sentii drizzare i peli e avvertii l'impulso di ruggire. Qual  il problema?
La notte scorsa Katie  dovuta uscire per nutrirsi, per compensare la perdita di sangue. Tra quello che si era preso quel bastardo di Leo e quello che lei aveva dato a me, prima che si nutrisse, era davvero svuotata. Stasera non si sveglier tanto presto, e anche una volta alzata non si sentir molto bene. Quindi, se hai qualcosa da dirle, forse  meglio che prima lo comunichi a me.
E in tutto questo, perch sarei nei guai?
Katie ti aveva chiesto di essere qui all'alba per fare rapporto. Non sei venuta.
Cavolo. Mi ritorn in mente in quell'istante. All'alba ero dall'altra parte del fiume, nel parco Jean Lafitte, sulle tracce dell'emarginato. Al contrario di Katie, non posso trasformarmi in un pipistrello e volare fino a casa.
Troll ridacchi, un suono curiosamente triste.  meglio che Katie non ti senta quando dici queste cose. Lei detesta questo falso mito dei vampiri che si trasformano in pipistrelli. In effetti, detesta l'immagine che i media hanno sempre dato di quelli come lei, a parte qualche romanziere che ci ha azzeccato. Accese le luci e mi condusse in casa. Allora. Pipistrelli a parte, vuoi dirmi che cos'hai scoperto? Lo aggiornai, succinta ai limiti del laconico, ovviamente senza mai nominare la Bestia. Quand'ebbi finito, rispose Ah e mi indic la sala da pranzo. Immaginai che mi stesse congedando ed entrai.
Le ragazze erano di nuovo radunate attorno al tavolo, tutte con un'aria assonnata e vagamente fiacca. Soprattutto Rachael, semisdraiata sulla sedia. Portava una garza sull'interno del gomito, all'altezza della vena cefalica. Aveva gli occhi cerchiati e con una cannuccia sorseggiava una bevanda verde fluorescente da un bicchiere di cristallo. A giudicare dall'odore e dal sapore, doveva essere Gatorade. Non certo il genere di bevanda adatto a quella tavola formale, piena di argenteria, porcellane e cristalli. Non avrei mai capito i morti ricchi, n i loro servitori.
Comparve Miss A, con il volto rugoso che sembrava pi contratto del solito ma con un sorriso benevolo. Resistetti all'impulso di baciarla sulla guancia come se fosse una vecchia zia, un impulso davvero bizzarro per il quale avrei potuto beccarmi uno schiaffo o peggio. Invece dissi: Non  che per caso potrei avere la cena che non ho mangiato ieri?
Un sorriso le spost tutte le rughe sul volto. La bistecca di stasera  al pepe e bourbon, ma pu ordinarla al sangue se le va.
Eccome se mi va. E, se non  chiedere troppo, vorrei anche una patata al forno e del t freddo. Niente vino. Annu.
Quando usc dalla stanza, malferma sulle gambe che sembravano deboli sotto la gonna lunga, ispezionai le ragazze. Dovevo fare in modo che si aprissero con me. Un po' come, tanti anni prima, avevo dovuto fare in modo di guadagnarmi la fiducia di una casa piena di ragazzine dodicenni, quando fui mandata all'orfanotrofio per la prima volta. Mi chiesi se fare amicizia sarebbe stato pi semplice ora che avevo ventinove anni - almeno stando al mio falsissimo ma validissimo certificato di nascita - e parlavo inglese.
Tia mi sorrise dolcemente, anche se con aria un po' assonnata, e mangi qualcosa di verde da un piatto pieno d'insalata. Non aveva pi la vestaglia di seta. Quella sera indossava un bustino merlettato di seta che le metteva orgogliosamente in evidenza le tette, mentre un ciondolo di opale si perdeva nella sua scollatura.
Poi il mio sguardo si fiss su Christie, che aveva almeno una cinquantina di treccioline - la stessa acconciatura che a volte portavo anch'io - e un viso punteggiato d'argento, tra sopracciglia, naso, orecchie, persino intorno alle clavicole. Gli anellini d'argento erano collegati da una serie di catenelle che univano le narici alle orecchie e a vari altri punti intermedi, tutte cariche di campanelle. Campanelle dappertutto, anche sul reggiseno trasparente, le cui coppe, quella sera, erano coperte da lacci. Grazie a Dio. La ragazza, che non avr avuto pi di vent'anni, indossava anche un collare da cani con delle punte acuminate. Quando prese un po' d'insalata, Christie si ravvi le trecce e tutte le campanelle tintinnarono.
Per cercare d'integrarmi, assaggiai l'insalata di verdure miste condite con molte spezie. C'era anche qualcosa di simile alla pancetta, che mi piacque all'istante. Christie dissi masticando. Mi piacciono le tue campanelle.
Inarc la fila di anellini spaiati sulle sopracciglia, mormorando: Buon per te.
Risi. Eh no. Non sarebbe stato affatto pi facile adesso che ero adulta. Non ero riuscita a integrarmi allora, con un gruppo di bambine orfane o semiorfane, e non mi sarei integrata adesso, con un gruppo di... ragazze. Christie, tu e Rachael... Raccontatemi quello che sapete sui vampiri di questa citt. Soprattutto sul loro Consiglio.
Le ragazze si guardarono l'un l'altra, poi guardarono me. Di politica non so molto fu la risposta di Christie.
Leo viene mai a trovarvi? Per... Non sapevo come dirlo, quindi mi interruppi.
Christie sghignazz con tono derisorio. Per il sangue? Per il sesso? O forse per una bella combinazione dei due, per qualche giochetto con cena a seguire?
Tentai di contenere il rossore. S. Mi ficcai in bocca un altro morso di verdure e spezzai una pagnotta. Era friabile e dolce e mi lasci tracce di burro sulle dita.
Leo viene sempre a trovarci appena arriviamo qui disse Rachael, con gli occhi vivaci puntati su di me e una voce monotona. Ha il diritto di priorit. Lo chiama 'l'oscuro diritto dei re'.
Avevo sentito parlare dello ius primae noctis, in base al quale i re avevano il diritto di deflorare qualunque vergine o possedere qualunque donna volessero, spesso la notte precedente al suo matrimonio. Era una sorta di stupro arcaico, un po' come gli schiavisti che facevano visita alle loro schiave nelle capanne, o se le facevano portare. Impossibile opporsi. Lo stupro, in qualsiasi forma, aveva sempre portato alla luce la Bestia dentro di me - sorrisi al pensiero. Al che Rachael guard Christie. Non mi serviva l'olfatto della Bestia per capire che Leo terrorizzava Rachael a morte. Leo Pellissier stava schizzando in testa alla classifica delle persone che non mi piacevano. Dovevo proprio fare quattro chiacchiere con quel succhiasangue. Sogghignai soddisfatta. Ho bisogno di parlare col vecchio Leo, ma dato che ieri l'ho bruciato con una croce d'argento, non credo che sar molto bendisposto.
Rachael mi fiss, gorgogliando una risatina nervosa. L'hai bruciato? E non ti ha ucciso?
Ci ha pensato seriamente. Katie l'ha guarito. Se non l'avesse fatto, penso che avrei dovuto usare il paletto.
La tavolata ammutol. Nessuno si mosse. Tutti gli occhi erano puntati su di me. Cose di questo genere succedevano piuttosto spesso quand'ero in orfanotrofio, ogni volta che dicevo qualcosa di strano. Guardai quella streghetta con la pelle bianca e i capelli corvini che contrastavano nella luce della candela. Quella ragazza era riuscita a toccarmi nel profondo, la prima volta che l'avevo vista. Avevo avvertito un sottile legame, che doveva essere un errore, giusto? Eppure continuavo ad avere quella sensazione, e la mia voce si fece pi dolce quando dissi: Bliss, vero? Che cosa ti ha detto Leo quando... La parola esatta mi sfuggiva.
Questa cosa ti crea problemi, vero? replic. Non intendeva prendermi in giro. Aveva un tono gentile, quasi pietoso. Quello che facciamo, intendo.
Stavo quasi per rispondere 'Potresti essere in una congrega a imparare la stregoneria', ma mi trattenni, nel caso lei non sapesse cos'era. Da dove vieni?
Bliss sollev una spalla, e mi resi conto che portava una sorta di bustino di mussola che si allacciava sul davanti, come un corsetto d'altri tempi indossato al contrario. Questo accessorio le spingeva in su i piccoli seni e li rendeva completamente visibili attraverso il tessuto. Una collana abbelliva la sua scollatura. D'improvviso mi sentii una guardona. Sono stata data in affidamento da piccola, quindi si pu dire che vengo da tutti i luoghi e da nessuno.
Dunque forse non sapeva di essere una strega, ma Katie lo sapeva, per forza. Tutte le sanguisughe riescono a sentire l'odore delle streghe, no? Dovevo chiederglielo. S, ho qualche problema. Mi guardai intorno, fissando negli occhi tutte le presenti. Avevamo finito l'insalata ed era ovvio che quella cena era molto pi laconica del solito. Io metto sempre la gente a disagio, anche quando non confesso di essere una predatrice.
Avete idea di chi possa essere il vampiro emarginato? Avete visto qualcuno comportarsi in modo diverso dal solito ultimamente? Magari un cliente di Katie particolarmente bizzarro? Tra i clienti di Katie ci sono anche delle sanguisughe, vero? Tutte annuirono, e dalla forza di quel gesto capii che tra i clienti di Katie c'erano molte sanguisughe. Un vampiro che si comportava in modo pi strano del normale? Qualcuno con un odore un po' diverso?
Hanno tutti un odore strano disse Bliss.
No, invece s'intromise una ragazza dalla pelle scura. Ma ce ne sono alcuni che definire strani  poco. Ero quasi sicura che si chiamasse Najla.
Che odore hanno? chiesi.
Le altre ragazze fissarono Bliss. Quella rispose: Di foglie vecchie. A volte di muffa. Se  da molto che non si lavano, puzzano di sangue stantio. Hai capito, no? Come una donna con il ciclo. Ho un olfatto molto buono insist.
Ci credo. Capii che questo fatto era stato fonte di problemi con le altre. Nessuno che abbia un odore malato? Infetto?
No. Bliss lanci uno sguardo alle altre. So che credi che sia pazza, ma puzzano tutti.
Prima che le altre potessero rispondere, dissi: Najla, giusto?, rivolta alla ragazza dalla pelle scura. A tratti parlava con un accento che non riuscivo a identificare, ma del resto gli accenti non erano il mio forte. Come Bliss, ero pi brava con gli odori. Ok, parliamo di stranezze. Per prima cosa, da dove vieni? No, aspetta... dissi, mentre tutte le ragazze scoppiavano a ridere e Najla mi guardava in cagnesco. Mi sono espressa male. Intendevo dire: voglio parlare di quelle strane sanguisughe, ma prima mi piacerebbe sapere da dove vieni.
Non sono affari tuoi rispose.
Katie dice di s intervenne Miss A rientrando barcollante nella stanza. Spingeva un carrello che odorava di spezie, brace e carne. La Bestia borbott in segno d'approvazione. Devi dirle tutto quello che vuole sapere.
Najla scosse la testa. Io e i miei genitori siamo emigrati dal Mozambico quando avevo quattro anni. Feci un gesto circolare con le dita, come a invitarla a proseguire. Da un posto chiamato Napamonda. Lo puoi trovare sulla cartina, se ne hai una abbastanza grande.
E i tuoi genitori?
Morti. Restai in attesa, e lei prosegu di malavoglia. Un incidente d'auto quando avevo quindici anni. Katie mi ha presa con s. Non guardarmi in quel modo. Battevo in strada per comprarmi da mangiare, lei mi ha portato qui e mi ha fatto finire le superiori prima di mettermi a lavorare. Ha provato anche a mandarmi all'universit, ma io ero brava a fare felici gli uomini. Non so che cosa vide sul mio volto, ma si stizz. Voglio smettere prima dei quarant'anni. Dimmi un altro lavoro che permetta a una ragazza appena uscita dalle superiori di guadagnare duecentomila testoni l'anno e andarsene in pensione in meno di vent'anni. Dimmene uno.
La modella. L'attrice. La cantante. A denti stretti, aggiunsi: Se hai fortuna.
Najla annu con enfasi. Non ho mai avuto un giorno fortunato in vita mia tranne quello in cui Katie mi ha trovato. Ho quasi un milioncino in azioni, oro e obbligazioni. Altri cinque anni e ne avr due, senza problemi, contando interessi e dividendi, se il mercato andr nella direzione in cui credo.
Ero allibita. Due milioni per battere? Najla rise. Adesso capisco. Tu credi che una ragazza dovrebbe lavorare sodo e andare in pensione a sessantacinque anni. Tutte cazzate.
Mentre le serviva la cena, Miss A colp Najla sulla spalla. La signorina Katie non vuole che si dicano parolacce a tavola.
Najla si massaggi la spalla. Scusi mormor. Miss A mi mise un piatto davanti. La bistecca sporgeva a ore dieci e a ore quattro, sgocciolando succhi sanguigni nel solco della porcellana e sul vassoio sottostante. La patata era farcita di ogni genere di delizie, tra cui pancetta e panna acida. Sorrisi, con l'acquolina in bocca. Grazie. Ha un aspetto fantastico.
Eh gi, quasi un chilo di manzo. Tom dice che le piace la carne.
Tom  il mio eroe. E anche lei. E anche il cuoco.
Miss A ridacchi e fin di servire le ragazze. Conoscevo il galateo abbastanza da sapere di dover aspettare che fossimo servite tutte prima di potermi buttare sul piatto. E avevo abbastanza autocontrollo per resistere alla Bestia, che di fronte all'odore della carne si era svegliata e ora insisteva perch mangiassi tutto con le mani. Potete cominciare disse Miss A. Dopo aver guardato le altre, presi la forchetta adatta e il coltello seghettato. E iniziai a tagliare la bistecca.
Quando mi misi in bocca il primo pezzo, emisi un gemito. Le ragazze si voltarono a guardarmi. Scusate dissi mentre masticavo. Questo  il miglior pezzo di carne che mi sia mai messa in bocca. A questa frase, tutte le ragazze scoppiarono a ridere e si misero a mangiare la cena con voracit, mentre il suono delle loro risate riverberava sulle pareti come un tintinnio d'argento.
Forse, inavvertitamente, mi ero appena fatta delle amiche. Umorismo da bordello. Chi l'avrebbe mai detto?

9
Adoro il rock and roll
A cena non venni a sapere granch, almeno non sull'emarginato. In compenso, se mai avessi avuto bisogno di legare un amante e frustarlo, avevo un sacco d'informazioni. Penso che le ragazze ci provassero gusto a vedermi arrossire.
Alla fine della cena Katie non era ancora arrivata, quindi me ne andai senza averla vista. Uscendo, per, seguii un percorso circolare, perlustrando tutto il perimetro, e trovai Troll nell'ufficio della vampira. Era chino su un'antica scrivania a esaminare alcune carte, con il portatile girato in modo che non potessi vedere lo schermo. Mi sembr un fatto interessante, quindi adottai il passo felpato della Bestia ed entrai nella stanza, silenziosa come il predatore che Katie aveva riconosciuto in me.
Troll si volt sentendomi entrare, il che diede credito alla vecchia leggenda secondo cui, quando un vampiro condivide volontariamente il suo sangue, pu trasmettere anche parte della sua velocit e dei suoi sensi acutissimi. Prima che riuscissi a vedere qualcosa, Troll premette un tasto e lo schermo si spense; l'uomo per sorrise, con un'espressione benevola che mi meravigli.
Dissi: Ho visto che hai tolto la telecamera dalla recinzione sul retro. Perch credi che Leo Pellissier volesse spiare Katie?
Corrug la fronte. Non ce l'ha messa Leo, quella telecamera. Non poteva. Spiare  contrario alla Vampira carta.
Risi, un suono rapido e secco. La cosa?
La Vampira carta. Si appoggi allo schienale e io notai la .45 sul suo fianco, a portata di mano. Troll era agitato o spaventato, o peggio. Immaginai che ritrovarsi il corpo completamente svuotato di sangue potesse avere quest'effetto. Che cosa sai della storia dei vampiri? domand.
A dire il vero, le sanguisughe mi interessano solo quando posso trovare nuovi modi per ucciderle.
Il buonumore lasci il suo volto. Davanti a Katie usa solo il termine Vampiro' o quello pi opportuno di 'mitraico'. 'Sanguisuga'  offensivo.
Mi sedetti sul bracciolo di una poltrona, una posizione che mi permetteva di guardare Troll e controllare la porta con la coda dell'occhio. Mi forniva anche un appiglio per saltare in qualunque direzione senza dover spostare l'equilibrio. Troll sogghign, come se avesse scommesso mentalmente che mi sarei comportata cos. Dato che non avevo mai visto prima quella sedia e che improvvisamente sentii l'odore di Katie nell'aria, forse la scommessa non era solo mentale. Mi chiesi se la vampira non fosse nell'atrio, a guardarmi dagli schermi di sicurezza. Mitraico. Come nel mistero di Mitra delle antiche tradizioni romane? domandai. Troll sembr impressionato?  tutto su Wikipedia, sai? Non ci vuole molto a cercarlo. Non che esista un collegamento certo tra vampiri e mitraici. A meno che non l'abbia trovato tu. Forse dovrei aggiornare il sito. Stavo scherzando, ma Troll non sembr apprezzare.
Lanci uno sguardo irritato al portatile e io sogghignai. Il mondo reale stava iniziando ad aggiornarsi sui vampiri. Mitraici, o con qualunque nome volessero essere chiamati.
A loro non sarebbe mai piaciuto. Comunque, pi della met delle notizie disponibili sui vampiri nei libri o in rete erano balle, menzogne o ipotesi strampalate, spesso un misto delle tre cose. E nessuno spiegava mai perch i vampiri fossero vulnerabili ai simboli cristiani. Scoprirlo era diventata una mia missione personale... ma non avevo avuto fortuna, fino a quel momento.
E stato lo scagnozzo di Leo a installare quella telecamera dissi. Ci scommetto.
Troll si appoggi allo schienale, divertito ma non in disaccordo, palesemente curioso di sapere come mai ne fossi tanto sicura. Cambiai argomento per vedere che cosa succedeva. Stasera vado a ballare affermai. Hai qualche posto nel quartiere da consigliarmi?
Ballare? Non riusc a mascherare il tono sbigottito nella sua voce.
 un ottimo modo per annusare se ci sono guai in giro. Nel vero senso della parola. La notte scorsa l'emarginato ha inseguito e divorato una prostituta. Voglio vedere se d la caccia anche me.
Non riusciresti a passare per una prostituta nemmeno per sbaglio.
Sogghignai. Mi do una bella sistemata. Faccio un salto qui prima di uscire. Magari ti verr in mente un posto.
Tornata a casa, misi un rossetto rosso scuro e avvolsi le trecce in un turbante in cima alla testa, con il kit da viaggio della Bestia nascosto tra le pieghe. Legai tre croci intorno alla vita in modo che pendessero dentro la gonna, ne appesi una al collo in bella vista e attaccai un ammazzavampiri a lama corta sull'interno coscia, dove un compagno di ballo non l'avrebbe mai trovato a meno che non danzassimo un tango e non fossimo entrati in estrema confidenza. Ficcai due paletti di dimensioni regolamentari nel turbante e altri due da viaggio, fatti a mano, piegabili e con la punta d'argento in un'apposita tasca nelle mutandine. La gonna viola e turchese mi scendeva bassa sui fianchi e la camicetta a fiori mi scendeva bassa sul seno, con il colletto sbottonato a rivelare un reggiseno a fascia color carne. Sexy, ma non indecente. A ogni passo, la gonna mi frusciava intorno alle caviglie.
Mi spalmai un po' d'autoabbronzante per illuminare la naturale tonalit della mia pelle, disegnai una linea di brillante eyeliner color oro e infilai le nuove scarpe da ballo. Davanti allo specchio provai i movimenti della mia gonna con un movimento da danza del ventre che evocava il sesso. Soddisfatta, spensi la luce del bagno, mi assicurai che porte e finestre fossero serrate e chiusi il portatile, rimanendo in piedi nella casa buia a pensare.
Avevo passato un'ora a spulciare online i miti dei mutaforma degli indiani d'America, e ne avevo ricavato una confusa accozzaglia d'immagini e leggende. Non c'era niente in cui mi fossi riconosciuta, non esattamente. Certo, niente di sano o di libero dal male.
Il campanello suon, interrompendomi. La casa era buia e io arrivai alla porta orientandomi grazie all'abitudine e alla debole luce dei lampioni che trapelava dalle finestre. Sentii l'odore del sigaro prima ancora di vederlo. Tipo. Rick. Feci scattare il chiavistello e aprii la porta, facendo oscillare la gonna e dicendo: Bene, bene, guarda un po' cosa mi ha portato il gatto. Non riuscii a evitare di prenderlo in giro. Vedendomi, Rick strabuzz gli occhi. Ancora un po' e avrei dovuto raccoglierli e rimetterglieli nelle orbite. Ridacchiai e dissi: Grazie del complimento. Fammi indovinare. Ti ha mandato Troll.
E anche me disse una voce suadente dalla strada.
Guardai oltre l'ammutolito Rick e notai la sua compagna. Indossava una gonna corta svasata, una maglietta, scarpe da ballo, gioielli vistosi e un trucco molto pesante. Bliss?
Mi ha mandato la signorina Katie. Ha detto che forse potevo aiutarti... Sembrava incerta. Mi ha dato una settimana di paga per non andare a lavorare. Fece per dire qualcos'altro, poi si ferm. La scia di paura era lievemente acre sulla sua pelle. Non avevo idea del perch Katie l'avesse mandata da me, ma la cosa non mi piaceva.
Non dovrebbero esserci pericoli stasera, Bliss dissi, Cerco un vampiro molto puzzolente, tutto qua. Dovrebbe sapere di... decomposizione.
Un vampiro in putrefazione? Si mise una mano sul fianco, tra luccichii di anelli e tintinnii di braccialetti. Mi prendi in giro, vero?
No. E Bliss, non per impicciarmi, ma che cosa sai dei tuoi genitori biologici?
Niente. Perch?
Non importa. Bliss non era brava soltanto ad attirare, identificare e stanare le sanguisughe. Era anche gli occhi di Katie.
Prima che ce ne andassimo, annotai l'indirizzo dell'anziana cherokee per Rick e gli chiesi di rintracciare i proprietari di tutti i terreni nel raggio di cinque chilometri. Era un'area molto vasta, e la ricerca me l'avrebbe tenuto fuori dalle scatole per un po', occupato in cose che io odiavo. Poi chiusi la porta e me ne andai insieme a loro due; il sigaro di Rick lasciava una scia pungente che persino un umano sarebbe riuscito a seguire.
Camminammo affiancati per il quartiere, avanzando a passo tranquillo nella calura, diretti in Bourbon Street. Ci passarono accanto camerieri in smoking diretti al lavoro, coppie uscite per una serata romantica, gruppetti di uomini in cerca di divertimento negli strip club, e qualche vampiro a caccia di una cena di buon'ora, o forse solo di uno snack con cui fermarsi lo stomaco.
Adocchiai un gruppo di giovani streghe agghindate in modo da sembrare pi grandi, e mi chiesi che cosa stessero facendo e perch avessero bisogno di un travestimento. Bliss le guard, il volto teso e concentrato, e mi domandai che cosa vedesse. Mi domandavo molte cose, ma avevo pochissime risposte. Bliss e Rick camminavano chiacchierando, e io sentii spesso i loro sguardi posarsi su di me; la loro curiosit era come una coperta che mi avvolgeva. Ma io non avevo niente da dire, e lasciai che il mio silenzio crescesse.
L'aria era calda, pesante e appiccicosa, come se portasse con s un peso ulteriore, come se i lampi e la pioggia di domani l'avessero gi pervasa, in attesa. Il sudore aveva tonnato una patina uniforme sul mio corpo e la mia nuova gonna mi sfiorava le gambe e le cosce a ogni passo; mentre camminavo, l'aria umida vorticava intorno a me. La collana di ametista e chatkalite e la mia pepita d'oro erano pietre tiepide intorno al mio collo. Le voci e le persone che incrociavamo erano rilassate, lente. L'atmosfera era surriscaldata, come se la danza mi avesse gi trovato, come se fossi scivolata nel ritmo e nei passi e fossi gi in loro balia. Inspirai, analizzando i diversi odori.
L'odore di frutti di mare, spezie, grasso e persone riempiva l'aria. Cibo e alcol, fumi di scarico e profumi, vampiri e streghe, ubriachi e paura, sesso e disperazione, e l'aroma dell'acqua. Ovunque ero circondata dall'acqua, la potenza del Mississippi, i laghi vicini, il fetore di paludi non troppo lontane. La cappa onnipresente di caff alla cicoria, come lo preparano da queste parti. La combinazione di odori era inebriante.
I lampioni illuminavano e nascondevano in ugual misura, come una ballerina in l con gli anni che si cela dietro ventagli o palloncini. La musica si riversava dai bar e dai ristoranti, piena di guizzi jazz e di potenti echi soul. I suoi ritmi portavano la Bestia pi vicina alla superficie. La sentivo ansimare nella mia testa, sempre pi prossima. Sentivo il battito del suo cuore. La sua pelliccia si strofinava contro la mia pelle, pronta a uscire.
C'erano alcuni poliziotti a piedi, la cui presenza doveva servire a rassicurare i turisti. Ma gli agenti erano agitati, con le mani sulla fondina, il viso e lo sguardo in allerta, le radiotrasmittenti che mandavano informazioni a getto continuo. Erano tutti nervosi.
Oltre alle armi e ai giubbotti antiproiettile, gli agenti del dipartimento di polizia di New Orleans portavano dei localizzatoli GPS. Ognuno aveva incorporato un allarme antipanico, che si attivava premendo un bottone. Se un poliziotto lo premeva, faceva scattare un allarme che trasmetteva la posizione GPS dell'agente a tutti gli altri agenti in ascolto. E faceva un frastuono infernale, un woopwoopwoop che spaccava i timpani.
Questi dispositivi non erano stati d'aiuto ai poliziotti uccisi dall'emarginato. Forse non l'avevano con s quella notte? O forse l'assassino era stato cos bravo da impossessarsi della loro mente prima che potessero premere anche un solo bottone?
Tutte le strade erano attraversate dai furgoncini dei media, le redazioni locali di CBS, NBC, ABC, uno di Fox News con la foto di Greta Van Susteren dipinta sulla fiancata, persino il furgone di una tv via cavo del posto. I reporter erano in cerca di colore locale e informazioni sull'assassino di poliziotti e prostitute; ognuno sperava in uno scoop che avrebbe portato maggiori ascolti e aumentato il prestigio personale.
Nonostante i poliziotti e i reporter, le strade erano meno affollate di quanto mi aspettassi, molto pi vuote della prima notte in cui la Bestia era uscita a caccia. La notizia del vampiro assassino aveva fatto un brutto scherzo alle combriccole. Non ero mai stata nel quartiere francese di sabato sera, ma avevo la sensazione che nei bar e nei ristoranti ci fosse meno gente del solito. Non era un bene. Avevo in mente uomini armati che pattugliavano le strade in gruppi, in cerca dell'emarginato, pronti a uccidere qualsiasi sfortunato vampiro a portata di mano.
La nostra camminata fin alla Royal Mojo Blues Company. L'odore di fritto e birra e il suono della musica dal vivo arrivavano fino in strada, sospinti dall'impeto della band. Alla RMBC c'erano dei tavoli all'aperto, un bar, cibo appena grigliato e una pista da ballo. E la gente che non era per strada? Tutta dentro. Il locale era strapieno. Iniziai a muovermi a tempo di musica prima ancora di entrare. Dopo un'annusata preliminare per escludere la presenza dell'emarginato, mi diressi verso la pista da ballo, perdendo Bliss e Rick nella folla.
Una donna nera dalla voce d'angelo cantava a pieni polmoni una ballabilissima canzone anni Settanta di Linda Ronstadt. Era accompagnata da altri cinque musicisti che suonavano la batteria, la tastiera, il basso e le chitarre. Un assortimento di strumenti a fiato riposava su una rastrelliera.
Le conversazioni si mescolavano in un unico ruggito di sottofondo, di cui la Bestia coglieva solo qualche parola qua e l: approcci, lamentele di lavoro, una vendita di droga condotta a bassa voce tra due avventori accanto al bancone del bar. Nessuna discussione sulle sanguisughe. E l'unico odore di vampiro che riuscivo a cogliere non era recente, anche se aveva un che di familiare. In pista c'erano sia coppie che single, quindi anche ballando da sola non avrei dato nell'occhio. Volteggiai sul pavimento, in mezzo alla folla. In mezzo al calore e al fumo avvolgente. Iniziai a muovermi. Aprii con una piroetta, poi feci una mossa della danza del ventre. Uno dei corsi che avevo seguito nel periodo tra orfanotrofio/liceo/disgrazie adolescenziali e la libert della vita vera era stato un anno di danza del ventre. La cosa migliore della danza del ventre erano le mosse improvvisate che potevo aggiungere al mio repertorio. Su una pista da ballo? Sono uno schianto.
Attirai l'attenzione di una mezza dozzina di donne che si unirono a me in pista, e iniziammo a ballare tutte insieme, ritagliandoci uno spazio in mezzo alla folla ed emarginando le coppie, almeno temporaneamente. Gli uomini si allontanarono dal bancone del bar, allineandosi ai margini della pista per guardarci con in mano una bottiglia di birra. Le donne insieme a me gridavano, cantavano. La Bestia si risvegli e prese a fare le fusa, pompando energia nella mia danza.
Alla terza canzone stavo gi ballando davanti alla band, sospinta, dagli amplificatori del basso, sudando e danzando con tutta l'anima. Era passato troppo tempo dall'ultima volta. Adoro il rock and roll, e la band era brava: in quel momento stava suonando meglio dello stesso Sting.
Dopo le prime tre battute di una versione jazzata di Moon over Bourbon Street, mi cadde l'occhio sul trombettista che si era appena unito alla band. Che mi prendesse un colpo se non era il mio Tipo: Rick! Continuando a fissarmi, prese un sassofono e fece alcuni aggiustamenti. Quand'era venuto a prendermi non avevo badato ai suoi abiti, ma indossava una maglietta nera dal tessuto talmente sottile che risultava quasi traslucido sotto i riflettori del palco, e un paio di jeans cos attillati che gli modellavano il corpo come la pelle di un amante. Oh, mio dio.
Avanz fino al limite del palco, con un sorriso da ragazzaccio dipinto sulle labbra e i capelli neri che ricadevano in avanti in un ciuffo alla Elvis. Si mise l'imboccatura tra le labbra con una mossa cos sensuale che mi fece correre i brividi lungo la schiena. Inizi a suonare. Per me. Le sue dita danzavano sui tasti, e quel suono morbido mi avvolse come una mano amorevole. Cos'altro potevo fare se non danzare per lui? Eseguii un movimento a forma di otto con il bacino, quindi aggiunsi qualche ancheggiamento circolare e dei movimenti sensuali verso il basso. Era una canzone ammiccante, e io mi produssi in un ballo ammiccante.
Non era la classica esecuzione di Moon over Bourbon Street da tre minuti e cinquanta secondi che una volta passava la radio. Era la versione dal vivo, e la voce del cantante era talmente adatta al testo da strappare il cuore all'intera pista da ballo. Il sassofono aggiungeva la perfetta dose di pathos a una canzone dedicata alla vita di un vampiro. Gli spazzi liberi sulla pista si riempirono in fretta. Il sudore mi colava lungo la schiena mentre oscillavo in balia del ritmo con una mossa felina di mia invenzione. Il frontman del gruppo stava cantando la strofa The brim of my hat hides the eye of a beast, quando udii il grido di Bliss.
Attutito. Disperato.
Abbassai le braccia. Girai su me stessa. Schizzai via dalla pista. Sfrecciai tra la folla a mia velocit tale che nessuno mi vide. Zigzagando come una scheggia. Seguendo il suono che si allontanava. Oltre il bar. Nell'oscurit.
Il bagno delle donne. Entrai come un fulmine, spalancando la porta. Due paia di piedi dentro una toilette, un uomo e una donna. Odore di vampiro. Sangue.
Il tempo si dilat. Rallent. Assunse la consistenza del legno resinoso, scabro, solcato.
La Bestia si risvegli. Con la mano destra tirai fuori dal turbante un paletto. Strappai la grossa croce d'argento dal laccetto di cuoio che portavo al collo. Spalancai la porta della toilette, rompendo il chiavistello.
Il vampiro, in jeans e maglietta, si volt di scatto. Sibil, con i canini insanguinati. Bliss gli cadde dalle braccia con un movimento al rallentatore, come una bambola, fino sul pavimento. Lui abbass la mano sinistra, quasi a volerla riacchiappare. Il sangue di Bliss era dappertutto, sulla maglia di lui, sugli abiti di lei, e le zampillava debolmente dal collo. Era pallida come la morte.
La Bestia grid inferocita. Ruotai il paletto e affondai. La sanguisuga mi afferr il polso con la mano destra. Non  il folle che cerchiamo, mi avvert la Bestia. E giovane. Molto giovane.
Molto giovane significava privo di controllo. Un tipo diverso di emarginato. Con l'avambraccio sinistro colpii la parte posteriore del suo gomito, spingendo con tutto il peso del corpo dritto sull'articolazione. Il braccio gli si pieg di sbieco e le ossa scricchiolarono. Rugg.
Moll la presa sul mio polso. Io continuai il movimento in avanti. Gli piantai la croce sul lato del collo. Grid. La sua pelle inizi a sfrigolare. Sollev di scatto il braccio sinistro e sfoder le unghie da vampiro. Balzai all'indietro, strappando via la croce. Il sangue sgorg dalle vesciche. Il vampiro si copr il collo con una mano, aprendomi il varco di cui avevo bisogno.
Ruotai la mano destra, gli afferrai il polso ferito. Lo sbilanciai. Verso di me. Fuori dalla toilette. Lontano da Bliss. Impressi una torsione a tutto il corpo e strattonai. Feci un passo indietro e portai una gamba in avanti. Mi ricadde sulla coscia. Fin a terra e gli conficcai il paletto nella schiena, all'altezza del cuore, spingendo a fondo. Lui grid, si contorse e si strapp il paletto dalla carne. Rapidissimo, senza che riuscissi a seguirlo, fugg.
Il tempo sub un contraccolpo e all'improvviso acceler. La musica, le voci, l'odore del sangue mi si riversarono addosso in un istante. Due buttafuori comparvero nel vano della porta. Continuando a muovermi con la rapidit della Bestia, mi alzai e riposi il paletto nel turbante. Avevo ancora in mano la croce d'argento col suo laccetto strappato. Alzai entrambe le mani nel gesto universale che indica 'Sono disarmata, non sparate', facendo oscillare la croce perch la vedessero. Alla vista di una ragazza, si bloccarono con un'espressione sorpresa. Era chiaro che si aspettassero qualcuno o qualcos'altro. Strano.
Un vampiro ha appena attaccato una ragazza, che  in pericolo di vita. Indicai dietro la mia spalla. Quando esitarono, aggiunsi: Sta sanguinando molto e scivolai tra loro, in mezzo alla folla che si stava radunando. Non potevo fare niente per Bliss che non potessero fare anche i buttafuori. Per potevo seguire le tracce del vampiro.  giovane. Molto giovane, aveva pensato la Bestia. Abbastanza giovane da non aver ancora imparato a procurarsi un pasto usando la voce e la seduzione. Abbastanza giovane da dover attaccare le ragazze. E l'odore di sanguisuga che avevo riconosciuto appena entrata non era il suo.
Il giovane vampiro avrebbe dovuto essere sotto il controllo del suo signore, non doveva essergli permesso di uscire in pubblico finch non avesse imparato a controllarsi. E a volte ci volevano anni, che trascorrevano in catene, legati alle pareti del seminterrato del loro signore. Come mai era libero, se era tanto inaffidabile? O era fuggito, come un animale dello zoo che salta la recinzione, oppure era stato un incidente.
Doveva essere fermato.
Inspirai, localizzando il suo odore nell'aria, il sangue di Bliss sui suoi abiti era chiaro come un cartello stradale. Stava lasciando una traccia evidente e io avevo un campione del suo aroma addosso a me, nel turbante. Mi lanciai in mezzo alla folla che urlava e uscii.

10
Semper fidelis
Inseguii il giovane vampiro srotolando a met il turbante per recuperare il kit da viaggio della Bestia. Me lo legai in vita con le croci di scorta che ora penzolavano all'esterno, poi riavvolsi il turbante. La sanguisuga si muoveva rapida per le strade quasi vuote, mostrando familiarit con i vicoli e i passaggi pi strett. Lasciava una scia talmente forte che non ebbi bisogno di trasformarmi per seguirlo.
Tirai fuori dal kit il cellulare e premetti il tasto cinque, associato al numero del capo del Consiglio dei vampiri. Non che avessi voglia di parlare con Leo Pellissier, ma era mio dovere infornarlo che una sanguisuga fuori controllo aveva attaccato un'umana. Rispose Maciste.
Sono Jane Yellowrock dissi piano, perch la mia voce non si diffondesse nell'aria immobile della notte. Devo parlare con Leo. Ho una faccenda da riferire al Consiglio dei vampiri.
Dovrai dire prima a me rispose Maciste. Ordini del signor Pellissier. Mi dispiace. Dal tono non sembrava che gli dispiacesse.
Svoltai nell'ennesimo vicoletto. L'odore del Mississippi si stava affievolendo, quello amarognolo del lago Pontchartrain cresceva. Avevo lasciato il quartiere ed ero diretta a nord. Sentivo l'odore dei bassifondi poco lontani. Va bene. Sono sulle tracce di un giovane vampiro senza signore che ha appena attaccato una ragazza nei bagni di un bar. Sto per finire quello che ho iniziato li, gli pianter un paletto nel petto. In quanto cacciatrice di vampiri, sono obbligata a riferirlo al signore di sangue della citt.
Il signor Pellissier e io arriviamo subito. Dammi la tua posizione disse Maciste. Notai un cartello stradale con il palo piegato in due, come se una macchina l'avesse urtato e non fosse mai stato riparato. Non sapevo in quale delle due strade mi trovassi, quindi gli riferii entrambi i nomi. Quando raggiungerete l'angolo, indipendentemente dalla direzione da cui arrivate, seguite la falce affilata della luna di due notti.
Maciste disse: Come, scusa?
Stavo parlando il linguaggio della Bestia. Scossi la testa come per schiarirmi le idee. Seguite la luna.
La luna  diversa ogni notte. Mai uguale, pens la Bestia dentro di me. La ignorai. Ho superato due isolati. Sono vicina alla sua tana.
E come fai a saperlo? domand lui.
Ormai sentivo il suo odore dappertutto, ma non potevo dirlo a Maciste. Devo andare sussurrai. Premetti il tasto di fine comunicazione, poi misi i toni silenziosi per evitare suonerie indesiderate, e richiusi il telefono, riponendolo nel kit da viaggio. Mi dileguai nell'ombra, con le spalle contro il muro di una casa sfitta.
Le mie abilit e i miei punti di forza sono diversi da quelli della Bestia. Di solito  lei a localizzare una tana; io poi torno di giorno, quando il livello di attivit delle sanguisughe  inibito, e vi entro in forma umana per uccidere. La Bestia  pi brava a fiutare e a rintracciare la preda. Io sono pi brava a combattere... solo perch ho le mani per afferrare un paletto e una croce, come la Bestia non manca mai di ricordarmi.
Nessun vampiro ha mai considerato l'odore della Bestia una minaccia, quindi non mi preoccupavo di diffonderlo nel loro territorio. Io, per, stavo lasciando una traccia di odore umano. Se avesse voluto, quella sanguisuga avrebbe potuto darmi la caccia. Seguirmi fino a casa. A meno che non la uccidessi una volta per tutte.
Mi fermai e stiracchiai le braccia, feci scrocchiare il collo. Quanto avrei voluto degli stivali. E abiti che mi coprissero di pi. Jeans. Pelle. Il mio collare di maglia di metallo. Merda. Il mio abbigliamento era completamente sbagliato. Slacciai l'ammazzavampiri e il suo fodero da sotto la gonna, mi portai una mano tra le gambe e tirai in avanti l'orlo posteriore di quest'ultima, assicurandolo alla cintura in modo da formare dei pantaloni. Riallacciai l'ammazzavampiri sopra il tessuto, sull'esterno coscia, usando il laccio per tenere l'orlo della gonna al suo posto. I giovani vampiri fuori controllo avevano una cosa sola in testa: la cena. Alami preferivano nutrirsi da altre parti del corpo, ma questo prediligeva il collo, per cui appesi le croci di scorta al mio, in bella vista. Se mi avesse attaccato per nutrirsi, speravo che le croci l'avrebbero frenato anche solo per un istante, un unico, cruciale istante.
Risistemai i due paletti lunghi nel turbante - uno ancora sporco di sangue - e infilai quelli richiudibili nel reggiseno. Impugnando l'ammazzavampiri con la mano destra e la croce con la sinistra, avanzai nell'ombra, seguendo la scia.
In quella strada malmessa e bucherellata non c'erano lampioni, ma frammenti di vetro disseminati sul selciato e bossoli vuoti abbandonati qua e l. Grandi caseggiati uno accanto all'altro, strizzati lungo la strada. Alcuni appartamenti indipendenti avevano ancora i vetri alle finestre. Quasi tutti con le sbarre di protezione. Finiture di legno grezzo. Niente alberi, niente erba, auto scassate con blocchi al posto delle ruote. La puzza di muffa, forse un residuo di Katrina, era dappertutto, e diventava ancora pi nauseabonda nei caseggiati vuoti, danneggiali dall'uragano e mai ristrutturati. Non in quella parte della citt. Davanti a me sentivo l'odore di un vecchio incendio. Una casa in fiamme. Uno degli odori peggiori in assoluto.
Da quasi ogni abitazione occupata proveniva musica a tutto volume, una cacofonia mal assortita di basso e batteria. Le luci si riversavano nella notte. Odore di cibo fritto. Di umani. E di vampiro, ovunque. Abitava qui da un po'. Era da un po' che cacciava.
Mi fermai, con le narici all'erta. Mi voltai rapidamente a destra. Sentii l'odore di un altro vampiro. La sua compagna, pens la Bestia. Si  creato una femmina. Alla mia destra un bastoncino si spezz. Da sinistra giunse un lieve fruscio. In concomitanza con quel suono, l'odore di vampiro femmina mut.
Merda sibilai. Mi avevano circondata, uno su ogni lato. Erano loro che davano la caccia a me.
Avrei potuto uccidere un vampiro solo, l'avevo gi fatto, ma non due insieme. E, come un'idiota, ero partita all'inseguimento senza l'equipaggiamento adatto.
La porta di uno degli appartamenti proprio di fronte a me si apr e tre giovanotti uscirono dal vano illuminato per entrare nell'oscurit, chiudendosi la porta e la musica alle spalle. Neri, con abiti leggeri. Armati fino ai denti. Sentii l'odore di sudore, acciaio, lubrificante per pistole, birra e marijuana. Sei l? grid uno. La tipa che d la caccia ai vampiri?
Il signor Leo ci ha detto di uscire per venire ad aiutarti disse un altro. Sentii il suono dell'acciaio contro la carne, una sorta di provocazione del tipo 'vieni a prendermi se ci riesci'.
Come mi chiamo? chiesi. E subito mi spostai nell'ombra fin dentro un portico vuoto, lontana dal punto in cui avevo parlato. Adesso gli uomini e il vampiro erano davanti a me, la vampira dietro.
Jane. Jane e un cognome stupido.
Ridacchiai. Immaginate di essere al centro di un orologio: se la mia voce  a ore sei, allora c' un giovane vampiro a ore una, e una femmina ancora pi giovane che arriva da ore sette, alle mie spalle. Sapete cosa significa 'giovane'?
Selvaggio. Sanguinario rispose un altro. La voce gli tremava.
Pensate di riuscire a occuparvi del maschio?
Ce la facciamo disse il primo.
Che armi avete? Non avrei voluto chiederlo, visto che i vampiri potevano sentire tutto quello che dicevo. Erano molto vicini. Ma dovevo sapere di che arsenale disponevano i miei aiutanti. Udii un flebile scricchiolio e capii che il maschio aveva spostato la sua attenzione sui miei nuovi amici.
Croci. L'acqua santa di padre John, L'olio all'aglio concentrato di sorella Selieah.  una donna sciamano vud.
Abbiamo tutti un ammazzavampiri disse il primo. E io ho un fucile.
Mira lontano da me, d'accordo? Prima che potessero ridere, aggiunsi: Il vostro sta arrivando.
La femmina faceva frusciare l'erba nei paraggi. Piegai le ginocchia e mi spostai verso quel suono, lontana dai tre uomini. Dietro di me, in quel momento, il maschio li attacc. Un boato di fucile. Il grido di un umano e il grido di un vampiro. In silenzio, girai attorno alla casa. Sentii un tonfo vicino, ma non riuscii a localizzarlo dopo quel colpo di fucile. La luna pallida illuminava un cortile spoglio, con erba secca negli angoli e lungo le fondamenta, una palizzata mezza sfasciata e qualche tavola di legno che resisteva qua e l. Qualcosa di bianco e arrugginito tra la polvere. Una lavatrice? A parte quella, il cortile era vuoto.
Un sussurro mi mise in allerta. Uno spostamento d'aria e con i riflessi della Bestia mi accovacciai. Ruotai il paletto e lo impugnai a punta in su. Un peso mi si abbatt contro, schiacciandomi a terra. Il paletto la colp sul fianco, troppo in basso. Le zanne affondate nel mio avambraccio iniziarono a dilaniarmi fino al muscolo mentre cadevo al suolo. Il mio braccio sinistro e la croce erano rimasti schiacciati sotto di me. Rotolammo. Era inferocita, mentre mi masticava il braccio. Il dolore fu come fuoco. Il sangue inizi a schizzarmi addosso, caldo e pungente. Alla debole luce della luna intravidi i suoi occhi, che avevano tutte le caratteristiche dei vampiri: erano iniettati di sangue, neri, rossi e pi scuri della notte.
La Bestia si risvegli in me. Avrei potuto trasformarmi se fosse stato necessario, ma era difficile, con quel dolore mortale e senza il rituale. Tenni la Bestia a bada, ma presi la forza e la velocit che mi trasmetteva.
Mi cadde il turbante, rimbalz e and in pezzi. Il paletto fece la stessa fine. Le trecce mi ricaddero sul volto, aggrovigliandosi. Ondeggiai, con un passo di danza. Ripresi la croce e gliela sbattei sul petto. Vapore e crepitio di carne bruciata annebbiarono l'aria. Lei non se ne accorse, presa com'era a ingurgitare il mio sangue con una fame disperata. Mollai la presa sulla croce ormai incandescente, lasciandogliela conficcata nella carne. Lei continu ad affondare i denti. Il dolore mi trafisse come un fulmine. Ormai la mia mano era inutile, e lasciai cadere il coltello.
Si sistem a sedere sul mio busto, succhiandomi il braccio. Un parassita, un predatore, una cosa inumana. L'arto mi formicolava. Feci scivolare la mano sinistra nel reggiseno e ne trassi un paletto. Lo aprii goffamente. Lei non reag, era troppo intenta a mangiare, cos le piantai il paletto nel fianco. S'irrigid. Se avesse avuto anche solo qualche giorno in pi, sarebbe rotolata via. Corressi l'angolo del fendente e poi colpii di nuovo. A fondo. Sussult, poi mi lasci andare il braccio destro e ritrasse i canini, come un serpente.
Concentr il suo sguardo su di me. Il sangue si dissolse dai suoi occhi vampireschi, facendoli tornare di un bianco umano. Solo per un instante. Che cosa...? disse. Lentamente, la vita l'abbandon. Le sue pupille nere da vampiro si contrassero fino a riassumere dimensioni umane. Nella notte non riuscivo a vedere il colore delle sue iridi, capivo solo che erano chiare. Grigie, forse. Su un viso caffellatte che un tempo era stato bellissimo.
Senza fare rumore, senza un'esalazione umana, in un silenzio che mi lasciava sempre sconcertata, la vampira mor. Cadde verso di me. Sfruttando lo slancio della sua caduta, la spinsi di lato e rotolai via da sotto di lei, mi misi in ginocchio e infine mi alzai. Merda. Mi aveva insanguinato tutta la camicetta nuova. La Bestia ridacchi nel profondo del mio cuore.
Mi guardai il braccio martoriato e tentai di chiudere il pugno, ma non riuscii a piegare tre dita. Un danno ai tendini. Non faceva male quanto avrebbe dovuto, quindi anche i nervi erano stati danneggiati, sebbene il sangue non sgorgasse dalla ferita. La vampira mi aveva iniettato abbastanza saliva da chiudere la maggior parte delle vene e delle arterie. Girai il braccio e l'osservai, mentre continuavo ad ansimare. Per riprendersi da una ferita simile, un umano avrebbe avuto bisogno di operazioni complesse e tanti mesi di riabilitazione. A me invece sarebbe bastato cambiare forma per guarire. Ma dovevo vivere abbastanza a lungo da raggiungere un posto sicuro.
Al contrario di quello che si legge nei romanzi, nella realt la saliva delle sanguisughe non fa coagulare il sangue. Provoca uno spasmo dei vasi sanguigni, facendoli aderire strettamente ai denti del vampiro; quando i denti vengono estratti, lo stesso spasmo provoca una contrazione della ferita che le permette di cicatrizzarsi e rimarginarsi. Lo stesso avviene sulla pelle: una contrazione localizzata sigilla una ferita sino a renderla non pi grande di un foruncolo. Be'... a meno che la vittima non sia stata masticata da un novellino. Ovviamente, l'evoluzione di questi predatori non richiede che le prede dei vampiri giovani rimangano vive a lungo.
Il dolore era sempre pi intenso. Dovevo andarmene da l e trasformarmi. Trovai il turbante e lo srotolai completamente sul terreno, ripiegandolo in modo da formare un goffo bendaggio.
Ti serve aiuto?
M'irrigidii. Presi in mano il paletto che era rotolato via dal turbante.
 tutto a posto, Jane dal cognome buffo. Non voglio farti del male.
Era dietro di me. Un fruscio mi fece capire che uno dei tre uomini era ancora sul luogo dello scontro. Inspirai l'aria notturna. Il vampiro era morto. Sentii anche odore di sangue limano. E di feci umane. Uno di loro se l'era fatta nei pantaloni per la paura, o perch era morto.
Temevo che la Bestia fosse comparsa nei miei occhi, quindi tenni la testa voltata dalla parte opposta, costringendo il mio alter ego a non mostrarsi troppo in modo che potessi continuare ad avere un aspetto totalmente umano, ma mantenendola abbastanza vicina alla superficie per poter sfruttare i suoi riflessi. Stetti in ascolto di ogni minimo rumore. Non vuoi farmi del male? chiesi, con il tono di chi esige un chiarimento. Vuoi dire che almeno tu non intendi attaccarmi?
Gi. Una torcia si accese con uno scatto. Il fascio di luce mi colp, fermandosi sul braccio ferito. L'uomo imprec. Attravers lo spazio che ci separava. Hai altre ferite?
No risposi, chiudendo gli occhi quando la luce mi colp in faccia.
Ecco. Reggi la torcia. S'inginocchi, appoggi una delle sue anni a terra, e chiuse le mie poche dita sane attorno al manico della torcia, puntando il fascio di luce contro la ferita. Cos illuminata, aveva un aspetto ancora peggiore. Deglutii, con il cuore che batteva all'impazzata e il respiro ansimante. L'uomo era pi vecchio di quanto credessi, e pensai che lo fosse ancora di pi quando ripieg il mio turbante trasformandolo in un'accettabile fasciatura da campo stringendola con la giusta pressione.
Sei un medico? domandai.
Mi guard da sopra il fascio di luce. Un marine. Due missioni in Afghanistan, una in Iraq. Quando sei sul campo, impari ogni genere di cose. Aveva un tono amaro nella voce e il suo sorriso era pieno di ombre e di scherno, a causa della notte e della vita militare. Pensavo che sarei stato al sicuro, una volta tornato negli Stati Uniti d'America. Dal tono che us, la nostra nazione sembrava peggio di una zona di guerra. E invece torno nel quartiere e scopro che  zeppo di succhiasangue e che devo tornare in guerra per tenere al sicuro la mia famiglia.
Per l'hai ucciso, vero? chiesi, trasformando all'ultimo momento l'affermazione in una domanda. Il vampiro.
Gli ho aperto la pancia con un paletto, e la testa  a qualche metro di distanza rispetto a dove stava prima. Ora  morto sul serio. Fece una pausa. Lo conoscevo, quel ragazzo. Aveva quindici anni quando sono partito per la prima volta.
Non sapendo cos'altro dire, commentai: Mi dispiace.
Soffoc una mezza risata e scosse la testa come per dire: 'La vita fa schifo'. Gi. Fa girare le palle anche a me.
Hai perso qualche uomo stanotte? domandai, tendendo il collo all'indietro. Nella luce incerta, vedevo solo qualche forma indistinta in lontananza.
Un ferito. Il signor Pellissier lo rimetter in sesto. Riprese l'arma, si alz e mi tese una mano. Ce la fai ad alzarti? Inspirai, mi misi seduta e annuii. Presi la sua mano e lasciai che mi rialzasse in piedi. Bel vestito. Mi fece scorrere la torcia addosso un paio di volte. I miei pantaloni improvvisati erano tornati una gonna. Vai sempre a caccia di vampiri con un abito elegante e le scarpe da ballo?
Non riuscii a trattenere una risata. No. Stasera  stata una sorpresa. Di solito caccio con un abbigliamento migliore.
Con la pelliccia, pens la Bestia. E gli artigli. L'uomo mi teneva ancora la mano, per cui aumentai la stretta, trasformandola in una presentazione. Jane Yellowrock. La ragazza che senza il tuo aiuto sarebbe diventata una cena. Era vero. Forse sarei anche riuscita a uccidere due vampiri da sola, ma non senza riportare ferite molto gravi. Tra la lotta nel bar e l'inseguimento, avevo sbagliato i calcoli. Errori da novellino, per cui ce l'avevo a morte con me stessa.
Nome indiano? mi chiese. Annuii mentre mi stringeva la mano, mantenendo la presa pi a lungo del necessario. Derek Lee. Piacere di conoscerti, principessa dei pellerossa. Il signor Leo dice che ti guadagni da vivere cacciando i vampiri.  strano sentirlo dire dal capo dei succhiasangue della citt. Lasci andare la mia mano e si guard intorno nella notte, con la prontezza di un soldato. Seguii il suo sguardo lungo la strada.
Nonostante gli spari, nessuno era uscito a vedere cosa stava succedendo. O forse proprio a causa degli spari. Ma la musica era cessata e adesso nella notte regnava il silenzio. Ero sorpresa di non sentire le sirene. Niente poliziotti? domandai.
Non dopo il tramonto rispose, di nuovo con un tono amaro nella voce. Arriveranno a giorno fatto, se ci saranno agenti disponibili e se avranno voglia di cercare guai e fare qualche lavata di capo. Ma dopo il tramonto se ne stanno alla larga. Non avevo niente da aggiungere. Pensi che li abbiamo uccisi tutti? chiese Derek, cambiando argomento.
Non ne sono sicura. Ma di solito l'odore del sangue stana quelli nascosti, se ci sono. Specialmente i giovani. Mi portai il braccio contro il petto. L'adrenalina era diminuita e adesso la ferita mi faceva proprio male. Pulsava. All'impazzata. Non ho decapitato la ragazza affermai. Vuoi fare tu gli onori? Raccolsi da terra il mio ammazzavampiri e glielo porsi dal lato dell'impugnatura. Avrei potuto farlo da sola. L'avevo gi fatto altre volte. Ma questo era il suo. territorio. Toccava a lui ucciderla una volta per tutte, se voleva.
Afferr l'impugnatura e s'infil l'altra mano in tasca, estraendone un piccolo cellulare che vibrava. Lanci un'occhiata al display e lo apr. Signor Pellissier. Aveva proprio il tono di un marine che fa rapporto al quartier generale. La Bestia tir su la testa, in ascolto. Derek si allontan, ma non abbastanza da non farsi udire. Un umano non ci sarebbe riuscito, ma io potevo sentire entrambi gli interlocutori.
Due soggetti fuori combattimento disse a bassa voce. Uno dei miei uomini  ferito, in pericolo di vita. Necessita ricovero in ospedale o trasfusione da uno dei vostri, signore.
Capii che Leo o uno della sua famiglia avrebbe curato il ferito. Interessante. Sapevo che il sangue di vampiro aveva propriet curative, ma non l'avevo mai visto in azione, a parte quella scena tra Katie e Leo, entrambi sanguisughe. Sentii Pellissier che diceva: E la signorina Yellowrock?
La ragazza  ferita. Non  in pericolo di vita, ma ha perso molto sangue e l'uso di un braccio, signore. Ha bisogno di un chirurgo, o di uno di voi. Ha sconfitto una vampira da sola.  un ottimo soldato, signore. Mi sentii come se mi stesse raccomandando per una medaglia, il che mi rendeva uno dei suoi uomini. Che idea buffa.
Non fare allontanare la ragazza. Voglio parlarle.
S, signore. Quanto siete lontano, signore? chiese Derek.
Dieci minuti. La comunicazione fin e Derek si rimise in tasca il telefono. Mi guard. Mi sedetti pesantemente sul cordolo del marciapiede, tentando di apparire debole e confusa. Non era difficile, date le circostanze. Mi massaggiai la testa, poi il braccio ferito.
Derek chiese: Stai bene?
Non tanto risposi. Ho la nausea. Forse sto per vomitare. La Bestia mi trasmise l'immagine di un grosso felino che agitava la coda divertito.
 normale. Molti uomini reagiscono cos al combattimento. Riposati un po'. Ci penso io a finire la tua vampira.
Grazie dissi, con un tono fragile e femmineo. La Bestia ulul e si prepar a scattare. Gi. Non sarei rimasta l ad aspettare Leo, quali che fossero i suoi ordini. Dopo qualche minuto Derek torn, agile nei suoi stivali, con il passo leggero sulla terra secca. Mi restitu il coltello. Anche se l'aveva pulito, sentivo ancora l'odore del sangue di vampiro sulla lama d'argento, corrosivo come lo zolfo o l'acido nitrico, o qualcosa di altrettanto caustico. Non avevo mai fatto attenzione durante le lezioni di chimica. Adesso me ne pentivo. Se mai fossi andata al college, avrei frequentato un corso di chimica.
Rimisi il coltello nel fodero. Grazie. Derek non rispose, quindi sollevai la testa e studiai il suo volto. Era rigido, chiuso. Conoscevi anche lei, eh?
Annu, con fare risoluto come un coltello che si richiude di scatto. La sorella di Jerome, disse a denti stretti aveva dodici anni. L'ho vista sabato scorso. Sentii il motore di una macchina in lontananza. Sette giorni... La sua voce venne meno. Sette giorni, dannazione, ed  diventata un vampiro. Fiss un punto in lontananza. L'altro che abbiamo ucciso,  stato lui a trasformarla? Annuii. E lui, chi l'ha trasformato?
Non lo so. Non sono riuscita a... Sentire l'odore di un altro vampiro addosso a lui. Come no. Cambiai frase. Forse potr dircelo Leo.
Chiunque sia stato, lo trover. Voce grave e secca: un giuramento. Ne avevo gi sentito qualcuno, e riconobbi il tono. Aveva lo sguardo cupo. Non m'importa di cosa dir il signor Pellissier.
Be', interessante. Mi sarebbe piaciuto analizzare il rapporto tra il marine e il capo dei vampiri, ma volevo andarmene da l prima che Leo arrivasse. Non volevo ritrovarmi in debito con il leader dei vampiri della citt per avermi guarita, e non volevo che sapesse che potevo curare da sola una ferita di quella gravit. E volevo anche prendere la testa della vampira; c'era il mio sangue sulla sua bocca, e non mi andava che Leo annusasse il mio sangue per ragioni che avevano a che fare con il suo oscuro diritto dei re. Non avevo alcuna intenzione di diventare interessante ai suoi occhi. Spostai i piedi, preparandomi a scattare quando Derek avesse girato la testa. Mi serviva solo un secondo, ma esitai. Solo un suggerimento dissi, accennando ai miei abiti. Dare la caccia ai vampiri  pericoloso. Ti conviene vestirti sempre in modo adeguato.
Derek fece una breve risata sottovoce. Ti porterei con me se potessi. Ma non posso aspettare che tu ti sia rimessa in sesto.
Accettai il complimento con un cenno del capo. Leo ha il mio numero, se ti serve qualcosa. Ah, a proposito: se c'era una taglia su questi due,  tua.
Accett e si volt. Il motore dell'auto si avvicinava. Un motore potente, ben rodato, che sembrava pesante nell'aria notturna, come se il veicolo che azionava fosse imponente. Feci leva sui piedi e mi alzai, ondeggiando nella notte. Derek mi afferr la mano sana per stabilizzarmi. Il dolore dell'altro braccio mi tambureggiava nelle vene. La Bestia lo sopportava meglio, perci attinsi alle sue riserve. Ma sapevo di avere il braccio messo male. Molto male. Grazie dissi. Grazie di essere venuto qui stasera. Sarei morta, o quasi, se tu fossi rimasto l dentro al sicuro.
Urr disse, e si strinse nelle spalle.
Semper fidelis risposi, chiedendomi quante medaglie avesse nel cassetto delle cianfrusaglie.
Derek rise. Un aspro suono di derisione.

11
Wesa... 'Lince'
Continuavo a non sapere che auto guidasse Leo, perch quando arriv ero gi a tre isolati di distanza. I fari del veicolo erano molto alti sul livello della strada. Immaginai che fosse un Hummer. Il modello militare, pi vecchio e pesante, non quello nuovo, pi leggero e con minori consumi.
Scivolai via portando con me la testa della ragazza, afferrandola per i riccioli morbidi. L'avrei gettata in uno stagno vicino o in una palude per lavare via il mio sangue, e l'avrei lasciata da qualche parte in modo che Leo potesse restituirla alla famiglia per darle una sepoltura decente. La saliva di vampiro mi aveva alleviato il dolore, ma ormai il suo effetto stava svanendo. Camminare mi faceva male.
Reggendomi il braccio ferito all'altezza del petto uscii in fretta dal quartiere, sempre tenendomi nell'ombra, impugnando quella testa. Immaginavo che anche il pi scontroso e cinico dei residenti si sarebbe sentito in dovere di denunciare una ragazza insanguinata in abito da sera che teneva in mano una testa recisa.
Due cose su New Orleans: c' sempre uno specchio d'acqua nei paraggi, e i ricchi vivono a poca distanza dai poveri. Dopo meno di un chilometro, trovai un giardino recintato da cui proveniva l'odore di uno stagno per carpe. Scandagliai la zona, non vidi telecamere di sicurezza, non annusai cani dall'altra parte, scavalcai la recinzione. Non mi fidavo di quella mia ricognizione preliminare, quindi mi accovacciai nei cespugli e diedi un'occhiata pi approfondita in giro. Lo stagno era molto grande, completo di cascatella e piante acquatiche. La casa alle sue spalle era mostruosa, con archi e un portico immenso. Buia, silenziosa. Immaginai che fossero pi o meno le due di notte, quindi gli inquilini stavano dormendo.
Nascosta dietro le grandi foglie di una colocasia, misi da parte la testa e sciolsi il bendaggio per versare un po' d'acqua sul braccio, lavando via il sangue. Era secco e screpolato, e iniziava a bruciare. Non so quale sia il pH del sangue di vampiro, ma doveva essere piuttosto acido. Di nuovo la chimica. Forse mi avrebbe fatto pi comodo un corso di anatomia dei vampiri.
Quand'ebbi lavato il grosso del sangue, mi tolsi gli abiti da sera, li lavai, li strizzai e me li rimisi addosso bagnati. Non che questo alleviasse il dolore, ma essere pulita - o almeno pi pulita - mi aiutava in un modo che non riuscivo a spiegare. I vestiti erano freschi sulla mia pelle e io emanavo un vago odore di pesce. La Bestia aveva fame e m'inform che per cena non l'avrebbe disdegnato. Pi tardi mormorai, tenendo d'occhio la casa mentre tuffavo nell'acqua la testa mozza. Sangue secco, sangue fresco e brandelli di vampiro iniziarono a galleggiare liberamente. Attratte dall'odore o forse dai miei movimenti, le carpe si avvicinarono a guardare; dorate, rosa, bianche e nere, striate come gatti soriani. Una sbocconcell un pezzo di carne di vampiro e lo sput subito tra piccoli schizzi d'acqua. Pesciolino furbo sussurrai. Speravo che il sangue di vampiro non fosse tossico per quei pesci rossi troppo cresciuti.
Quand'ebbi lavato la testa meglio che potei - del resto non avevo spazzole n candeggina - la feci ruotare nell'acqua e la osservai. Era una ragazza mulatta, con una struttura ossea delicata e lunghi capelli ricci. I suoi occhi grigi mi fissavano da sotto il pelo dell'acqua, ancora increduli, storditi dal caos della morte. Le misi una mano tra le labbra e feci scattare i denti da vampiro. Erano retrattili, come quelli di un serpente, una struttura ossea cresciuta dietro ai denti umani. Li feci ritrarre di nuovo all'interno. Il movimento fu lento, come se le loro piccole giunture fossero bloccate. Rigor mortis vampiresco, forse. Mentre osservavo la testa nello stagno, la superficie dell'acqua torn a farsi piatta come una tavola, riflettendo le luci di sicurezza. E il mio viso dietro quello di lei. Zigomi pronunciati, un marasma di trecce che mi ricadevano sulle spalle. Un paio di occhi gialli vicino a un paio di occhi grigi.
Non conoscevo il suo nome, sapevo solo che era la sorella di Jerome. E che aveva dodici anni. Avevo appena ucciso un'assassina di dodici anni. Questo mi giustificava? O era peggio che uccidere un'assassina adulta?
Se avessi aspettato, forse Leo sarebbe riuscito a intrappolarla, a incatenarla nel suo seminterrato - o l'equivalente a New Orleans di un seminterrato - finch la ragazza non avesse sviluppato il controllo di s stessa e del suo appetito? Se non mi fossi avventurata dietro quella casa abbandonata, forse lei avrebbe aspettato, nascondendosi mentre il suo creatore veniva ucciso? O mi avrebbe attaccato lo stesso? Merda. Detestavo i rimpianti del mattino dopo, soprattutto quando arrivavano prima del mattino. Non sapevo che cosa provare. Tristezza. Vergogna. Qualcosa.
La Bestia taceva. Non provava vergogna, era un'emozione che non comprendeva, la considerava una perdita di tempo. Allungai una mano nell'acqua immobile, increspando il mio riflesso, e chiusi gli occhi della vampira.
Mi alzai, sempre nascosta dalle grandi foglie, e notai un asciugamano poggiato su una sedia, sul bordo dello stagno.
Lo rubai e lo usai per avvolgere la testa mozza, con gesti goffi a causa della ferita. Ora il braccio mi faceva un male tremendo, un dolore battente, pulsante, che nonostante l'aiuto della Bestia iniziava a darmi la nausea. Riavvolsi il turbante intorno alle mie ferite e barcollai fino alla staccionata, gettai la testa dall'altra parte, afferrai la cima della recinzione con la mano sana e mi tirai su. Esausta in ogni muscolo, ansante per lo sforzo, mi diressi verso casa.
Se il Congresso degli Stati Uniti avesse approvato una legge che concedeva completi diritti civili ai vampiri, rendendoli qualcosa di pi che semplici mostri, mi sarei dovuta trovare un altro modo per sbarcare il lunario. Infilzandoli avrei rischiato la prigione. La Bestia mi trasmise l'immagine mentale dell'orfanotrofio in cui avevo vissuto sei anni. Era cos che immaginava una prigione. Un giorno avrei dovuto mostrargliene una vera. O uno zoo. La Bestia sibil irritata.
Riuscii a tornare a casa per le quattro. Mentre ero ancora sul portico, premetti il pulsante per ripetere il numero, richiamando Leo mentre aprivo la porta. Udii una suoneria provenire dall'interno, e proprio in quel momento m'invest l'odore di vampiro. E di Maciste. La Bestia si mise in allerta. Leo Pellissier, il capo del Consiglio dei vampiri di New Orleans, e il suo braccio destro, erano nel mio salotto. Al buio. Merda. Merda, merda, merda.
Il telefono suon di nuovo. Spalancai la porta. Localizzai la loro posizione in base all'odore. Leo era immobile alla mia destra, Maciste alla mia sinistra. Salve Leo, salve Maciste. Avevate in mente di saltarmi addosso appena entrata in casa o  una visita di cortesia?
Sentii un clic e il telefono smise di suonare. Ci fu un sussurro nell'oscurit: era Leo che sospirava con fare drammatico. Entra, Jane Yellowrock.
Non era esattamente un'imposizione, ma io e la Bestia non eravamo dell'umore giusto per permettere a una sanguisuga di assumere un ruolo dominante.  un invito o un ordine?
Dopo un istante, Leo aggiunse: Per favore.
Capii che quello era il massimo che potevo sperare di ottenere, quindi inspirai profondamente, relegando il dolore in profondit, e afferrai strettamente la testa ancora avvolta nell'asciugamano. All'occorrenza poteva diventare un'arma scivolosa ma efficace. Entrai e accesi la luce. Leo era seduto su una sedia a fiori gialli nel salotto sulla destra, con le gambe snelle distese in avanti e incrociate all'altezza delle caviglie e le mani intrecciate sul petto. Niente armi. Un completo con la cravatta e la camicia di seta. Maciste era in piedi nel vano della porta di camera mia, anche lui disarmato, a meno di non considerare il suo corpo come un'arma, cosa che in effetti era.
Hai rovistato tra la mia biancheria? chiesi. Maciste storse la bocca. Perch qui ho solo quella da viaggio. Le mutandine di pizzo, seta e pelle sono tutte in montagna.
Possiedi mutandine di pelle? mi domand Maciste, intrigato. Non era li per uccidermi, almeno non per il momento. Era troppo rilassato. Incroci le braccia all'altezza del petto. Belle braccia, pettorali e bicipiti ben definiti, gli avambracci di un uomo che si sottopone a una dieta ferrea. Snello, muscoloso.
Sorrisi, mostrando i denti. No. Sollevai l'asciugamano insanguinato e lo indicai con un impercettibile movimento della mano ferita, che mi faceva un male del diavolo. Maciste disincroci le braccia in un attimo. Non  un'arma lo rassicurai. Guardai Leo. Credo che tu stia cercando questa.
Sapevo che sentiva l'odore di ci che tenevo in mano. Leo annu, un gesto imperioso; Maciste si rilass. Lanciai la testa al vampiro con un tiro a parabola. L'asciugamano si apr a mezz'aria. Leo afferr la testa, una pioggia di sangue acquoso gli si rovesci addosso. L'asciugamano cadde sul parquet in un ammasso sanguinolento. Leo stava reggendo la testa della vampira tenendola sottosopra. Mostrando grande autocontrollo, sollev un sopracciglio. Sorrisi.
Ti sei portata via la testa. Perch? chiese, con tono civile, amabile, quasi... divertito. S. Divertito. Quel tipo si stava divertendo. Io invece ero talmente debole che stavo per crollare.
Vedendo che era seduto in casa mia e che da dove si trovava riusciva di certo ad annusare il mio sangue, la decisione di fuggire con la testa per lavarla e rimuoverne cos le tracce si era rivelata uno spreco di tempo. E non intendevo approfondire la questione. Parte del motivo per cui avevo accettato il lavoro a New Orleans era la vaga speranza che un vampiro anziano potesse dirmi che cos'ero... ma farmi succhiare il sangue non rientrava nei miei programmi. Mi strinsi nelle spalle, la strategia difensiva di un'adolescente scontrosa.
Leo inclin la testa da un lato. Gocciolava. George. Ti dispiace?
George rimase interdetto. Forse era la prima volta che il suo capo gli chiedeva di prendere una testa recisa. Ci sono dei piatti in cucina, Maciste dissi. A Katie non dispiacer, a patto che glieli riporti puliti e immacolati. Maciste e il suo capo si scambiarono uno sguardo che probabilmente aveva molteplici significati, e lo scagnozzo and a eseguire gli ordini del suo padrone. Forse, anzich Maciste, avrei dovuto chiamarlo Igor. Non lo dissi, ma non riuscii a trattenere un ghigno. Il mio senso dell'umorismo sar la mia fine.
Stai sanguinando osserv Leo. Le sue pupille si tinsero di un nero vampiresco. Il mio ghigno scomparve. Con ogni probabilit Leo Pellissier aveva un olfatto fine quanto quello della Bestia. Inspir l'aria nei polmoni attraverso il naso da predatore, annusate brevi, come se stesse degustando un vino. E in effetti per lui era proprio cos. Immaginai tanti calici di sangue fresco e un gruppetto di vampiri che assaggiavano a piccoli sorsi. O che magari si passavano direttamente i corpi umani, commentando le varie annate. Non connetto. Non connetto pi. Il bianco dei suoi occhi si inond di rosso carminio. E sono nei guai fino al collo.
Hai inseguito un giovane vampiro tutta da sola disse con voce languida. Per colpa tua dovr aspettare che uno dei miei uomini guarisca e che un altro appaghi la sua sete di vendetta andando a stanare il creatore di quel vampiro. Non sono affatto contento.
Hai lasciato che una giovane sanguisuga scorrazzasse incontrollata nel tuo locale dissi. Le sopracciglia di Leo si sollevarono di mezzo centimetro, come se fosse sorpreso che sapessi che il padrone di quel posto era lui. In effetti non lo sapevo, fino a quel momento. Ma c'era il suo odore l, e se Leo era andato in quel locale tanto spesso da lasciare il suo aroma vampiresco su tutto il mobilio, era molto probabile che ne fosse il proprietario. Un po' di rosso si dissolse dai suoi occhi, ma io non avevo intenzione di rilassarmi. Maciste ci stava mettendo un po' troppo in cucina, e non faceva il chiasso di chi cerca un contenitore.
Un tempo la Royal Mojo Blues Company aveva fama di essere uno dei pochi posti sicuri nella citt che ha reso i vampiri celebri e sexy affermai. Stasera, per, un giovane vampiro solitario ci si  fatto un bel pranzetto non consensuale. L'ho seguito fino alla sua tana. Non intendevo ucciderlo, ma nella toilette l'avevo colpito con un paletto. Con una ferita del genere, sapevo che per guarire avrebbe avuto bisogno di sangue, e in fretta. Mi stavo giustificando. La cosa non mi piaceva affatto. M'interruppi.
Maciste entr, spezzando un silenzio che stava diventando imbarazzante; mise una ciotola di plastica sul pavimento e la testa nella ciotola. Ci entrava alla perfezione. Mi venne da ridere, ormai stordita dal dolore e da tutto il sangue che avevo perso. Dovevo trasformarmi in fretta, o non sarei pi stata in grado di meditare; avevo bisogno di molta calma per il rituale. E non avevo la minima intenzione di trasformarmi senza di esso.
Stai sanguinando ripet Leo.
Gi. Quindi perch tu e Maciste non andate a farvi un giro? Mi servono aspirina e cerotti.
Sei proprio una sbruffoncella. George.
Non me n'ero resa conto, per Maciste si era alzato e mi si era avvicinato. Al suono del suo nome, mi avvolse con le braccia. Il cuore mi schizz in gola e mi divincolai nella direzione opposta. Le sue dita mi abbrancarono il braccio ferito. Caddi in ginocchio, soffocando.
Mi sentii avvampare dal dolore, fiammate lancinanti mi risalirono lungo il braccio e mi entrarono nel ventre, vorticando striscianti come serpenti in una palude. La mia visione periferica si offusc. Per un lungo momento non riuscii a respirare. Ebbi un forte conato, ma riuscii a trattenermi. Mai e poi mai avrei vomitato davanti al capo del Consiglio dei vampiri. La Bestia inizi a farsi largo ad artigliate; ero a un passo dalla trasformazione.
George mi lasci andare il braccio. Il dolore lanci i suoi ultimi strali, poi torn a essere soltanto una martellante agonia. Sentivo un peso opprimente nel petto; ogni affannoso respiro era una pena in pi. La Bestia esit, incerta, in attesa. Quando riacquistai la vista ero sdraiata sul divano a fiori di Katie, con George che mi immergeva il braccio ferito nell'acqua ghiacciata. Dietro di lui c'era Leo, senza giacca n cravatta. Si stava rimboccando le maniche.
Oh merda dissi, con una voce di ghiaia e sassi che stridevano l'uno sull'altro. Mi schiarii la voce e riprovai. Sono troppo vecchia per una sculacciata e non sopporterei una frustata sul sedere. Possiamo farlo un'altra volta?
Leo sorrise, un'espressione macabra che gli tese la pelle delle guance sugli zigomi. Era un uomo elegante; la sua luminosa camicia di seta lasciava intuire il colorito olivastro della pelle sottostante. I pantaloni di sartoria gli avvolgevano il sedere come una seconda pelle. Era bellissimo. Bellissimo, davvero.
Si mise in ginocchio al mio fianco con quella fluida leggiadria da vampiro. Grazie disse, pacatamente divertito. Al che mi resi conto di aver pronunciato ad alta voce almeno una parte delle mie elucubrazioni sul suo sedere. Se il braccio non mi avesse fatto cos male, probabilmente mi sarei nascosta per la vergogna. Tu sei di una qualche specie soprannaturale dichiar, con il tono della serie 'guardami negli occhi' che i vampiri usano quando vogliono ipnotizzare una preda. Ma quale? Le sue parole mi scivolarono sulla pelle come piume e seta e sesso focoso, e rabbrividii leggermente. Ma non risposi.
George lasci andare il braccio e Leo lo prese per ispezionarlo attentamente. Il dolore mi rimbombava nel corpo come un tamburo cherokee. Guardai per la prima volta la ferita sotto una luce diretta e sentii una scossa elettrica percorrermi da capo a piedi. I muscoli e i tendini dell'avambraccio erano laceri come un mucchio di carne cruda, dilaniata. Il cuore acceler i battiti. Il respiro si fece pi affannoso. Un po' di sangue inizi a sgorgare luccicante dalla mia carne, conseguenza della tensione. Leo aveva ancora gli occhi scarlatti, le pupille nere da sanguisuga, ma, anzich assaporare quel sangue, distolse lo sguardo dal braccio e mi guard. Dritto negli occhi.
Il mio battito cardiaco si stabilizz. Il mio respiro si fece singhiozzante, incerto. Per un attimo, fissando Leo negli occhi, sentii un aroma di salvia e rosmarino nella brezza notturna. Vidi delle ombre danzare contro una parete rocciosa. E poi quelle immagini svanirono. Al loro posto ricomparvero il salotto di Katie e la colonia di Leo con quell'odore di vampiro lievemente speziato.
La sanguisuga sbatt le palpebre e il suo sguardo ipnotico svan. Per un istante mi chiesi se anche lui avesse visto quelle immagini danzanti. Avvicin il viso al mio braccio e inspir lentamente, con la testa inclinata e i tendini in evidenza. Si era legato la bella chioma all'indietro, e un fiocco di raso nero gli ricadeva sulla spalla insieme a un ciuffo di capelli. Mi venne voglia di toccarli, e per trattenermi dovetti ripiegare le dita della mano sana, chiudendo il pugno fino a conficcare le unghie nella carne del palmo. Infilai la mano sotto di me, tra il fianco e il cuscino del divano.
Parlami di te mormor, con voce metallica. Il suo respiro mi sfior la ferita aperta. Era come un balsamo per il mio dolore insopportabile. Le fitte si acquietarono un poco, attenuate da una sorta di pungente torpore. Parlamene. E il problema era che volevo farlo. Davvero. Ci sapeva proprio fare, Leo.
Per evitare di rivelare tutti i miei segreti, mormorai: Sono cristiana. Un moto di stupore lo percorse, allentando i nodi con cui stava tentando di legarmi a s. Risi, con un che della Bestia nella mia voce. Ti dir che cosa sono se tu mi dirai come sono nati i vampiri.
Impertinente mormor. Impudente. Nel suo sguardo c'era un calore che fino a un momento prima non esisteva. Persino sfacciata. Un lieve sorriso gli si disegn sulle labbra, un sorriso che era quasi - ma non del tutto - umano. Segu con il viso tutta la lunghezza del mio braccio fino al gomito, annusando il mio odore. Poi ancora pi su, vicino al collo. Molto vicino.
Soffi il proprio alito sul mio viso, un odore di pepe con una vaga nota di mandorle, una strana combinazione che avrebbe potuto essere eccessiva o sgradevole, ma non lo era. Sentii il calore crescermi nel ventre, in contrasto con il dolore. Arrogante, continu, con voce pi grave maleducata. Risi, un suono pi della Bestia che mio. Le sue pupille si allargarono ancora un poco. Per hai un odore squisito concluse.
Volt la testa e il profilo del suo naso scolpito, affilato come un'ascia di pietra, si stagli contro la luce della lampada alle sue spalle. Si morse un labbro; ne usc una goccia di sangue che gli scivol lungo il mento. Appoggi la bocca insanguinata al mio braccio. Il dolore arretr come un'onda sulla riva del mare. Ebbi un fremito, inspirando lievemente tra le labbra socchiuse, come se mi stesse baciando. Incontr il mio sguardo e sorrise, chiudendo le labbra sulla mia carne. Succhi gentilmente dal mio braccio, leccando la carne dilaniata, rinfrescandola con la lingua, lasciando che il nostro sangue si mescolasse nelle mie ferite. Il dolore svan completamente e io fui percorsa da un forte brivido quando i miei muscoli si rilassarono.
Quindi la saliva di vampiro  davvero un analgesico, pensai. Mi rilassai contro i cuscini foderati del divano. Sentii un calore al ventre. Fremetti. Sospirai con un suono incongruo. Leo ridacchi; le vibrazioni della sua risata contro la mia pelle mi pulsarono nel braccio come sangue.
Si allontan di mezzo centimetro, dischiuse le labbra, svelando due canini lunghi e affusolati, bianchi come ossa. Appoggi i denti al labbro inferiore e morse di nuovo. Il sangue gli si rivers nella bocca. Poi mi morse il polso all'altezza della vena danneggiata. Sobbalzai e feci per ritrarre il braccio, ma lui non moll la presa. Non mi stava succhiando il sangue. Stava iniettando il suo dentro di me.
Torn il suono dei tamburi. Ombre danzanti su pareti rocciose. Tuniche e gambali, abiti adorni di frange e perline e pelli di cervo, vesti di cotone svolazzanti. Salvia e assenzio, rosmarino e menta riempivano l'aria. Un fumo di avena odorosa si gonfiava intorno a me. Le ombre mi si richiusero intorno, danzando. Danzando. Cedro e salvia bruciavano, un fumo aromatico si levava come un sogno. Diafano, sottile come seta di farfalle, il fumo mi sfiorava. I tamburi mi battevano nelle vene. La notte si avvolse intorno a me come la mano di Dio. E caddi addormentata. Un sonno profondo, profondissimo. Sogno e memoria, entrambi antichi, si incontrarono e si fusero come una lega metallica.
Lentamente, faticosamente, riaprii gli occhi. Palpebre lente, pesanti. Tamburi... Tamburi... Sollevai la testa. Le ombre danzavano, grottesche e mostruose contro la pietra. Pietra dappertutto, baluginante dei riflessi di un fal.
Notte. La notte pi buia. Guardai in su, cercando la luna, le stelle. E non vidi che la curva del mondo sopra di me, pietra su pietra, che si scioglieva come le candele dell'uomo bianco. Pietra gocciolante, liquida, disciolta.
Sotto terra. Le grotte... Grotte? Il pensiero, estraneo, scomparve.
Il volto di mio padre, mezzo illuminato dalle fiamme, mezzo in ombra, nero come la morte, incombeva su di me. Edoda sussurrai. 'Padre...' Aveva gli occhi gialli, come i miei. Non il nero del Popolo, i chelokay, bisbigli un pensiero estraneo, ma il giallo degli u'tlun'ta, i mutaforma.
Edoda sorrise e io inspirai il suo orgoglio insieme al fumo aromatico: severo, eppure pieno di gioia. Una donna anziana comparve al suo fianco nel buio, il volto solcato dalla vita e dall'et. Pelle che ricadeva in lunghi lembi, pelle segnata da linee nette. E gli occhi, occhi gialli come i miei, vivaci e pieni di tenerezza. As dig a mormor. 'Bambina...'
Inspirai un nuovo aroma, bruciante, dolce, soffocante. La potenza e la profondit dei tamburi si intensificarono.
Il ritmo mi entrava nel sangue, nella carne, si mescolava al battito del mio cuore. Mi rapiva.
We sa sussurr mio padre. 'Lince...'
Il tempo pass. Il tambureggiare si attenu. Edoda si sedette vicino a me, il corpo caldo nell'aria fresca. La donna anziana, sua madre, u ni li si, 'nonna di molti bambini', gli si sedette a fianco, colpendo leggermente un tamburello con le dita. L'eco dei suoi polpastrelli sulla pelle tesa mi rimbombava nel corpo, vibrando in profondit. Toccandomi i tendini, le ossa e il midollo.
A da nv do cantava. 'Grande spirito...'
Segui il ritmo disse Edoda.
Guardai la parete della caverna, le ombre che vi danzavano, barcollando esauste. Fui riempita dal suono del tamburo, lento e sonoro, che riecheggiava nella caverna.
Sentii il calore crescere dentro me. Una pelliccia che mi solleticava. Sulla parete delle ombre danzanti vidi me stessa con il grosso felino che si riposava sopra di me, le orecchie a punta, i ciuffi dritti e sporgenti. Mi strofinava la pelliccia sui fianchi. Sulle gambe. We sa... la lince. Il mio volto. Il muso del felino sovrapposto al mio viso arrivava a combaciare con me, come una nuova pelle.
Una collana di artigli, ossa e zanne feroci... Edoda me la sistem intorno al collo e sulle spalle. Raggiungi il tuo interno mormor Edoda. Respira dentro di te. Dentro we sa, il serpente interiore. Il serpente nella pelle di un felino... La magia mi formicolava lungo i fianchi e fino alla punta delle dita mentre scivolavo gi, dentro il pelo della lince. Sognando, fluttuando in un grigiore indistinto.
Inebriata, drogata, pensava una voce lontana. Un blando senso di sorpresa si mescol al suono dei tamburi. Vedevo il serpente che riposava sotto la superficie, incapsulato in ogni cellula del felino predatore. Nelle sue fauci, nelle ossa, nei frammenti secchi del suo midollo indurito. Un serpente che teneva insieme tutto ci che we sa era. La consapevolezza dei punti in cui io e il felino eravamo diversi. Dei punti in cui eravamo uguali. E di come sarebbe stato facile mutare dalla mia forma in quella di una lince. Semplicissimo. E insieme alla comprensione giunsero la determinazione e il desiderio. La chiarezza. La bramosia di trasformarmi nel serpente dentro we sa. Il desiderio di diventare lince.
La mia prima bestia. La mia prima trasformazione. Mi lasciai andare. Mi sciolsi, come la pietra si scioglieva nella caverna sopra di me. Assunsi la forma della lince. Il dolore s'irradi all'esterno, come i raggi delle ruote dell'uomo bianco. Eppure distante, intrecciato al suono dei tamburi, e quindi non proprio parte di me. Le ombre sulla pietra si fusero tra loro e luccicarono, grigie e scure e chiare. Ogni colore spar dalla notte. E diventai lince.
Ai miei occhi il mondo si era fatto pi grigio, pi smorto. Ma quando per la prima volta inspirai sotto forma di we sa, gli odori mi esplosero dentro, stratificati, screziati, compositi eppure riconoscibili. Fumo, sudore, denti guasti, grasso d'orso, whisky dell'uomo bianco, sangue, erbe. La fame mi divorava.
Inclinai la testa e guardai mio padre. Le mie orecchie a punta coronate da ciuffi di pelo muovevano ombre sulla pietra. Anche Edoda, accanto a me, si era trasformato. La bestia che aveva scelto era tlvdatsi, la pantera di montagna. I suoi occhi assassini incontrarono i miei, pupille rotonde in iridi d'ambra. Estrasse i lunghi artigli da predatore. Inarcai il dorso, rimpicciolendomi per la paura.
Al di sotto degli aromi del fuoco, dei danzatori e del felino, era difficile riconoscere l'odore di mio padre. Difficile, ma non impossibile. Inspirai, e avvertii Edoda sotto la pelliccia della trasformazione.
Mio padre era l, che si aggrappava alla sua umanit mentre guardava il mondo attraverso gli occhi della morte predatrice. Ringhi, mi diede una piccola spinta, costringendomi a poggiare a terra le zampe anteriori: su quattro zampe era pi facile rimanere in equilibrio. Lo seguii lungo la caverna, ora meno buia, e uscimmo nella notte.
Suoni e odori erano volatili, intensi, taglienti come una ferita da coltello. L'aria mi sfiorava la pelliccia dicendomi tutto sul mondo che mi circondava. La direzione del vento. L'umidit dell'aria. La vicinanza delle nubi cariche di pioggia. La stagione dell'anno. L'ultima pioggia inumidiva ancora la terra sotto le mie zampe. Sentivo lo scalpiccio dei roditori, un gufo su un albero, due cerve che brucavano sul crinale. Il gufo spieg le ali. Gli uccelli notturni cacciavano e lanciavano i loro richiami. Ogni senso era pi potente, concentrato. Estrassi gli artigli, pi piccoli di quelli di Edoda ma non meno pericolosi per la mia preda.
Edoda, tlvdatsi, mi condusse in una boscaglia di rododendri: i tronchi contorti spuntavano dalla nuda terra, le foglie s'intrecciavano sopra le nostre teste formando un tetto alto quanto un uomo. Edoda m'insegn a cacciare. Io lo seguii, guardando, annusando, ascoltando, imparando come si uccide un coniglio. La mia preda era immobile come un sasso nella boscaglia. Poi fece uno scatto terrorizzato. Saltai. Affondai gli artigli, gli piantai le zanne nella collottola. Scossi rapidamente il collo spezzandogli la spina dorsale. Edoda m'insegn a uccidere, a mangiare. La sensazione, il gusto, l'odore del sangue e del cibo, il crepitio delle ossa e della carne calda.
La notte si richiuse su quel sapore. Tutti gli odori svanirono. Ero sdraiata sul divano della casa che mi avevano prestato. A occhi chiusi. E allora ricordai. Allora capii. Capii che cos'ero, sin dall'inizio. Quand'ero ricomparsa da quella foresta, non ero la dodicenne che le autorit bianche avevano creduto. Ero molto, molto pi vecchia. E avevo trascorso nella pelle della Bestia molto pi tempo di quello che credevo.
Rabbrividii. Aprii gli occhi. E incontrai lo sguardo vampirizzato di un predatore molto pi feroce, con i canini scoperti e le labbra ritratte in un ghigno sinistro.

12
Vampiri nudi. E anche il cibo era nudo
Avrei dovuto essere preoccupata. Terrorizzata. Invece mi stiracchiai e sospirai. Non avevo pi dolore. Flettei il pugno, esaminai il braccio e guardai il gioco dei muscoli interi sotto la pelle integra. Tirai con delicatezza per suggerire a Leo di lasciarmi. Senza lottare con lui, senza strattonare per liberarmi, senza fare alcun movimento che potesse essere tipico di una preda. Non ero cos stupida da lottare con un predatore per liberarmi. Se si vuole restare vivi, bisogna attaccare o fingersi morti Gli insegnamenti di Edoda. Mi sono tornati in mente grazie a questo predatore. A questo assassino. Perci liberai il braccio dalla sua presa con calma e delicatezza. E Leo Pellissier torn lentamente nei suoi occhi.
Gli sorrisi. E vidi la sorpresa nuotare nel suo sguardo.
Grazie dissi, sapendo di ringraziarlo pi per il ricordo che mi aveva restituito che per il fatto di avermi curato. Allungai piano verso di lui il braccio guarito, sfiorandogli la pelle del collo. Al tocco, lui espir. Avvolsi i suoi riccioli intorno alle dita, con i tendini risanati, curati e senza dolore.
Quando i suoi occhi non furono pi completamente vampireschi ma nemmeno ancora umani, gir il viso nel mio palmo e appoggi la guancia contro le mie dita, i suoi capelli neri rimasero impigliati tra la mano e il viso. Cosa sei? domand, con lo stupore nella voce. Quando non risposi, sussurr: Il tuo sangue sa di quercia e di cedro e di vento invernale. Sa di selvaggio, com'era prima il mondo. Vieni a letto con me. Respir sulla mia mano. Stanotte.
Lo osservavo, sapendo che stava usando la sua voce vampiresca con me, ma non me ne importava molto. Non in quel momento. Mi baci il palmo della mano, con i capelli ancora impigliati tra le mie dita, le labbra fredde, ma morbide. Piant gli occhi nei miei, con uno sguardo vellutato ma potente, come una cella dorata. Vieni a letto con me.
No mormorai. Non succeder.
Con lentezza, mi prese il polso nella mano gelata e mi stacc dai suoi capelli, piegandomi il braccio sul corpo, dove premette la mano fredda di morto contro il mio calore di viva. I suoi occhi cercarono i miei. Dimmi che genere di essere soprannaturale sei domand. Non sei un licantropo, mi pare. Sei qualcosa che non avevo mai assaggiato. Di cui non ho mai sentito parlare.
Lasciai che un debole sorriso sgattaiolasse sul mio volto. Di nuovo, risposi, sapendo di rischiare qualsiasi armonia esistesse al momento tra il capo del Consiglio dei vampiri e me condivider i miei segreti con te, se mi dirai da dove vengono i vampiri. In origine. Il primissimo vampiro.
Parve valutare la mia proposta. Perch desideri saperlo? chiese.
Mi sistemai sul divano, sentendomi riposata, intorpidita e vagamente contenta, come se avessi scolato un'unica birra ghiacciata in un pomeriggio afoso. Perch tutti gli esseri soprannaturali hanno paura di qualcosa. Secondo le leggende, i licantropi, se esistono ancora, hanno paura della luna, del pianeta Venere e della dea Diana, la cacciatrice. Una strega che conosco ha paura delle cose scure che compaiono all'improvviso nella notte, i demoni e gli spiriti maligni e i folletti capricciosi. Mentre i vampiri temono la croce affermai. Non la stella di David, non i simboli di Maometto, non la vista di un Budda felice, non importa quanto possa essere forte la fede di un credente n certa la sua devozione. Per tutti i vampiri hanno paura dei simboli del cristianesimo, anche se vengono branditi da un non credente. Quindi non  la fede che d potere ai simboli. I teologi non sono d'accordo sul motivo, perci ti propongo questo scambio: dimmi perch i vampiri temono tutto quello che  collegato con la Chiesa e io ti dir cosa sono.
La nostra maledizione  diversa da quella antica dei licantropi, e anche da quella degli elfi, e tutti siamo stati creati con delle maledizioni. Il viso di Leo fu offuscato dalla sofferenza.
Gli elfi? Accidenti Esistono gli elfi? E... i licantropi. Stando alle sue parole, i licantropi sono reali.
No disse. Si alz, fluido e sinuoso, con pi grazia di una ballerina. Chiedi troppo. Guard in giro per la stanza. Raddrizz le spalle come se portassero un peso. George, sono pronto ad andare.
Maciste si alz da una sedia, le cui gambe sfregarono sul pavimento di legno, e attravers la stanza. Senza guardare nella mia direzione, prese e scosse la giacca di un completo, e la fodera di seta brill delicatamente. Leo Pellissier srotol le maniche della camicia e scrollando le spalle s'infil la giacca. Fai venire l'auto ordin.
Con uno scatto, George apr il cellulare e premette un pulsante. Un attimo dopo, disse Auto e richiuse il telefono. Era succinto il nostro Maciste.
Leo mi guard dall'alto mentre ero sdraiata sul divano, senza preoccuparmi della disparit nel modo in cui eravamo collocati, sapendo, senza capirne il motivo, di essere al sicuro, anche se avevo la pancia esposta ai suoi artigli e ai suoi denti in una posizione dominante. Gli occhi di Leo bruciavano in me, non pi accesi di vampirismo, ma con un aspetto umano, continuavano lo stesso a essere energici e penetranti, come se riuscisse a fendere gli strati della mia anima e a svelare i segreti nel mio cuore.
Dichiar: Ho sentito il rumore dei tamburi, l'odore del fumo. E c'era questo... leone di montagna seduto accanto a te. Ma non ti ha ucciso. Come se non c'entrasse niente, continu: Si dice che tu sia stata allevata dai lupi.
Lasciai che un sorriso mi riempisse gli occhi. Non dai lupi.
Pieg leggermente la testa di lato mentre mi studiava. Mentre valutava qualsiasi cosa avesse ottenuto dai miei ricordi. Il felino. Non eri tu.
Ci stava arrivando. La Bestia s'irrigid, a disagio. Lasciai che il mio sorriso aumentasse, come se trovassi la sua affermazione ancora pi divertente della notizia che ero stata allevata dai lupi. No risposi. Non ero io. Era mio padre. Era un ricordo di un passato che non rammentavo nemmeno io. E questo vampiro me l'ha restituito. Grazie ripetei, senza offrire alcun chiarimento.
Curare  una responsabilit degli anziani tra noi. Un... S'interruppe, mentre rivolgeva lo sguardo dentro di s, lontano, come se fosse ancora preso nei miei ricordi. O nei suoi? Parve scuotersi mentalmente e mi guard, con gli occhi neri leggermente canzonatori. Un dovere verso chi ci serve.
Io lavoro per te replicai, sentendomi un po' compiaciuta a un prezzo. Appoggiandomi sui gomiti, sollevai il corpo ad angolo, per met seduta e per met reclinata. Non sono al tuo servizio. Anzi, siccome mi paghi per fare qualcosa che voglio fare comunque, mi sembri pi tu lo schiavo.
Leo rise, davvero di buon umore e la pelle dei suoi occhi s'incresp. Insolente. Maleducata.
Riconobbi le accuse con un cenno del capo.
In questo caso, continu sono felice di farti un favore. Mi studi per un altro minuto. Desidero che domani notte tu partecipi a una festa. Sollev una mano di fronte allo scherno e al rifiuto che mi sgorgarono da dentro. Ci saranno quasi tutti i vampiri della citt. Per te sar una rara opportunit di vederli tutti insieme in un unico posto. Ci riuniamo raramente in numeri cos grandi.
Osservai il suo volto e, se aveva ulteriori motivi per rivolgermi l'invito, non riuscii a individuarli. Possiedo giusto un vestitino nero. Uno solo.
Sono sicuro che andr bene disse senza espressivit. Lascia i capelli sciolti. Nessuno noter il vestito.
Sorpresa, scoppiai a ridere.
George verr a prenderti a mezzanotte. Lanci un'occhiata alla sua guardia del corpo e servitore di sangue. Siamo in ritardo. Sento l'auto.
George annu e fece un passo verso il portone. Sentii la serratura scattare e la porta si apr su cardini ben lubrificati. Leo Pellissier e il suo scagnozzo se n'erano andati, lasciandosi dietro la scia di pepe e mandorle, anice e papiro, d'inchiostro fatto con foglie e bacche, e il profumo caldo del suo sangue mescolato con il mio.
C'era ancora tempo per trasformarsi e lasciare che la Bestia vagabondasse nella notte, ma per una volta l'animale nella mia anima era zitto, quieto. Rimasi sdraiata sul divano nella casa silenziosa, mezza addormentata, prendendomi un momento di relax, che mi concedevo di rado. Alle sei di mattina, trovai l'energia per alzarmi dal divano e andare in camera. Mi spogliai e misi i vestiti da festa a mollo in un paio di dosi di detersivo mentre facevo la doccia, lasciando che l'acqua calda mi togliesse bene di dosso gli odori e il sangue.
Ultimamente passavo un sacco di tempo nella doccia, ma dovevo lavare di nuovo i capelli per rimuovere il sangue di vampiro, pettinandone la lunghezza prima di annodarli in una treccia a lisca di pesce. Una volta pulita, quasi pronta per andare in chiesa di l a poche ore, e ancora stranamente rilassata, mi avvolsi nell'accappatoio e controllai il completo nuovo. Stranamente, tutto il sangue di vampiro e il mio erano scomparsi. Contenta di non aver buttato via i soldi, lasciai gli abiti appesi a gocciolare nel box doccia e strisciai nel letto. Mi sdraiai, ascoltando l'eco del rumore metallico dell'acqua e studiando il braccio guarito mentre il mio corpo si rilassava nel materasso.
Leo Pellissier mi aveva curato con il sangue di vampiro e la saliva. Abbastanza disgustoso in un certo senso. In un altro...? Uno dei motivi per cui avevo accettato quel lavoro, a parte il fatto che gli ingaggi autorizzati dal Consiglio per dare la caccia ai vampiri erano pochi e molto distanti fra loro, era per met la speranza e per met la paura che uno dei vampiri pi vecchi potesse riconoscere il mio odore e dirmi di avere incontrato qualcuno della mia specie in precedenza. Leo, che doveva avere centinaia d'anni (era pi vecchio di Katie, se la gerarchia vampiresca si basava un minimo sull'et), non aveva idea di cosa fossi. Per quanto avevo capito, non sapeva che i mutaforma esistevano. Per i licantropi e gli elfi... Aveva rivelato che fossero entrambi reali, che esistessero da qualche parte.
Quando, con un basso ronzio, il condizionatore si accese, soffiando aria fresca nella casa, mi tirai addosso le coperte. Le lenzuola erano pi morbide di tutte quelle che possedevo. Forse di cotone egiziano molto spesso o qualcosa del genere. Di solito dormivo sul poliestere buttato sopra a un vecchio materasso bitorzoluto, ma avrei potuto abituarmi a tutto questo. Strinsi di nuovo il pugno, sentendo tirare i tendini e i muscoli. La carne guarita sopra la ferita era pallida e rosea, in contrasto con la mia pelle ramata. Il giovane emarginato aveva lasciato dei tagli ai lati della ferita, intorno al braccio, simili alle punte di un braccialetto. Era una ferita che avrebbe potuto lasciare qualsiasi animale selvatico con i canini. Come quella che avrebbe potuto lasciare la Bestia sul braccio di qualcuno che aveva attaccato.
La Bestia s'irrigid. Non un vampiro, sput al pensiero, disgustata come avrebbe potuto essere di fronte al sapore della carne marcia. Tu e io. Noi Non siamo solo una mutaforma, non solo u'tlun'ta. Siamo la Bestia. Poi si zitt, pensierosa. Non essendo del tutto sicura di cosa intendesse dicendo che non eravamo solo una mutaforma - e siccome lei non era dell'umore per chiarirlo - spensi la luce sul comodino e infilai il braccio sotto le coperte.
Rannicchiata nel letto, lasciai che la mia mente vagasse attraverso quello che sapevo di me stessa, o che immaginavo di me stessa, quello che Aggie mi aveva detto, quello che Leo mi aveva rivelato, e quello che avevo scoperto online, lasciando che i miei pensieri andassero alla deriva, sapendo che, una volta rilassata, fatti apparentemente scollegati spesso si associano. Il pi importante? Sorrisi nel buio per essermi infine ricordata, per sapere finalmente, che sono senza alcun dubbio cherokee. Appartengo a una stirpe di mutaforma, con un padre e una nonna che avevano occhi come i miei. Questo ricordo dimostrava che non tutti i mutaforma sono malvagi, nonostante le leggende e le storie.
Nella tradizione dei nativi occidentali, soprattutto hopi e navajo, il mutaforma praticava l'arte della maledizione, indotto allo studio delle arti oscure per controllare e distruggere. Il professionista mutaforma poteva aver cominciato gli studi con l'intento di fare del bene, ma si arrendeva sempre al desiderio di prendere la pelle di un umano, forse per ottenere un corpo pi giovane. Diventava un assassino e impazziva. Quel mutaforma veniva dipinto come una strega nera.
Nel folklore degli indiani sudorientali, soprattutto cherokee, il mutaforma era nato come protettore del Popolo. Ma in storie pi moderne, forse dopo la venuta dell'uomo bianco, le leggende sui mutaforma cambiarono, facendolo diventare il mangiatore di fegati, la versione malvagia del mutaforma, una specie di Luke Skywalker passato al lato oscuro. Per la cosa che avevo visto nel vicolo, sotto l'odore di marcio, puzzava di vampiro. Non di mutaforma.
E per quanto mi riguarda... io sono una mutaforma. Ho vissuto a lungo, decenni pi della normale durata della vita di una pantera o di un essere umano. A un certo punto della mia vita, da bambina mi sono trasformata in un felino, forse in un momento di grande pericolo, e non ho pi assunto la forma umana finch non l'ho ritrovata e mi sono rigenerata.  questo che fanno i mutaforma. Ogni volta che ci trasformiamo, torniamo all'et che ricordiamo, aumentando la durata della nostra vita. Leo mi aveva reso molti ricordi dei tempi dimenticati...
Fuori dalla finestra, l'ombra di un cespuglio si mosse sul muro pi lontano mentre soffiava un vento umido. In lontananza, sentii cadere le gocce di pioggia, sempre pi veloci mentre si avvicinavano, spinte dai venti, di tempesta. I rami colpivano i vetri delle finestre con un rumore gracchiante. I tuoni brontolavano.
Sotto le coperte, aprii e strinsi di nuovo il pugno. Poi lo rilasciai. Sul punto di addormentarmi mi venne in mente un pensiero assonnato. Perch quella notte Leo si era riferito a uno degli uomini come 'suo', quando aveva detto 'mi  costato il temporaneo uso di un uomo bravo...'? Con la pioggia che cadeva torrenziale, scrosciando furiosamente sulla strada, sul tetto e sulle finestre, mi addormentai.
Mi svegliai con il cielo azzurro e le strade bagnate, le campane suonavano in lontananza. Mezza addormentata, rotolai fuori dal letto. Mi venne in mente che avevo ucciso un giovane vampiro emarginato e ne avevo dato via la taglia. Ero pazza.
Mentre il bollitore sfrigolava sul fuoco, indossai i jeans e la mia maglietta migliore, infilai gli stivali e arrotolai la gonna nuova nel kit da viaggio della Bestia, sperando che non si sgualcisse troppo. Bevvi il t e mangiai il porridge mentre leggevo il giornale, il New Orleans Times-Picayune. Considerando che Picayune significa 'bazzecola', sarebbe un nome strano ovunque per un giornale, ma non qui. Qui era perfetto.
I titoli proclamavano che un politico del posto era stato scoperto mentre lasciava un hotel con un travestito. Il sindaco e sua moglie posavano per delle foto con il governatore e sua moglie. Gli Obama erano apparsi a un evento in Francia. I musicisti di New Orleans stavano raccogliendo i fondi per la ricostruzione di altre case rovinate da Katrina. Per i giorni a venire il tempo sarebbe stato caldo, pi caldo e caldissimo. E umido. Una grossa sorpresa? No. Le morti dei vampiri non avevano fatto notizia.  deplorevole quando, all'interno della cronaca, niente di quello che succede nei quartieri malfamati fa notizia. O forse Leo aveva messo a tacere la storia. Chiss.
Alle dieci e mezzo mi misi il casco, lasciai la casa e accesi la moto per fare un giro in citt di prima mattina. Non ero cattolica, quindi non avrei assistito alle funzioni nella grossa cattedrale del quartiere. Non mi ero mai sentita a mio agio nelle grosse chiese lussuose, ma la chiesetta ospitata in quello che una volta era stato un negozio accanto a dove avevo comprato i vestiti mi era sembrata promettente.
Parcheggiai all'ombra di un albero in fiore, i cui rami s'incurvavano per fornire ombra. Riposi la giacca di pelle in una bisaccia, misi la gonna sui jeans, e li tolsi oscillando. Arrotolandoli, li sistemai accanto alla giacca e presi la mia Bibbia consumata, che non avevo pi tirato fuori da quando ero arrivata a New Orleans. Sentii pizzicare il senso di colpa, ma lo soffocai.
Anche se, nel riflesso delle vetrine, gli stivali non stavano benissimo con la gonna, quest'ultima non si era sgualcita ed era meglio dei jeans. Alcune chiese erano pignole a proposito del guardaroba della loro comunit religiosa. Non avevo alcuna intenzione di offendere, anche se la funzione non mi fosse piaciuta abbastanza da ritornare.
Quando entrai di soppiatto, in ritardo, e presi posto in una fila in fondo, la congregazione stava cantando. Non c'erano strumenti musicali, e questo era strano, ma cantavano inni che conoscevo in un'armonia a quattro parti e, tranne due voci alte e stonate, era bello. Prima del sermone, servirono la comunione, che era un bel po' che non facevo.
Mentre lasciavo che l'ostia si ammorbidisse nella mia bocca, qualcosa parve scaldarsi in fondo alla mia mente, e intravidi il viso di Leo Pellissier nei miei ricordi. Ma il pensiero, qualunque fosse, era scomparso prima che potessi afferrarlo.
Il sermone era sulla dottrina della Chiesa, non proprio demagogico, confortante, n su inferno e dannazione, niente che ravvivasse lo spirito. Per non era male. E le persone erano simpatiche, e quasi tutte vennero a cercarmi dopo il sermone per presentarsi in una confusa mescolanza di facce, nomi e odori. Il predicatore era un uomo onesto che sarebbe potuto passare per un dodicenne, con dei baffi che sembravano un tentativo malandato, ma probabilmente era pi vecchio. Doveva esserlo. Non era male. Forse la settimana successiva sarei tornata. Se mi fossi trovata ancora l.
C'era un bagno delle donne fuori dalla porta principale, dove mi rimisi i jeans. Mi aspettavo che i fedeli mi guardassero di traverso quando emersi con la tenuta da motociclista, ma si limitarono a sorridere di pi, se mai fosse stato possibile, facendomi vedere i denti per dimostrare che volevano che tornassi. Non importa se facevo parte di una qualche stupida banda di criminali in motocicletta.
Nel parcheggio, chiacchierai della mia moto con alcuni adolescenti e una persona pi anziana che si era avvicinata per assicurarsi che non stessi vendendo crack ai ragazzini. Pezzettina  un amore e i ragazzi erano estasiati. In quanto a questo, lo era anche l'anziano, anche se cercava di restare serio. Quando incontrai lo sguardo di un genitore impaziente, scacciai i ragazzi e partii. Salutando in generale in direzione dei fedeli che erano rimasti, m'infilai nel traffico.
Nel pacco di carte che mi era stato consegnato insieme al contratto c'era l'indirizzo di ogni signore a capo di un clan. Non i luoghi nascosti dove dormivano, n i loro covi, ma gli indirizzi pubblici dove ricevevano gli invitati, dove veniva loro recapitata la posta, i rimborsi delle tasse e le bollette, anche se immaginare un vampiro che apre un rimborso delle tasse o un resoconto della carta di credito mi faceva sorridere.
Volevo passare davanti al maggior numero possibile di luoghi. Annusare le loro tane, secondo il modo di pensare della Bestia. Quattro signori di sangue abitavano nel Garden District: Mearkanis, Arceneau, Rousseau, e Desmarais. Gli altri erano pi lontani, con Leo che viveva il pi distante in assoluto. St Martin, Laurent e Bouvier vivevano da qualche parte in mezzo ai due gruppi. Quel 'santo' in St Martin fu una sorpresa, ma in fondo fino ad allora non sapevo niente dei vampiri sani di mente. Stavo imparando delle cose a cui soltanto un mese prima non avrei mai creduto. I vampiri sani di mente erano tutta un'altra faccenda rispetto agli emarginati.
Percorsi St Charles Avenue ed entrai nel Garden District sulla Third Street. Attraversai i quartieri in lungo e in largo, localizzando le case, prendendomi il tempo di parcheggiare la moto e di andare a piedi davanti e dietro ciascuna casa, cercando l'odore dell'emarginato, mentre provavo a non dare troppo nell'occhio.
La sicurezza vampiresca era buona. Stavo passando in moto davanti alla terza casa sulla mia lista, all'indirizzo del signore a capo del clan degli Arceneau, in cerca di un posto dove parcheggiare per il mio giro a piedi, quando usc fuori un addetto alla sicurezza. Era magro, con la vita stretta, le spalle larghe, e non fece alcun tentativo di nascondere la megapistola che portava nella fondina. Sfoggiava pantaloni color cachi, una maglietta rossa e un militaresco atteggiamento da duro, con occhiali da sole molto grandi, che all'ombra sembravano molto stupidi.
Immaginai, che diamine, di poter superare i limiti. Diedi gas e Pezzettina attravers il cancello aperto in ferro battuto, alto quasi due metri e tinto di nero, con le sbarre appuntite e piegate a forma di giglio, e frenai dietro al paraurti di una Lexus nera parcheggiata nel vialetto stretto. Spensi il motore, misi il cavalletto e tolsi il casco. La guardia mi osserv per tutto il tempo, usc sul portico, con le mani lungo i fianchi, pronta a tirare fuori l'orribile pistola enorme se ce ne fosse stato bisogno.
La Bestia si risvegli di fronte alla minaccia del pericolo e, col pensiero, mi disse: Pistola alla fondina, simile ad artigli ritratti, e un altro sulla porta. Sentii i passi di una seconda guardia e capii che erano arrivati i rinforzi. Se c'erano solo due guardie, il resto della casa era rimasto vulnerabile.
Sorrisi a Pistolone, inspirando gli odori del cortile. Fertilizzanti chimici, tracce di urina e di feci di cani ringhiosi e di gatti domestici, diserbanti, concime di mucca secco, gas di scarico, pneumatici di gomma, pioggia, perdite d'olio. Pistolone non mi restitu il sorriso, ma dovette aver deciso che ero innocua perch mise entrambe le mani sulla vita. Ti sei persa? mi domand. Aveva l'aria quasi amichevole, ma in fondo presumo che si possa anche avere l'aria amichevole con un piccolo cannone sotto il braccio.
No, sto cercando il clan Arceneau.
Pi veloce di un lampo, tir fuori l'arma. Era ovvio che avesse bevuto sangue di vampiro, per essere cos rapido. La Bestia s'irrigid. Abbassai lo sguardo sulla canna del cannone. Sono Jane Yellowrock, la pistola assunta per cercare il vampiro emarginato. Avete un minuto per una chiacchierata amichevole?
Dipende. Hai un documento? Quando annuii, dichiar: Molto lentamente. Con due dita. Fai scorrere la cerniera della giacca. Quando sar soddisfatto, lascia andare la giacca e gira su te stessa. Allora potrai prendere il documento.
Con due dita, abbassai la cerniera della giacca, ne allargai un lato e poi un altro, per mostrare che non portavo una fondina. A un suo cenno, mi tolsi la giacca e l'appoggiai sul sedile di pelle. Stendendo le braccia, ruotai lentamente su me stessa, continuando a tenere d'occhio la pistola. Ero certa che la Bestia si muovesse pi svelta di quanto lui sparasse, ma non era una cosa che volevo verificare.
Mi fermai quando fui di nuovo rivolta verso di lui e rimisi a posto il mio sorriso. Dopo aver visto la pistola, mi era scivolato via. Documento? chiesi. Annu. Continuando a usare due dita, sollevai la giacca e ne svelai le tasche interne. Ne indicai una e vi infilai due dita, ritirandole fuori con in mezzo il documento. A un suo gesto, lo lanciai sul viottolo di cemento e feci un passo indietro. Lo esamin, sicuro con i suoi quasi due metri d'altezza, prima di rientrare verso la casa.
Porta la giacca. Sulla porta verrai perquisita. Minuziosamente. Fece un largo sorriso. Gli sarebbe piaciuto anche quello. Potevo accettare di essere un po' palpeggiata oppure potevo andarmene. Non avevo molte altre scelte. Per... era un'occasione per vedere l'interno.
Posso sopportare una perquisizione affermai, togliendomi gli occhiali in modo che potesse vedere i miei occhi. Ma se si trasforma in un palpeggiamento, ti dar un calcio nelle palle. La Bestia crebbe in me come un'apparizione. Pistolone si mise a ridere, ma la sua risata scomparve presto, mentre con gli occhi mi guardava come se fossi una bomba pronta a esplodere.
S. Ci sono ospiti disse. Cosa che per me non aveva senso, ma per lui a quanto pareva s. E poi vidi il suo auricolare. Le guardie erano tutte collegate a un unico sistema.
Pistolone sembrava un tipo istintivo, del genere che ascolta le proprie sensazioni, seguendole, e queste gli dicevano che ero un problema. Ma i suoi occhi non ne vedevano il motivo, a parte per lo sguardo da Bestia che gli avevo lanciato. A disagio, continu a tenermi gli occhi addosso, come se pensasse che sarei potuta balzare senza preavviso.
Per calmarlo gli sorrisi dolcemente a dimostrazione del fatto che ero solo una donna piccola e debole. Non ci casc. Mi ero sempre chiesta come sembrasse agli altri la Bestia. Avevo cercato di vederne l'effetto studiandomi allo specchio, ma non mi era parso niente di che.
La Bestia si risent al pensiero. Sembra la morte. Artigli grossi. Denti grossi.
Pistolone mi fece cenno di entrare. Raccolsi la giacca, ancora con due dita, e feci strada. Dentro c'era un altro tizio, che mi prese la giacca e m'indic di mettermi contro il muro per la perquisizione, assomigliava a Pistolone. Anzi era uguale a lui, a parte che indossava una maglietta blu scuro. Gemelli? domandai, mettendo le mani contro il muro mentre cercavo di guardare oltre la mia spalla. Si tolsero entrambi gli occhiali e fecero un largo sorriso, quando passai lo sguardo dall'uno all'altro per confrontarli. Ah-ah dissi.
Il Pistolone con la maglia rossa mi perquis in modo professionale, senza palpeggiarmi, mentre quello con la maglia blu passava in rassegna le tasche della mia giacca. Mi limitai a sorridere quando inarc le sopracciglia di fronte alla roba che trov, annunciandola ad alta voce all'apparato della casa. Quattro croci. Un piccolo Nuovo Testamento. Sette chiavi, due sembrano di un deposito, una di una cassaforte. Tre di una casa, una di un cancello, tutte con una catenina del segno zodiacale del Leone. Un piccolo coltello a serramanico, con il manico di madreperla e la lama d'argento. Un laccio emostatico di velcro. Mi lanci uno sguardo interessato. Un laccio emostatico? ripet.
Scrollai le spalle. Che posso dire? Sii preparato citai il motto dei boy scout.
Una piccola torcia elettrica prosegu. Quello che sembra un dente. Un braccialetto alto, d'argento.
Ehi dissi, felicissima. Pensavo di averlo perso. Dammelo. Quando mi mise in mano il braccialetto d'argento riccamente ornato, me lo feci scivolare al polso e ne ammirai lo scintillio. I due gemelli alzarono gli occhi al cielo di fronte alla mia reazione da ragazza, che per ebbe l'effetto di calmare il Pistolone con la maglia rossa dopo che era stato allertato dalla Bestia. Il dente. Allungai la stessa mano. Era un dente della stessa pantera di cui era composta la collana feticcio che mi portavo dietro per le trasformazioni d'emergenza, quando non avevo tempo di farlo con comodo, meditando in un giardino di pietre segnato da pepite d'oro. Lo mise nella mia mano e io lo infilai nella tasca dei jeans. Quindi, possiamo parlare?
Certo. Brandon disse Pistolone rosso, indicandosi il petto. Quello brutto  Brian. Risero entrambi come se fosse una battuta che facevano spesso. Gli alloggi dello staff sono da questa parte.
Con Brian dietro di me, Brandon mi condusse attraverso la casa a tre piani, che era pi grande e profonda di quanto avevo creduto dall'esterno. Forse quindici metri per trenta, occupava quasi tutto il piccolo appezzamento di terreno, con la cucina e gli alloggi dello staff aggiunti in un secondo tempo sul retro del pianoterra. Fu un bene, perch la camminata attraverso il corridoio centrale mi permise di osservare la disposizione della casa.
Nell'atrio c'era un'ampia scalinata, che portava su nell'oscurit, coperta da un tappeto orientale in sfumature di blu, grigio e nero. La sala da pranzo e il salotto erano su lati opposti del corridoio; in una stanza c'erano tavoli e sedie di ciliegio intagliati a mano e tante porcellane in mostra in una vetrina incassata, e nell'altra arredi d'antiquariato imbottiti, statue e oggetti d'arte. I nostri piedi non facevano rumore sul pavimento del corridoio coperto dal tappeto. Quadri con la cornice d'oro erano appesi alla parete destra dell'ampio ingresso, e un murale abbelliva quella sinistra.
Su entrambi i lati c'erano alcune porte chiuse. Dall'odore di caff e t, identificai una dispensa che separava la sala da pranzo dalla cucina allargata. Dietro il salotto, intravidi una sala della musica vecchio stile, e in quella dietro di essa sentii l'odore della muffa tipico dei libri antichi. Ma sul retro le stanze sulla sinistra erano per la servit, compresi gli addetti alla sicurezza. Brandon le apr tutte mentre passavamo.
In ogni stanza c'erano sei cuccette, cinque accuratamente rifatte e una con un corpo, che russava, sotto le coperte. Gli sentii addosso l'odore del sangue, ma stava ancora respirando, per cui immaginai che fosse uno schiavo di sangue del clan e non dissi niente. Non mi piaceva, ma non ero l per salvare i tossicomani.
A una parete della stanza si trovavano gli armadietti e all'altra una lavanderia. Da una parte del corridoio c'era un bagno unisex, e di fronte un grosso ripostiglio e un piccolo cubicolo con la scritta SICUREZZA. Dentro c'era una postazione con sei monitor, ciascuno dei quali mandava immagini di telecamere da diverse angolature, osservando la casa e i terreni da molteplici posizioni. Uno mostrava la strada. Mi avevano visto arrivare. Mi fecero un largo sorriso, e io li ricambiai. Bella sistemazione.
Funziona replic Brian. Inoltre avevamo sentito dagli agenti della sicurezza dei Rousseau e dei Desmarais che c'era una motociclista nel Garden District. Ci parliamo. Annuii, impressionata. Vuoi un po' di t dolce? domand, indicando una stanza a lato con una piccola cucina, un tavolo, sedie, divanetti, poltrone con lo schienale reclinabile e una televisione.
Con molto piacere risposi, usando le migliori maniere imparate all'orfanotrofio. Mi sedetti al tavolo mentre Brian prendeva i bicchieri e versava il t, e Brandon tornava alla postazione dei monitor con uno in mano. Era abbastanza vicino per partecipare alla conversazione, sorseggiando, con la sedia posizionata in modo da avere un occhio sugli schermi e uno su di me. Vi dispiace se vi faccio qualche domanda? chiesi, cercando di fare la ragazza innocente, senza ingannare veramente nessuno dei due gemelli, nemmeno dopo l'incidente del braccialetto d'argento.
Fintanto che non riguardano le misure cautelative per la sicurezza o i sistemi dei clan, puoi chiederci qualsiasi cosa tu voglia rispose Brian. I due fratelli avevano la voce melodiosa con un forte accento del Sud, che avevo sentito solo in Louisiana: mentre parlavano, sembrava che avessero in bocca una pralina che si stava sciogliendo.
Spara mi esort Brandon.
E cos feci. Bevemmo t freddo dolce, che doveva essere stato appena fatto con foglie di buona qualit, non con le bustine che vendono al supermercato. Chiesi se di recente avevano notato qualche cambiamento nei vampiri che conoscevano; nell'alimentazione, nei luoghi dove risiedevano, nell'odore. I gemelli erano parte integrante della comunit che si occupava della sicurezza dei vampiri, che scoprii essere un business proficuo e in crescita nelle citt con un signore e vampiri che si erano rivelati agli esseri umani. Non tutti l'avevano fatto, anche se i rapporti fra le due razze stavano migliorando.
Mi offrirono spontaneamente informazioni a proposito delle relazioni sociali, quali clan erano in lotta, quali vampiri stavano entrando o uscendo da questioni amorose, quali clan e vampiri singoli avevano problemi finanziari, o giocavano d'azzardo, o prendevano troppi servitori di sangue, o troppo pochi, le loro abitudini, gli orari in cui mangiavano, e l'emergente sistema di donatori umani che permetteva ai vampiri di nutrirsi senza stringere relazioni di sangue. Questo nuovo cambiamento era quello che li preoccupava di pi.
Mentre parlavano, li studiai e la mia impressione che avessero avuto una formazione militare ne fu rafforzata. Erano tipi intelligenti, e qualcosa mi suggeriva che fossero pi vecchi di quanto sembrassero. Parevano militari della guerra del Vietnam, o forse perfino della Seconda guerra mondiale. Dal modo attento con cui controllavano i propri movimenti, era evidente che si nutrivano di sangue di vampiro abbastanza spesso da essere veloci. Non proprio quanto uno di loro, forse nemmeno quanto la Bestia, ma pi di qualsiasi essere umano normale.
Avrei voluto saperlo, ma mi pareva scortese. Non c'era modo di chiedere 'Dunque, ditemi, ogni quanto succhiate un vampiro?' continuando a essere educata, perci domandai: Chi ha ideato questi sistemi di donazione spontanea?
Mentre Brian versava altro t, Brandon rispose: Non lo sappiamo. Avviene tutto su internet, come i siti per le squillo, solo che sono per chi vuole donare il sangue in cambio di contanti. Se un vampiro ha bisogno di sangue per una serata, pu lasciare un messaggio sul sito con le informazioni di contatto, la citt, il numero di cellulare e della carta di credito, e il ristorante o l'hotel dove vuole che lui e il donatore s'incontrino. Negli Stati Uniti sono in quattro citt: New Orleans, New York, San Francisco e Los Angeles. Ma si stanno diffondendo. Abbiamo sentito dire che una nuova divisione aprir a Nashville.
Stiamo cercando di capire chi c' dietro afferm Brian. Purtroppo, non  illegale donare sangue in cambio di denaro. Gli alcolizzati hanno venduto il plasma per decenni. Ed  un metodo fantastico per i vampiri che vogliono un occasionale, ma sicuro, snack di carne fresca, per come stile di vita permanente non  un bene per la comunit dei vampiri.
Perch?
Perch le relazioni con gli schiavi e con i servitori di sangue sono speciali. Danno stabilit ai vampiri replic Brian.
Emotiva, ma anche personale, e contribuiscono alla sicurezza del clan.
Brandon si alz e spost rapidamente la sedia in modo da riposizionarsi continuando a vedere sia me che gli schermi. Si mise a cavalcioni della seggiola e appoggi le braccia sullo schienale. Quando parl nuovamente, lo fece con la voce che avrebbe potuto usare un sergente maggiore per dare ordini ai soldati o ai fanti: un discorso conciso e ben congegnato, come se l'avesse provato in precedenza. All'improvviso dovetti domandarmi se i due fratelli mi avessero aspettata per raccontarmi tutto ci. Dato che era difficile reperire informazioni attendibili sui vampiri, dovetti chiedermi perch.
Il pi delle volte, i vampiri sono volubili disse. Pi sono giovani, pi sono eccitabili, irascibili, impulsivi, imprevedibili e capricciosi. Quasi bizzarri.
E violenti aggiunsi. Non dimentichiamoci violenti.
Prosegu come se non avessi parlato. Hanno bisogno di servitori umani bravi, stabili e forti che procurino loro equilibrio emotivo e una pronta fornitura di sangue sicuro e pulito. I servitori che non sono troppo entusiasti di aiutarli a governare i rapporti legali, finanziari e sociali con gli umani. Ecco perch le relazioni con gli schiavi e i servitori di sangue sono state messe nella Vampira carta. La conosci?
Annuii. Troll me ne aveva parlato.
Stando alla pi vecchia fra noi - Correen, che vive qui con il clan Arceneau - senza questa stabilit, i vampiri fanno prima a diventare degli emarginati. Hanno bisogno del legame a lungo termine che dura tutta la vita con gli schiavi e i servitori. Per loro  necessario. Hanno bisogno di noi.
Correen pensa che sia quello che  successo all'emarginato a cui sto dando la caccia? Ha perso il suo servitore di sangue?
Lo ritiene possibile.
Picchiettai con le unghie sul bicchiere, producendo dei piccoli tintinnii mentre pensavo. Che differenza c' tra schiavo e servitore?
Il tempo, il denaro e la monogamia rispose Brian. Un servitore di sangue  un impiegato stipendiato che offre lavoro e pasti sotto forma di sangue in cambio di un salario, di sicurezza, di una maggiore salute, di una vita pi lunga e di altri vantaggi che risultano da un paio di sorsate di sangue di vampiro al mese. Se la relazione funziona, il servitore  adottato dalla famiglia del vampiro, ne diventa parte del funzionamento finanziario, emotivo e legale, proprio come un figlio adottivo, ma senza che i benefici decadano quando raggiunge la maggiore et. I servitori sono troppo importanti, troppo difficili da rimpiazzare, per poterli far invecchiare, ammalare o indebolire. Naturalmente, anche per noi  complicato uscire dalla relazione.
Siamo dipendenti dal sangue spieg Brandon e dalla relazione, che ... intensa. I due fratelli si scambiarono una rapida occhiata da cui si capiva che l'intensit era sessuale, ma non solo. Era qualcosa in cui non mi ero ancora addentrata.
Uno schiavo  un drogato di sangue, che non ha un signore fisso dichiar Brian. Gli schiavi vengono passati da un signore all'altro, di solito all'interno di un'unica famiglia, ma non sempre, e senza un contratto n la sicurezza offerta da una relazione a lungo termine. Vengono usati per il cibo, parecchie volte al mese, e possono ricevere un piccolo salario e un occasionale sorso di sangue in cambio. Ma lo fanno per lo sballo che provano quando si beve da loro, non per la relazione in s.
Mi massaggiai la testa, pi come una scusa per pensare che per alleviare la tensione. Sapevo gi che c'era una differenza tra schiavi e servitori di sangue ma i particolari non erano facili da scoprire. Ed ero sicura di non avere ancora il quadro completo. Da questa conversazione non avevo ricavato molte informazioni, ma negli anni avevo scoperto che alla fine usavo e ampliavo quello che imparavo. Grazie dissi. Rifletter su tutto questo. Va bene se vi chiamo per qualche domanda?
Non ti garantiamo che risponderemo, ma domandare  lecito asser Brandon.
Abbassai la mano e mi alzai, stirando i muscoli. D'accordo. Quindi per quanto riguarda quella nota, che ne dite di farmi due favori? Primo, chiamate gli altri agenti di sicurezza e dite loro che sto andando in giro in moto per imparare la disposizione del territorio. Chiedete di non spararmi se mi vedono alla loro porta. Feci un largo sorriso per dimostrare che non stavo del tutto scherzando. E... ditemi, quanti anni avete, ragazzi?
Brian rise. Brandon sospir, guard l'orologio e consegn al fratello un biglietto da cinque dollari. Avevamo fatto una scommessa. L'hai chiesto entro la prima ora, quindi ho perso.
E...? domandai.
I due fratelli si scambiarono un'occhiata del tipo che condividono solo coloro che hanno lavorato a stretto contatto per anni, come le coppie sposate da tempo, o i gemelli, di un tipo molto pi eloquente delle parole. Brandon disse: Siamo nati nel 1822.
Li fissai. Accidenti, siete parecchio vecchi! I due fratelli risero, al che mi accorsi di aver parlato ad alta voce. Sorrisi debolmente mentre mi conducevano lungo il corridoio verso la porta, assicurandomi che mi avrebbero spianato la strada con l'altro personale addetto alla sicurezza.
Pensavo di avere finito, finch non passai davanti al murale nell'ingresso. Mi fermai con un piede a mezz'aria, a met di un discorso e di un pensiero. La scena pastorale notturna ritraeva vampiri che facevano un picnic alla luce delle candele. Vampiri nudi. E anche il cibo era nudo: vivo e umano. Non potei fare a meno di arrossire quando vidi che Brandon e Brian facevano parte della scena, e che erano stati dipinti come ben dotati. Molto, molto ben dotati. Il mio rossore fece ridere i fratelli, una di quelle mascoline risate da fusti dalla quale si capiva che, in effetti, erano ben dotati e che secondo loro una che arrossiva era graziosa.
La Bestia non  graziosa, pens la medesima. Feci un respiro per calmarmi e dissi: Riconosco voi due, Leo e Katie. Il mio rossore aument. Ma chi sono il resto dei... ehm... vampiri e... ehm...
Brandon ebbe piet del mio balbettio e fece un passo verso il murale. Spieg: Arceneau, il nostro signore, Grgoire, indic un biondo che sembrava avere quindici anni mentre era girato come un bambino accanto ai gemelli snelli e muscolosi che al momento  in viaggio in Europa. Ming dei Mearkanis, ormai ritenuta morta una volta per tutte, e i suoi servitori di sangue Benjamin e Riccard. Rousseau e le sue favorite, Elena e Isabel. Desmarais con i suoi Joseph, Alene e Louis. Laurent con i suoi Elisabeth e Freeman. Il linguaggio si era fatto antiquato e mi domandai se il murale li avesse condotti sulla strada dei ricordi, portando alla luce un tipo di enunciazione arcaico.
Brian assunse il comando. St Martin e la sua servitrice di allora, Rene. Bouvier e la sua favorita, Ka Nvsita. Rimasi scioccata. La ragazza del quadro aveva i lunghi capelli neri intrecciati, la pelle ramata e lo sguardo perso e malinconico che sembrava avere una sfumatura ambrata e familiare, molto simile alla mia. Il suo nome in lingua cherokee significava 'sanguinella'.
Sentii salire la rabbia, calda come durame che brucia.  ancora viva? domandai, ingoiando la collera che bruci nel mio stomaco con un fuoco aspro e acido. Costrinsi le mie mani a schiudere i pugni.
No rispose Brandon.  morta negli anni Venti. Era una brava ragazzina. A undici anni, suo padre la vendette a Adan Bouvier, nel lontano, che anno era? chiese al fratello.
Forse il 1803 o il 1804? Quando siamo entrati in servit, era gi adulta ribatt Brian.
Suo padre l'aveva venduta. Come un bene mobile. Non erano stati i vampiri a schiavizzare la donna che faceva parte della mia stessa trib; era stato suo padre. Allora mi venne in mente che una volta il Popolo era solito vendere i propri membri come bestiame. Annuii e, prima di cercare di uccidere uno dei gemelli, continuai a percorrere il corridoio fino a uscire nell'aria fresca. Grazie per il t e le informazioni dissi sulla veranda, quand'ebbi riacquistato il controllo. Forse vi chiamer per qualche domanda.
E forse noi risponderemo fece Brian.
O forse no fece Brandon.
Mi obbligai a sorridere, infilai la giacca, allacciai il casco, accesi la moto e me ne andai.
Passai il resto del pomeriggio a incontrare e conoscere i servitori di sangue che lavoravano per la sicurezza degli altri clan del Garden District. Dopo il tramonto, tornai a casa, prendendomi il tempo di attraversare sia il Garden District che il quartiere. Nella citt che fa sempre festa, la domenica era un giorno di relax. Turisti e cittadini andavano in chiesa, alla messa, o a qualche brunch e poi visitavano i musei, passeggiavano lungo il fiume, facevano shopping oppure cenavano in un ristorante tranquillo. Le librerie, i caff e i piccoli negozi del quartiere facevano grossi affari. Poi arrivava il momento di un sonnellino, riconosciuto quasi ufficialmente nello stile europeo.
Di notte, la gente usciva di nuovo e ricominciava tutto da capo, con i ricchi che sedevano in ristoranti eleganti e gli spilorci nel retro dei caff. C'era musica agli angoli di ogni strada. Prestigiatori e commedianti si riversavano nelle strade insieme al jazz, al blues e a ogni altra forma di musica americana, africana, insulare ed europea. Nonostante l'emarginato, i furgoni dei media che perlustravano il quartiere, e malgrado dovessero andare in taxi per evitare i pericoli delle strade piene di ubriachi, le persone si divertivano.
Mi sarei unita a loro in un attimo, ma mi era stato ordinato di presenziare a una festa piena di vampiri. Ne avrei fatto volentieri a meno.
...
.
...
FINE Parte 1.